I lavoratori di Genova rispondono al jobs act. Migliaia in corteo

11065890_10206811719078608_2972940969688395002_nOggi, 20 maggio un corteo di circa 3 mila lavoratori reali e veri ha attraversato il ponente genovese da Cornigliano a Sestri Ponente per lo sciopero cittadino della Cgil. Lo sciopero è iniziato all’alba quando i lavoratori del Porto hanno bloccato e picchettato il varco di lungomare Canepa spezzando in due la città. I lavoratori portuali, seguiti da una colonna di taxi si sono poi avvicinati e ricongiunti con i lavoratori delle altre categorie.

Nella giornata in cui si ricordano i 45 anni dello Statuto dei Lavoratori, la Cgil vince una scommessa e convoca in solitudine uno sciopero cittadino dal carattere tutto politico contro le politiche del Partito Democratico: dall’abolizione dell’articolo 18, al jobs act passando per le esternalizzazioni, le delocalizzazioni e le privatizzazioni.

Dopo 45 anni dello Statuto dei Lavoratori rimangono poche tracce. Quella riforma giungeva nel mezzo di un formidabile ciclo di lotte operaie e sociali; per i padroni e la politica era un mezzo per fermare il movimento rivoluzionario, per i lavoratori la certificazione del loro potere conquistato con lotte durissime che arrivarono a un risultato almeno parziale.

Dopo 45 anni il Partito Democratico, in perfetta sintonia con la destra persegue l’obiettivo di smantellare ogni residuo di quel potere conquistato nei luoghi di lavoro a tutela delle fasce deboli. Per questo lo sciopero non poteva che essere politico contro quel sistema di potere che governa anche a Genova in perfetta continuità con le politiche nazionali e i diktat dell’Europa. Contemporaneamente, se lo sciopero era contro quel tipo di politica (contro il sindaco Doria, contro il presidente uscente Burlando e contro la nuova candidata Paita) non poteva essere a favore di nessuno. Se qualche esponente di un nuovo centrosinistra poteva sperare in un appoggio dei lavoratori è andato deluso perchè anni di tradimenti e di sconfitte sedimentano nella parte più conseguente della classe operaia l’idea di poter contare solo sulle proprie forze.

Da anni si è esaurito ogni margine per la concertazione: la crisi mondiale e lo sviluppo dell’Unione Europea sono accompagnati da una gigantesca opera di ristrutturazione capitalista in cui il sindacato non ha più nessun ruolo nella gestione del potere se non quello di ricominciare a lottare unendo le diverse categorie in una lotta comune. Oggi si è visto che la forza dei lavoratori è ancora presente e può giocare un ruolo autonomo e di classe se abbandona ogni idea di governo amico e ricomincia ad ascoltare la voce di chi lavora. Questo blocco sociale deve agire fabbrica per fabbrica e quartiere per quartiere ricostruendo prima l’unità dei lavoratori e quindi la propria rappresentanza politica di classe.

Questo è il contributo che abbiamo portato oggi in piazza ai lavoratori accompagnando fin dal primo mattino lo spezzone dei lavoratori del porto e del Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori Genova.

Collettivo Genova City Strike

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