Lottare contro il Covid-19 è come giocare ad “Acchiappa la talpa”

tradotto da: Brics Italia

LOTTARE CONTRO IL COVID-19 E’ COME GIOCARE AD “ACCHIAPPA LA TALPA”, LO DICE LO SCRITTORE CHE AVVERTI’ DELL’ IMMINENTE PANDEMIA.

Due anni fa, lo scrittore scientifico Ed Yong scrisse un articolo per “The Atlantic” nel quale metteva in guardia che una nuova pandemia mondiale era inevitabile – e che il mondo sarebbe stato impreparato quando questa sarebbe arrivata . Adesso, con l’esplosione del Covid-19, molto di quello che Yong aveva avvertito nei suoi reportage si sta avverando.

Yong afferma che gli scienziati stanno ancora lavorando per comprendere come il nuovo virus si propaghi nell’aria. Il suo ultimo articolo per “the atlantic” riguarda se le persone al di là dei lavoratori nel campo sanitario e il resto del personale di prima linea debbano indossare o meno dei tipi di maschere per prevenire il contagio da coronavirus. Yong denota due modi nei quali tipicamente i virus respiratori si propagano nell’aria : come goccioline di fluido o granelli evaporati chiamati “aereosol” . Yong descrive gli aereosol come macchioline virali che resistono a lungo e che fluttuano a distanza. “c’è una crescente evidenza del fatto che le trasmissioni aereosol – quelle che la gente descriverebbe tradizionalmente come ‘aerotrasportate’ – possano applicarsi in una certa misura al nuovo coronavirus” così afferma. Egli aggiunge che non è ancora ben chiaro se le particelle infettive virali rimangano nell’ aria nei luoghi dove le persone infettate sono state: “questo è il fatto cruciale da sapere, “ afferma. “E inoltre, fondamentalmente, ci sono abbastanza particelle virali che possono dar vita a un’infezione? Per questo , non abbiamo ancora una risposta” . Il ricercatore scientifico Yong afferma che gli esperti che ha consultato non sono ancora giunti ad un consenso unanime riguardo il fatto di indossare mascherine in pubblico o meno. “ C’è molto movimento  verso la raccomandazione globale di usare mascherine in diversi paesi “ , afferma. “ La CDC sembra considerare l’opzione. Gli esperti sanitari con cui ho parlato che erano un tempo sfavorevoli all’ uso di mascherine, sono ora più tendenti nella raccomandazione delle medesime . “ Yong , però, aggiunge che le scarse riserve di mascherine N-95, e addirittura mascherine professionali chirurgiche complicherebbe la faccenda .

“Siamo momentaneamente in una situazione dove le mascherine stanno già finendo negli ambienti ospedalieri e per gli operatori sanitari, che sono le persone a cui servono di più. Per cui ogni mascherina, ogni equipaggiamento di protezione, devono essere adibite ai lavoratori sanitari in via prioritaria. E solo in un secondo momento potremo pensare se la popolazione dovrebbe indossarle. “

Pensando al futuro, Yong dice che anche se le mascherine, lavare frequentemente le mani , e il distanziamento sociale sono strategie efficaci nel rallentamento della diffusione del virus, la fine della pandemia è ancora molto lontana : “ siamo in questo lungo e protratto gioco di caccia alla talpa col virus dove diversi luoghi ne usciranno in tempi diversi. Tornerà- E dovrà essere controllata di nuovo. “

Momenti salienti dell’ intervista

Cosa sappiamo della propagazione del virus nell’aria e come siamo predisposti a inalarlo.

