Capitolo 2: Fondamenti della teoria del valore

Corso di formazione su capitale e lavoro salariato

Capitolo 2) Fondamenti della teoria del valore

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Come sostenuto nel capitolo 1 (Filosofia e metodo), l’attenzione di Marx si sposta dunque sulla merce e sul suo valore contenuto nel lavoro umano.

Per comprendere la specifica natura della merce nel sistema capitalista occorre quindi dapprima capire come l’oggetto merce viene scambiato in modi di produzione precedenti (economia primitiva e economia mercantile) e quale natura assume nel modo di produzione capitalista. A quel punto analizziamo la natura del valore nelle sue componenti (Capitale Costante, Capitale Variabile e Plusvalore) e stabiliamo delle relazioni tra parametri che ci possano svelare alcuni tratti fondamentali del sistema che analizziamo.

Sezione 1) Verso il capitalismo

L’analisi comparata viene condotta stabilendo come e in virtù di quali contraddizioni, il sistema evolve nelle varie epoche produttive. Per comprendere quale sia la sintesi e quali antitesi vengono sviluppate all’interno di ogni sistema

a) l’economia primitiva

In un tale sistema vige una sorta di baratto, non mediato da denaro o da mercanti. Una merce viene scambiata con altre merci, in ambiti ristretti geograficamente. Le figure sociali protagoniste sono cacciatori, piccoli allevatori, contadini

In questo caso, il rapporto di circolazione prevede lo scambio diretto tra merci non mediato da denaro. Lo scambio è quindi M-M. Le merci sono scambiate in base alla loro utilità. Gli agenti sono quindi cacciatori, pescatori, piccoli contadini o allevatori. Le esigenze di scambio della merce sono legate alla sopravvivenza degli agenti. Gli scambi avvengono in spazi rigidamente ristretti (economie di villaggio). In un tale sistema il blocco della circolazione dipende quasi esclusivamente da cause estrinseche al sistema di produzione (guerre, carestie). Un tale sistema diviene obsoleto in virtù dei miglioramenti tecnici nelle attività primarie e artigianali che consentono di evolvere verso il sistema di tipo mercantile

b) l’economia mercantile

In un tale sistema diviene centrale la funzione del mercante che acquista merce per poi rivenderla. Il punto di partenza è comunque la produzione di una merce che viene scambiata e successivamente acquistata in denaro. Il ruolo del mercante evolverà quindi per diventare il futuro capitalista, l’artigiano o il contadino si trasformeranno in lavoratori salariati

Lo scambio diviene mediato dal denaro attraverso la figura del mercante. La merce prodotta (agricoltura primaria o piccolo artigianato) viene scambiata con denaro attraverso il quale si potrà acquistare una seconda merce. (M- D- M’). Rispetto al sistema precedente la principale novità è l’introduzione di una separazione temporale e spaziale delle due parti della circolazione. Inoltre, pur restando fondamentali guerre e carestie come cause di una crisi, si introduce la possibilità per il mercante di interrompere la circolazione trattenendo denaro. La merce viene scambiata comunque esclusivamente in base a criteri di utilità, i lavoratori sono proprietari dei loro mezzi di produzione e delle materie prime (terra coltivabile o da pascolo, oggetti per l’agricoltura, utensili artigiani), alcuni beni sono di proprietà comune di una comunità o di un villaggio. Nel corso del suo sviluppo, il sistema mercantile diviene contraddittorio soprattutto a causa del miglioramento delle tecnologie produttive ma soprattutto in seguito allo sviluppo dei collegamenti e alla facilità nel trasporto delle merci. Il sistema mercantile deve quindi evolvere nel senso di un aumento e di una diversificazione produttiva. Il ruolo del mercante diviene quindi decisivo: in un sistema mercantile avanzato (in transizione verso il capitalismo) il suo ruolo diviene quello di direttore della produzione. In tale epoca evolutiva il mercante conosce cosa produrre e le quantità necessarie. I lavoratori cominciano quindi a perdere la loro autonomia e producono in base ad input legati al mercato. Il mercante si avvia quindi verso il ruolo di capitalista e per i lavoratori il destino diviene quello dei salariati.

