Egemonia e populismo. Ripensare Laclau in Europa oggi

Mettiamo in download gratuito il testo di Ernesto Laclau e Chantal Mouffe “Egemonia e strategia socialista” uscito per la prima volta nel 1987 e attualmente fuori commercio in Italia. Si tratta di un libro di non facile lettura ma particolarmente interessante nella traiettoria teorica del filosofo argentino.

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La lettura oggi del testo che proponiamo non può non partire dal semplice dato di fatto che si tratta di un testo molto datato. Nel 1987 assistiamo allo sviluppo inarrestabile di quelle tendenze che porteranno alla caduta del blocco sovietico. Ernesto Laclau e Chantal Mouffe avvertono la crisi temporale e non possono fare a meno di rifletterne gli echi in questo testo.

L’importanza del pensiero di Laclau trova una sua sintesi nel testo “La ragione populista” del 2005 di cui “Egemonia e strategia socialista” costituisce l’impianto teorico che però, fa ancora meno della categoria del “populismo” per incentrarsi sul tema dell’egemonia.

In questi anni, il pensiero di Laclau è molto dibattuto all’interno delle sinistre radicali europee. Da Podemos ad altre forze. Così come il tema del populismo è diventato un punto dirimente per spiegare le tendenze politiche contemporanee. Il problema è la totale divaricazione dall’origine teorica e storica del termine. Oggi populismo viene usato come un insulto verso gli avversari politici: da questo punto di vista può essere considerato populismo qualsiasi atteggiamento che non corrisponda ai canoni di una politica che deve essere dettata da i professionisti dell’economia che siedono nei consigli di amministrazione delle grandi banche o delle grandi aziende e che poi, come per incanto, vengono nominati nei posti di comando di quelle strutture (come la NATO o la UE) che determinano le linee politiche considerate come le uniche dotate di legittimità.

Sotto questo aspetto populista è il movimento 5 stelle ma anche Salvini che sbraita contro l’immigrazione o Renzi il quale, prima di legiferare per conto di quelle elite transnazionali, si rivolge al popolo come un tribuno in grado di elargire bonus a famiglie, lavoratori o istituzioni. Si realizza quindi una totale confusione e l’uso del termine populista non ha più nessun significato teorico o politico. Ripensare Laclau parte quindi da una considerazione banalissima: siamo assolutamente contrari a ogni forma di banalizzazione del pensiero e pensiamo che le teorie politiche vadano spiegate partendo dai contenuti che esprimono. Il rischio evidente è quello di utilizzare categorie totalmente fuori contesto prendendo degli abbagli che, come al solito, rischiano di lasciare il potere nelle mani di quei pochi che in realtà le sanno maneggiare bene.

Vi invitiamo dunque a scaricare e leggere il testo proposto. In cui il concetto di egemonia viene analizzato nel suo percorso storico all’interno del pensiero dei marxisti dagli inizi del novecento a Gramsci. Il cuore del ragionamento è che il concetto di egemonia trova una sua sintesi nel pensiero di Antonio Gramsci visto come il pensatore che più in la si è spinto nel definirlo con chiarezza allo scopo di dipanare i problemi teorici soprattutto nel dibattito interno alla seconda internazionale ad esempio negli scontri non solo teorici tra Kautsky e Luxembourg ma anche interni tra la prospettiva evoluzionista vincente in Germania e il revisionismo di Bernstein.

Il punto più controverso è l’abbandono della prospettiva marxista che viene qui decisamente esplicitata attraverso la confutazione dell’idea che l’economia e quindi il conflitto capitale-lavoro siano la contraddizione principale. In questo senso gli autori sono chiari e la prospettiva socialista diviene quindi una semplice prospettiva di “democrazia radicale” che di volta in volta reinventa l’articolazione egemonica che le consente di vincere il confronto.

Tutto questo diventerà quindi esplicito nel 2005 quando Laclau analizzerà storicamente il populismo intendendo teorizzare in quale modo, nelle società di quel tempo, articolare il discorso egemonico.

Su questo punto occorre dibattere e i fenomeni post 2005 sfociati, per esempio, nelle situazioni di crisi che hanno colpito e continuano a colpire le democrazie progressiste in latino america (per ultimo la crisi in Nicaragua) impongono probabilmente una maggiore cautela.

Non per questo, il discorso teorico di Laclau perde la sua importanza. Soprattutto perché, al di là delle incongruenze teoriche, fornisce comunque elementi fondamentali per analizzare il presente. Magari utilizzandolo come antidoto verso un movimento di classe che rischia di perdere la bussola. Da un lato chi considera come l’unica cosa che conta sono le concentrazioni operaie in Asia a cui assegnare l’unico ruolo strategico possibile mentre in Europa ci si può solo difendere. Dall’altro coloro che considerano il movimento dei diritti personali o civici come l’unica frontiera possibile per la lotta politica lasciando il conflitto capitale-lavoro chiuso in un vecchio armadio polveroso. Per ultimi coloro che invece considerano come inesistenti le altre contraddizioni che attraversano la nostra società o peggio si schierano contro i diritti civili, personali o ambientali considerati alla stregua di un complotto con i quali i padroni e le classi dominanti ci distolgono dai nostri veri obiettivi.

Laclau e Mouffe ci offrono quindi buoni motivi per riflettere sul necessario intreccio di queste contraddizioni e su come articolarle. Ovviamente per noi, questo ha senso non solo per costruire coalizioni che reinventino ogni giorno nuovi discorsi egemonici all’interno di una democrazia radicale che affronti una lotta infinita contro i nemici, ma per arrivare a una società senza classi. In cui il potere sia effettivamente nelle mani di chi lavora.

Sul dibattito odierno su populismo di sinistra ed egemonia segnaliamo inoltre i seguenti testi ancora acquistabili:

  1. La variante populista di Carlo Formenti editore Derive Approdi 2016
  2. Nonostante Laclau di Stefano G. Azzarà editore Mimesis 2017

Buona lettura.

 

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