C’è stato uno studio che ha appena sparato fluidi carichi di virus in un cilindro rotante per creare una nuvola di aerosol. E hanno scoperto che dentro quella nuvola, il virus rimane stabile per diverse ore, il che suggerisce che può almeno sopravvivere nell’aria attorno a noi . Per ora , è un’installazione piuttosto artificiale. E’ probabilmente più vicino a una procedura medica invasiva come l’intubazione, piuttosto che qualcuno che semplicemente respira mentre sta camminando per strada o mentre siede in una stanza . Quindi è difficile sapere cosa fare al di fuori del contesto sanitario. Ma ci sono degli altri studi che suggeriscono che il coronavirus possa essere rilasciato nell’ aria in modi meno drammatici. Per esempio, un nuovo studio pubblicato dal centro medico dell’ Università del Nebraska ha osservato tracce del materiale genetico del virus nelle stanze di diversi pazienti che avevano il COVID-19 – molti dei quali avevano solo sintomi lievi. Così trovarono tracce di quel materiale genetico su molte superfici diverse, inclusi spazi difficili da raggiungere come grate di ventilazione e i pavimenti sotto i letti. Ciò è coerente con l’idea che il virus si sta muovendo nell’aria per distanze più lunghe di quanto una goccia potrebbe atterrare. Quello che non sappiamo è se nell’aria ci siano particelle virali infettive vive. La presenza di materiale genetico non lo indica. È come trovare un’impronta digitale in una scena del crimine. Significa che il colpevole una volta era lì, ma esse potrebbero essersene andate da tempo. Quindi questa è la cosa cruciale da sapere. … E, [in ogni caso], ci sono abbastanza particelle virali per iniziare effettivamente un’infezione? Non conosciamo ancora la risposta. E questo è un pezzo davvero cruciale del puzzle.

Su come potrebbe cambiare il pensiero delle maschere per la popolazione in generale

La confusione è perfettamente comprensibile, perché anche rispetto agli esperti con cui ho parlato- incluse persone che hanno studiato la trasmissione aerea e la sua possibilità- l’opinione è comunque divisa sul ruolo delle maschere e su quanta protezione esse possano in effetti fornire. C’è una pletora di dati sul fatto che le mascherine indossate dalla popolazione generale possano fornire protezione contro le malattie respiratorie in generale; se le mascherine impediscano, se si è infetti, di infettare altre persone. Penso che sia un po’ più chiaro, sia dalle prove e prettamente attraverso il buon senso. E questo può significare molto per una malattia come il COVID-19 .

Sappiamo che il virus dietro la malattia può diffondersi da una persona ad un’ altra prima che si manifestino sintomi, e questo è forse l’argomento più forte per la diffusione dell’ uso di mascherine. Anche se momentaneamente non si tossisce, starnutisce o si ha la febbre, è possibile essere inconsapevoli di avere il virus, e indossare una mascherina può bloccare la diffusione del virus verso qualcun altro.

Sul motivo per cui toccando la maschera si annulla la sua protezione.

Uno dei motivi per cui alcune persone sono ancora indecise sul raccomandare l’uso diffuso di maschere è l’ idea che le persone che le indossano e a cui non sono abituate siano in qualche favorevoli a usarle male . Si agitano, si toccano il viso. Non c’è un’enorme quantità di dati su ciò … ma quasi tutti quelli con cui ho parlato che hanno esperienza nell’usare effettivamente le maschere correttamente, ogni volta che hanno visto le persone usarle nei modi più casuali, hanno sempre constatato l’uso erroneo delle stesse. Si passano la maschera sul mento, si asciugano il viso. Toccano costantemente le maschere. Le  adeguano al viso in continuazione . E questo comporta un rischio, e forse il rischio è che ci si attiri un falso senso di sicurezza, pensando di essere al sicuro, in una situazione in cui si sta però effettivamente aumentando la probabilità di infezione.

Su come l’arroganza e l’eccezionalità americana hanno contribuito alla risposta lenta.

Un virus, non ha alcun interesse per il terrore della gente, ma solo per le loro cellule. Vuole solo che l’ospite infetti e non gli interessa se tu ti senti coraggioso o meno . Io credo che alcuni aspetti del carattere nazionale Americano sembrano aver reso più difficile le necessarie misure di contenimento per rallentare la diffusione della pandemia. E non solo questo senso di resilienza, di essere coraggiosi di fronte a spaventose minacce, ma anche il senso di individualismo ed eccezionalismo . Questa idea che “ Io ho la libertà di fare quello che voglio” ,che frena le persone dallo stare a casa e seguire le indicazioni sull’ isolamento personale quando necessario.  Credo che il famoso eccezzionalismo del paese- l’idea di essere il più grande paese del mondo-  abbia, ritengo, contribuito a ritardare la risposta della nazione.

Gli [Stati Uniti] sarebbero potuti entrare in azione preparati, prima che il virus alla fine potesse raggiungerli. Ma semmai, l’America rimase inattiva. La risposta è stata lenta. E mi chiedo se quella propensione a pensare a se stessa come veramente eccezionale, quella leggera arroganza, l’abbia lasciata più impreparata di quanto fosse necessario.