Il mercante, stabilendo qualità e quantità della produzione, deciderà anche il prezzo delle merci, potrà cominciare ad accumulare denaro in un fenomeno che costituirà la prima forma embrionale di concentrazione del capitale (in questo caso esclusivamente monetario). Il passaggio alla forma capitalista è in marcia, la trasformazione sarà l’esproprio dei mezzi di produzione e la trasformazione dei produttori in salariati (quel che Marx definirà merce forza lavoro).

c) il modo di produzione capitalista

Rispetto al sistema mercantile, si inverte il punto di partenza. Si parte dal denaro accumulato che servirà per produrre merci che poi verranno scambiate con altro denaro. Viene introdotto il profitto come differenza tra denaro investito e denaro ottenuto

Nel capitalismo la circolazione delle merce si inverte rispetto all’economia mercantile. Diviene quindi D-M-D’. Il punto di partenza del processo è il possesso di denaro che consente di acquistare macchine, materie prime e conoscenze tecniche. A questo punto viene acquistata anche la forza lavoro che produrrà le merci. Al termine, la vendita dei prodotti verrà effettuata ricavando una diversa quantità di denaro rispetto all’investimento iniziale. La differenza tra il capitale entrante e quello ricavato è quindi la caratteristica fondamentale del nuovo sistema produttivo. La differenza tra D e D’ è lo stimolo a produrre, ed è la caratteristica fondamentale del sistema. In questa differenza troviamo da un lato il guadagno dei capitalisti e dall’altro la possibilità di aumentare la produzione investendo in un miglioramento della stessa.

I lavoratori, nel sistema mercantile erano i proprietari dei loro mezzi di produzione. Il capitalismo li espropria avendo la possibilità di usufruire degli investimenti necessari per acquistarli, migliorarli, renderli sempre più produttivi. Il lavoro diviene quindi alienato in quanto la produzione di merci avviene su commissione esterna (il capitalista), sarà parcellizzata (la divisione del lavoro), etc…

All’interno di questa rivoluzione, rispetto al sistema mercantile cambiano i ruoli in gioco. I lavoratori non avranno più a loro disposizione i mezzi di produzione, i mercanti del periodo mercantile evolvono in capitalisti. Ma cosa giustifica la differenza tra il denaro ricavato e quello investito?

Le merci prodotte assumono due valori. Quello definito valore d’uso relativo all’utilità della merce stessa, quello di scambio attraverso il quale il padrone vende la merce prodotta ricavandone un guadagno.

Coerentemente con l’idea che la merce è il frutto del lavoro umano e che la sua produzione deve rispondere a caratteristiche di utilità, Marx introduce la differenza tra il valore d’uso delle merci e il valore di scambio alle quali vengono vendute. I due valori dovranno corrispondere a porzioni di lavoro cristallizzato nelle due merci. Il capitalismo introduce anche due parametri che risultano essere intrinseci al modo di produzione. Da un lato l’acccumulazione che deve corrispondere alla differenza tra il capitale investito e quello ottenuto, dall’altro la possibilità di considerare la crisi come elemento strutturale del sistema e non più legata a cause estrinseche (guerra, carestie) e all’avidità dei mercanti.

Nei passaggi tra modi di produzione, la crisi diviene endogena al sistema. La separazione tra investimento, produzione e vendita fa si che ogni anello della catena possa essere interrotto, non per cuse esterne ma per mancanza o scarsità di guadagno del capitalista

Sezione 2) Le componenti del valore e le loro relazioni

a) la natura del valore

Una merce deve avere sempre un valore d’uso, oggettivo o soggettivo, per l’acquirente. Tale valore era l’unico nel modo di produzione primitivo e mercantile. Il valore di scambio è tipico del modo di produzione capitalista

Innanzitutto, oltre al valore d’uso viene introdotto il valore di scambio. Le merci devono essere prodotte in base alla loro utilità: poco importa se questa è una utilità fondamentale e come tale generale (il cibo, i vestiti, le abitazioni, la possibilità di scaldarsi, di avere luce etc…) oppure è una utilità soggettiva (molte merci hanno valori legati al loro aspetto o hanno un valore affettivo soggettivo etc….). E poco importa se consideriamo l’utilità in termini temporali (mi serve subito, mi servirà in futuro, mi servirà sempre).

Ma a questo valore (che era sostanzialmente assoluto in epoca primitiva o mercantile) si affianca un secondo valore detto di scambio che sarà quantitativamente superiore a quello d’uso. La differenza tra valore d’uso e di scambio è il corrispettivo sulle singole merci della differenza tra D’ e D riferita all’intero sistema. E’ la parte che traslata su elevate quantità di merce costituisce il profitto inteso come arricchimento anche personale del capitalista ma anche e soprattutto la possibilità di investire nuovamente in miglioramenti produttivi.

b) i componenti del valore

b1) Capitale costante

Il Capitale costante C è la parte di valore che viene spesa in macchinari, spazi di produzione, materie prime, brevetti.

Questa componente del valore che Marx indica con C, rappresenta la parte dedicata alle tecnologie di produzione (macchinari e materie prime). Il capitale costante è un costo per i capitalisti ma deve aumentare, almeno in riferimento alla quantità e non al costo, in quanto permette di ampliare la produzione e non venire riassorbito da altri capitalisti più efficienti

b2) Capitale variabile

Indicato con V rappresenta la quota del valore che è riservata al pagamento della forza lavoro

Si tratta della parte che va in salari per i lavoratori. Si tratta di una variabile in quanto il numero e la retribuzione dei lavoratori dipenderà direttamente dalle specifiche caratteristiche di produzione. Si indica con V

b3) Plusvalore

Indicato con S, rapprenta la quota del valore finale che rimarrà al capitalista dopo la vendita della merce

E’ la caratteristica che viene introdotta per la prima volta con il modo di produzione capitalista. Si tratta della parte di valore che rimane al capitalista, la indichiamo con S

b4) Composizione totale del valore di una merce

La somma delle componenti rappresenta il valore totale di una merce ricavabile da una semplice somma W = C + V + S

Quindi ogni merce avrà un valore legato a tre componenti che però non risultano indipendenti tra loro, la variazione di una delle componenti influenzerà le altre. Queste relazioni andranno quindi indagate

c) Valore e lavoro

Coerentemente con l’idea che il valore della merce derivi dal lavoro, Marx introduce il concetto di pluslavoro, ovvero la quantità di lavoro, misurata in ore, necessaria a produrre il plusvalore, mentre il lavoro verrà retribuito con la quota salario del Capitale variabile

Nella parte generale, Marx indica che la natura della merce è, fondamentalmente, quella di essere il prodotto del lavoro umano. Coerentemente quindi il valore sarà innanzitutto determinata dall’unità di misura del lavoro, cioè il tempo necessario. Il lavoratore salariato impiegherà dunque una parte della propria giornata per determinare il valore d’uso della merce e una seconda parte del determinare il valore di scambio. Essendo interessato al solo valore d’uso in quanto non interessato (e impossibilitato) all’accumulo di capitale, la prima parte del lavoro quotidiano corrisponde al capitale variabile, la seconda parte andrà al capitalista sotto forma di plusvalore. Al plusvalore sarà quindi affiancato un pluslavoro. E’ opportuno anche distinguere un pluslavoro assoluto (la quantità di ore che vanno in plusvalore della giornata) e uno relativo legato fondamentalmente ad un aumento di ritmi e carichi di lavoro a parità di ore lavorate.

d) Parametri del valore

d1) Saggio di plusvalore

Tale saggio si calcola semplicemente attraverso la divisione numerica tra Plusvalore e Capitale Variabile: Spv = S/V.

Ad esempio, in una giornata di 8 ore, 4 ore saranno quelle che determinano il salario, le altre 4 determinano il plusvalore: il Saggio di Plusvalore sarà quindi 4/4 uguale a 1 (100% se calcolato in percentuale). Tale parametro rappresenta la subordinazione diretta del lavoratore nei confronti del capitalista, come tale può essere definito anche saggio di sfruttamento

d2) Composizione Organica

Si tratta di un parametro relativo: rappresenta la quantità di tecnologia impiegata in una produzione. Da non confondere con un analogo parametro chiamata composizione tecnica (rapporto semplice tra la spesa in capitale costante e spesa in salari). Nel caso della composizione organica rappresenta la spesa in capitale costante in rapporto con la spesa complessiva (capitale costante più capitale variabile)

La indichiamo con Q e rappresenta la quota in macchinari, tecnologia, materie prime rispetto alla spesa complessiva considerando anche i salari: Q = C/(C +V). La composizione organica è una misura del grado tecnologico di una lavorazione. In generale deve essere in aumento ma occorre considerare che il capitale costante è un costo per i padroni: ciò fa si che la tendenza è generale se riguarda l’aumento della massa di capitale costante, diviene relativa se consideriamo il suo costo in capitale (cioè è fondamentale rinnovare macchine, avere alti livelli di conoscenza, avere ottime materie prime, ma è opportuno contemporaneamente ridurre il loro costo).

d3) Saggio di profitto

L’obiettivo, per i capitalisti, è ricavare plusvalore, ma, contemporaneamente, spendere il meno possibile in capitale costante e capitale variabile. In tal senso, l’obiettivo principe del capitalista è il Saggio di profitto

Si tratta, per certi versi, del parametro più importante per i capitalisti. Rappresenta il rapporto tra il Plusvalore e la spesa complessiva in salari e macchine: Sp = S/(C +V). Il saggio di profitto è dunque la quantità ricavata considerando il costo complessivo. In generale per i capitalisti deve essere un numero alto e deve essere in aumento. Il Saggio di profitto si può ricavare anche in un secondo modo, con una legge ricavabile con pochi e semplici passaggi matematici(1).

Nella legge del valore è contenuta la teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto. Un aumento della tecnologia produttiva, alla lunga, può far diminuire il saggio di profitto. Diminuzione che, nell’immediato, può essere risolta da un aumento dello sfruttamento

Al termine ricaviamo Sp = Spv(1-Q): si tratta di una equazione fondamentale che mette in evidenza una delle contraddizioni più grandi del sistema capitalista, il fatto che ad un aumento di tecnologia produttiva corrisponda un minore profitto per i capitalisti che dovrà essere compensato da un aumento di Spv (cioè da una diminuzione di salario, aumento dello sfruttamento). La legge è nota anche come legge della “caduta tendenziale del saggio di profitto” che studieremo nel capitolo sulla crisi del capitale.

1)

Come si arriva a questa formulazione?
1) Moltiplichiamo la relazione originale Sp = S/(C+V) per V; Otteniamo Sp*V = S*V/(C+V); 2) Nel secondo membro, al numeratore aggiungiamo e togliamo S*C; Otteniamo Sp*V = (S*V + S*C -S*C)/(C+V); 3) Sempre al numeratore, nel secondo membro, raccogliamo (C+V); Otteniamo Sp*V = S*(C+V) -S*C/(C+V); 4) Dividiamo nel secondo membro i termini Sp*V =S*(C+V)/(C+V) -S*C/(C+V); 5) Semplifichiamo (C+V); Otteniamo Sp*V = S -S*C/(C+V); Dividiamo ambo i membri per V: Sp= S/V-S*C/V*(C+V); 7) Ma S/V e Spv. Sostituiamo Sp = Spv – Spv*C/(C+V); 8) Raccogliamo Spv e ricordiamo che C/(C+V) è Q; Sp = Spv (1-Q)

Vedi anche capitolo 1: Filosofia e metodo

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