Colombia: rivolta popolare e massacro degli attivisti

Cosa succede in Colombia? In fondo audio da Radio Onda d’Urto con intervento di attivisti, giornalisti e Geraldina Colotti.

Sempre più drammatiche, nel totale disinteresse dei media nostrani, le notizie che arrivano dalla Colombia. Dal 28 aprile è in atto uno sciopero generale che ha visto oceaniche manifestazioni nelle grandi città, con epicentro Calì, contro la riforma tributaria annunciata dal governo di Ivan Duque. La riforma, poi accantonata per essere ridiscussa, prevedeva un aumento generalizzato delle tasse sui beni di largo consumo. Questa manovra avrebbe impattato duramente sulle fasce popolari già stremate da crisi, sfruttamento e pandemia. A poco a poco la protesta si è trasformata in una rivolta che covava da tantissimo tempo contro le politiche liberali di Duque. Alla richiesta di ritiro della riforma si sono aggiunte le proteste contro il disastro sanitario, le lotte dei popoli indigeni contro il furto di terra e una generale insoddisfazione verso uno dei governi più corrotti e criminali del paese. Ivan Duque governa la Colombia come delfino dell’ex Presidente Alvaro Uribe il quale ha incitato, nei giorni scorsi, la Polizia e l’esercito (in combutta con le bande paramilitari) a reprimere duramente le proteste. E’ difficile quantificare il conto dei morti e dei feriti. In questo momento si parla di una trentina di manifestanti uccisi, centinaia di incarcerazioni, violenze diffuse sui manifestanti. Molti risultano scomparsi. In rete ci sono filmati e fotografie che raccontano il massacro.

La Colombia è il principale alleato degli Stati Uniti in America Latina. E’ sede di numerosi insediamenti industriali di multinazionali anche italiane. E’ membro della NATO. Dalla Colombia partono continuamente aggressioni anche militari al Venezuela gestite e foraggiate direttamente dagli Stati Uniti. Non è difficile capire il perché del silenzio mediatico caduto sul massacro in atto. Massacro che si somma a decenni di politiche criminali, di commistione tra politica e narcotrafficanti, di politiche repressive che colpiscono indiscriminatamente attivisti politici e sociali.

Il processo di pace tra Governo e la ex guerriglia comunista delle FARC è praticamente stato sepolto da una serie di omicidi politici nei confronti degli ex guerriglieri che hanno deposto le armi. Una parte consistente delle ex FARC si è ritirata dal processo di pace e ha ripreso la lotta armata di difesa. Il secondo gruppo guerrigliero ELN non ha mai deposto le armi.

L’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’ONU dichiarano con sprezzo del ridicolo di essere preoccupati. Ma nei confronti della Colombia e dei suoi governi sono sempre stati complici o mandanti.

La rivolta è ancora in atto al grido di Duque vattene. A chi si ribella contro questo regime, a coloro che sostengono la lotta sociale dentro e fuori del paese sudamericano va tutta la nostra solidarietà militante.

Le lotte in Colombia, sono parte integrante di una ripresa generale della lotta di classe in America Latina. Come in Cile dove i manifestanti non si accontentano di bloccare le riforme di Pinera ma vogliono andare fino in fondo riformando lo stato e liberandolo definitivamente dall’eredità del regime fascista di Pinochet. Come in Bolivia dove la lotta operaia e popolare ha sconfitto il golpe riportando al governo il MAS. Come in Venezuela, come a Cuba dove le masse popolari sostengono i propri governi socialisti e si organizzano contro i colpi di stato, si autorganizzano per portare a compimento i compiti e i doveri delle rivoluzioni popolari. Come in Perù dove tra qualche mese potrebbe diventare Presidente, Pedro Castillo,  un maestro elementare che dichiara di ispirarsi a Fidel Castro e Chavez.

Lotte che, in un mondo sempre più interconnesso, ci riguardano da vicino e vanno sostenute fino in fondo.

Collettivo Comunista Genova City Strike-NST

Audio da Radio Onda d’Urto

 

 

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