Covid-19 stava dilagando in Cina già un mese prima di quando raggiunse per la prima volta le coste degli USA . Durante quel mese, non accadde molto negli USA. Molte misure contenitive  potevano essere lanciate . Il paese sarebbe potuto entrare in azione preparato, prima che il virus alla fine potesse raggiungerlo. Ma semmai, l’America rimase inattiva. La risposta è stata lenta. E mi chiedo se quella propensione a pensare a se stessa come veramente eccezionale, quella leggera arroganza, l’abbia lasciata più impreparata di quanto fosse necessario. E io credo che nonostante molte persone avessero avvisato dell’ imminenza di tutto ciò per molto tempo, la deludente natura della risposta americana a questa minaccia sorprese addirittura le persone che avevano lanciato l’allarme.

C’è qualcosa che si chiama “L’indice di sicurezza sanitaria globale”, che classifica diversi paesi rispetto ai propri livelli di preparazione per le pandemie, secondo 140 diversi criteri, basati su regolazioni da parte dell ‘OMS. Di tutti i paesi che sono stati esaminati, gli USA hanno il punteggio più alto- 83, un massicio 8. Ma se si guarda a come il paese ha effettivamente reagito alla pandemia, penso che probabilmente si meriterebbe qualcosa come un 4. Questa nazione che doveva essere la più preparata di tutte ha davvero sbagliato la propria risposta, e ritengo, in un certo senso, che questo abbia scioccato anche i più allarmati pessimisti di cui ho parlato prima, nel mio reportage precedente.

Su quello che è successo alla catena di approvvigionamento medico per maschere e tamponi.

Il sistema sanitario funziona su un’economia “appena in tempo” , più o meno come nel resto del mondo, e i prodotti sono realizzati su ordinazione e dipendono da queste lunghissime catene di approvvigionamento internazionali, molte delle quali sono collassate in questa epidemia . Così, per esempio, la provicia dell’ Hubei, dove la pandemia è scoppiata per la prima volta in Cina, è anche uno dei maggiori centri manufatturieri per la produzioni di mascherine mediche. Quindi il fatto che la pandemia abbia colpito quella regione in primis e in modo più veemente ha esacerbato fortemente la mancanza di approvvigionamenti medici. C’è anche una mancanza di tamponi che le persone usavano per raccogliere campioni virali come primo step per i testing. E una delle compagnie che porta la produzione di quei tamponi ha base in nord Italia, che è uno dei centri della pandemia in Europa…

E’ una vera sfortuna che entrambe quelle regioni furono particolarmente colpite, ma si può prevedere gli stessi problemi per tutti gli altri tipi di zone. Ritengo che questo sia quello che succede quando ci si affida su un sistema sanitario che dipende da queste grandi catene internazionali che non hanno  molta capacità di flettersi e risorgere nell’ evento di una crisi. E questo è specialmente terribile adesso, perché la pandemia si è diffusa così velocemente che l’intero pianeta sta affrontando gli stessi problemi allo stesso tempo ed è dietro agli stessi approvvigionamenti- il che ha portato molte di queste catene di rifornimenti  a un punto critico. Tutti sono allo stesso passo con i rifornimenti e non ci sono abbastanza approvvigionamenti. L’uno sta competendo contro l’altro invece di cooperare, perché la crisi è dilagata così velocemente.

Sullo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19

I primi passi fin’ora sono stati in realtà incoraggianti e rapidi. Un candidato al vaccino è già entrato in studi sulla sicurezza precoce dopo un tempo record per identificare e sequenziare il genoma di questo nuovo virus. Ma il viaggio da questi primi test fino ad avere davvero il prodotto che si può iniettare nelle braccia della gente è davvero lungo e difficile da predire . Bisogna sapere se il vaccino è sicuro e se scateni o no una reazione nel sistema immunitario. Poi è necessario sapere se è realmente efficace nel prevenire l’infezione. Bisogna sapere che dosi utilizzare, se funzioni anche con le persone più anziane che sono più a rischio . Tutti questi step fabbisognano di tempo, e se non ci si passa attraverso, si può incorrere nel rischio di creare un prodotto che sviluppi gravi effetti collaterali o che è sviluppato diffusamente ma che semplicemente non funziona.

Gli esperti con cui ho parlato stimano che saranno necessari tra i 12 e i 18 mesi per essere sviluppato un vaccino funzionante, per non parlare poi della capacità manufatturiera per creare abbastanza dosi per poi distribuirle e in seguito iniettarle alle persone. Questo non sarà un processo rapido. E finché il processo non sarà completato, il COVID-19 farà parte delle nostre vite .

Sui diversi metodi utilizzati per sviluppare un vaccino per COVID-19

La maggior parte dei vaccini esistenti [contro altri virus] utilizzano un virus indebolito o morto o un frammento del medesimo. Perciò l’idea è che esso venga mostrato al sistema immunitario, e che questo produca difese immunitarie prima del tempo. [un nuovo vaccino candidato allo sviluppo contro il coronavirus ] lavora in un modo leggermente diverso. Usa una parte del materiale genetico del virus , cioè RNA. Si inietta alla persona nella speranza che essa possa sviluppare i propri frammenti del virus usando le istruzioni in quel materiale genetico e che poi quei tipi di frammenti nostrani possano poi addestrare il sistema immunitario. Questi vaccini RNA sono una nuova tecnologia. Hanno la potenzialità di essere davvero importanti e molto più veloci. Ma l’avvertenza è che nessun vaccino di questo tipo è mai stato immesso nel mercato prima d’ora. Stiamo perciò aprendo nuovi orizzonti e non ci sono ancora strutture disponibili che possano creare questi vaccini nelle quantità richieste.

Viceversa, altri team stanno utilizzando degli approcci più tradizionali. Per esempio, esiste un gruppo in Francia che sta cercando di reimpiegare il vaccino esistente contro il morbillo per individuare il nuovo coronavirus. Questo può richiedere maggior tempo dall’ altra estremità. Ma sul lato positivo, se funzionasse per davvero, il mondo saprebbe come creare vaccini contro il morbillo in grandi quantità . Quindi non è chiaro quale di queste soluzioni si rivelerà essere la più rapida. E’ sicuramente rassicurante che molte opzioni diversificate siano messe in prova- non solo queste due menzionate, ma molte altre. E dovremo solo attendere e vedere quale sarà quella che raggiungerà il traguardo il prima possibile.

Sull’ idea che la diffusione del coronavirus possa rallentare in estate.

Tradizionalmente, i coronavirus e molti altri virus respiratori, come l’influenza, scompaiono durante l’estate , e ci sono molte ragioni plausibili per ciò. Certamente, l’umidità e il calore rendono più facile per le cellule lo sgombero di un virus nelle nostre vie respiratorie, e alcune delle risposte immunitarie a questi virus respiratori sembrano essere più forti sotto quelle condizioni climatiche .

La domanda è, riuscirà questo virus a comportarsi nella stessa maniera? Possibile. Farà ciò differenza con la pandemia? Non ne sono sicuro. E la ragione per ciò è che il virus sta circolando attraverso una popolazione globale che è completamente immunologicamente sprovveduta ad esso. I nostri sistemi immunitari non sono pronti ad affrontare qualcosa del genere. E così il virus ha una vasta proporzione di ospiti tra chi lo può facilmente diffondere. Sperare che l’estate minimizzerà quelle dinamiche abbastanza da contenere la pandemia io credo sia una pia illusione… Stiamo vedendo la diffusione in luoghi come l’Australia, che sta appena ora uscendo dall’ estate, o Singapore, che è caldo e umido nei tropici. E quello che ci dice è che è probabilmente solo un’illusione sperare che il caldo e l’umidità siano cose che possano contenere il virus. Potrebbero aiutare ma solo se riusciamo a frenare l’estensione in altri modi, come attraverso il distanziamento sociale.

Sulla preparazione di un ritorno del COVID-19

Penso che sia molto probabile. Ritengo che la maggior parte degli esperti si aspetti una qualche recrudescenza una volta che le misure di contenimento verranno meno. E’ nella natura di quei virus. E’ definitivamente probabile perché la pandemia è tutt’ora così diffusa che a meno che tutto il mondo simultaneamente curi il virus, ci saranno sempre scomparti dove i focolai continueranno ad esistere, e ciò può seminare e riaccendere scintille di infezioni in posti dove i focolai sono già stati estenti in precedenza…

E così saremo spettatori di multipli cicli di distanziamento sociale, multipli episodi di sconvolgimento sociale. Adesso, è possibile che se uniamo i nostri atti insieme e se facciamo bene durante questa prima ondata, quei periodi successivi saranno meno drammatici e meno sradicanti di quanto non sia stato questo periodo di tempo corrente, e ciò potrebbe essere dovuto solo a quell’irregolarità di diffusione. Momentaneamente il virus è dovunque. Sta colpendo da tutte le parti… più o meno allo stesso tempo. Se diversi luoghi possono metterlo sotto controllo, potrebbe essere meno potente per quel tipo di diffusione mondiale esplosiva. E poi, con il tempo, si spera che le misure di monitoraggio possano essere migliori. Miglioriamo di volta in volta con i test e sul comprendere chi sia immune, costruendo le forniture necessarie per proteggere i lavoratori sanitari. Tutte quelle misure possono significare che possiamo sofisticarci sempre un po’ di più dove il distanziamento sociale è implementato, a titolo di quelle misure. Ma ritengo che sia più che chiaro che sarà un lungo gioco.

Le pandemie espongono spesso le linee di faglia esistenti nelle società e rivelano per chi una società si preoccupa e chi invece ingnora.

Sul come la pandemia abbia colpito le società più vulnerabili

Chiaramente, le implicazioni economiche di tutto ciò saranno profonde. Ritengo, come con molti disastri, colpirà le persone in modi diversi che sono implementate dalle esistenti inuguaglianze; le persone appartenenti a gruppi di basso reddito, persone provenienti da gruppi marginalizzati soffriranno gli effetti di tutto ciò in maniera più forte.

Le pandemie spesso espongono le linee di faglia esistenti nelle società e rivelano per chi una società si preoccupa e chi invece ignora. Le persone che devono ancora servire in prima linea mentre tutti gli altri sono barricati in casa, persone come i commessi dei negozi d’alimenti e gli inservienti, stanno attualmente rischiando le loro vite perché molti di loro non hanno scelta. Gli anziani che sono stati spesso emarginati ai margini della società, sono adesso chiamati ad auto-isolarsi ancora di più, inasprendo la solitudine di cui molti di loro già soffrivano. Le persone con disturbi mentali, persone con ansia e disordini ossessivi compulsivi, che stanno lottando contro la preoccupazione sulle infezioni e la pulizia, stanno ora vedendo i loro peggiori incubi girargli attorno e stanno faticando in un contesto dove non hanno accesso al loro normale supporto via rete o di terapisti.

Così un sacco di dinamiche sociali che erano già in precedenza trascurate e che si stavano già logorando, si sfilacceranno ancora di più. Credo sia importante essere consapevoli del fatto [questo disfacimento] e di prendersi cura delle persone che ne hanno più bisogno. Una pandemia causa un’onda di sofferenza fisica, ma successivamente, c’è anche una sofferenza economica, mentale ed emozionale. Dovremo essere consapevoli di tutte queste cose quando la società si ricostruirà sulla scia di questa crisi.

Sulla potenzialità di questa pandemia nell’ inspirare un cambiamento positivo

Io penso che questo sia il tempo di immaginare come un mondo migliore possa nascare e di iniziare attivamente a lavorare verso quella direzione  . Questi tempi di grande sconforto sociale portano con loro un grande rischio di tragedia, ma anche un grande potenziale. Quindi su un piano molto semplice, dopo la diffusione dell’ HIV in tutto il mondo e gli anni ’80, essa portò a una migliore consapevolezza della salute sessuale che portò a un incremento generale di utilizzo dei profilattici, di test [per malattie sessualmente trasmissibili] . Forse la pandemia da COVID-19 porterà a una normalizzazione dei comportamenti di salute che sono sono stati piuttosto difficili da introiettare nelle persone, come il lavaggio regolare delle mani per 20 secondi- addirittura a volte una rarità nelle strutture ospedaliere, lasciando da parte quelli nelle case. E ora tutti noi – beh , molti di noi, si spera – ci laveremo le mani su base regolare tutti i giorni . Sperando che ciò si trasformi in una parte della nostra cultura nel futuro.

Spero anche fortemente che molte delle cooperazioni etiche che stiamo iniziando a scorgere, di persone in comunità che si aiutano l’un con l’altra, unendosi nei momenti di crisi, continueranno a farlo nel resto di questa lunga pandemia e oltre. Penso che ci servirà se saremo più preparati per quello che sta per arrivare . Abbiamo bisogno di quel senso di cooperazione tra vicini nelle comunità, tra stati, in un paese e tra paesi – una comunità internazionale.

fonte: https://www.npr.org/sections/health-shots/2020/04/01/825179922/fighting-covid-19-is-like-whack-a-mole-says-writer-who-warned-of-pandemic?t=1585996815406&t=1586011224299&t=1586623481888

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail