CALP: un’altra nave della morte è passata dal Porto di Genova

Nei giorni scorsi una nave Bahri con il consueto carico di armi è passata dal Porto di Genova. Nonostante le mobilitazioni dei mesi scorsi e i vari appelli alla fine dei traffici di morte, non si ferma il traffico di armi verso territori dilaniati da guerre e violenze come lo Yemen. Sul nuovo capitolo di questa triste vicenda, riportiamo un intervento del CALP di Genova

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Il 4 marzo a Genova è passata l’ennesima nave della compagnia Bahri, la forte preocupazione dei lavoratori Portuali ha indotto gli organi competenti ad un controllo a bordo nave, sotto sollecitazione dei loro rappresentanti, della la merce stivata. Questa procedura non è stata possibile perchè la merce a bordo è secretata, di seguito uno stralcio del messaggio inviato dalle Autorità agli addetti ai controlli:
“Buongiorno, dall’avvio del traffico nel 2019 la merceologia è ignota anche a noi e credo sia coperta da segreto per questioni di sicurezza o accordi nazionali o sovranazionali a noi ignoti. Il traffico è autorizzato e consentito dalle Autorità e delle dalle convenzioni Internazionali. Per noi tanto basta, fatte salve le fattispecie legate alle operazioni portuali strettamente connesse.”
Con questo messaggio si dimostra la volontà, ancora una volta, a mettere in luce quale è l’atteggiamento di chi deve garantire la sicurezza all’interno dello scalo genovese e per la città.
Siamo riusciti a bloccare 20.000 bombe dirette allo Yemen ma non abbiamo ancora terminato di portare alla luce quale sia il vero problema dei traffici di armi all’interno del Porto di Genova.
Capiamo che la politica ha forti interessi dietro a tale business e che mettersi contro può far si che ci siano forti pressioni, anche intimidatorie.
Noi vogliamo lavorare in tranquillità e non essere l’ingranaggio di morte che il ruolo dei Porti oggi sta assumendo.
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