Genova City Strike: rovistare nei cassonetti

La notizia che il Comune di Genova è intenzionato a multare chi rovista nei cassonetti ha suscitato sdegno. Lo condividiamo e pensiamo che l’assessore Garassino sia pericoloso. Rimane però una questione più generale da affrontare per evitare di trasformarci in un gruppo di buoni samaritani, cosa non appartenente alla nostra cultura comunista.
Cittadini che rovistano nei cassonetti, a Genova, ne vediamo da anni, tutti i giorni. E non governava il centrodestra ma giunte di centrosinistra con tanto di sfumature arancioni alla Marco Doria.
Cercano materiale da rivendere, magari nei mercatini improvvisati all’alba. Alcuni oggetti vengono recuperati all’uso, magari in piccoli laboratori che lavorano in nero.
Ma la cosa è più complessa. Infatti nei mercatini che rivendono questi oggetti c’è la fila per fare acquisti e non solo per curiosare.
Evidentemente il problema sta a monte. Riguarda la povertà che si allarga, la necessità di sbarcare il lunario e di arrivare a fine mese.
Questa situazione non dipende dalle alzate di ingegno di un assessore protonazista ma dalle politiche portate avanti all’unisono da centrodestra e centrosinistra. E non è neppure e solo un problema di razzismo (spesso chi rovista nei cassonetti è immigrato, anche se non mancano gli italiani). Il centrosinistra fa la guardia tollerante: se la gente rovista nei cassonetti guarda da un’altra parte e chiude un occhio. Il centrodestra invece fa la guardia cattiva e da le multe (tra l’altro, oltre che ai benpensanti, strizza l’occhio ai commercianti regolari che mal sopportano i mercatini ambulanti).
I comunisti lavorano per un mondo senza guardie perché semplicemente non ce ne sarà più bisogno. 
Quindi nessuna guerra ai poveri ma guerra alla povertà: siamo d’accordo ma occorre farla e non semplicemente far finta che il problema non esiste. Se le mense popolari non ci sono, se il sostegno al reddito non esiste, se il lavoro è precario, se l’affitto porta via metà dello stipendio, la colpa non è solo di Garassino ma di tutti coloro che in questi anni hanno distrutto welfare, lavoro e diritti. La colpa è anche di coloro che lucrano sulla pelle degli immigrati a cui in tasca non rimane neppure un euro perché i soldi vanno a chi trasforma problemi in businnes.
Dietro Garassino e la destra c’è un mondo che condivide lo stesso orizzonte culturale. Per risolvere la questione non serve solo indignarsi ma servono atti concreti e un cambio di sistema. Perché non bisogna fare la multa a chi rovista nei cassonetti ma occorre anche far si che nessuno lo debba fare.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail