Basta lavoro nero! Slang USB in presidio a Camogli

Domenica pomeriggio, gli attivisti di Slang USB Genova hanno tenuto un presidio a Camogli contro il lavoro nero. L’occasione è una vertenza contro il lavoro nero, vinta dal sindacato. Nel corso del presidio anche una testimonianza di un lavoratore sulle condizioni di lavoro in un servizio pubblico!

Di seguito comunicato di Slang, video del presidio e lettera del lavoratore. Per contattare Slang USB a Genova qui la pagina fb

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Comunicato di Slang USB

Ieri siamo stati a Camogli per denunciare pubblicamente le condizioni lavorative vissute dai lavoratori nel cimitero durante la ristrutturazione dell’intero sito franato in mare nel febbraio 2021.
Sono diverse decine gli appalti fatti dal comune di Camogli per i lavori, noi come sindacato ci siamo interessati a quello relativo ai lavori di riesumazione dei loculi riportati in spiaggia, loculi che andavano trasportati e riesumati per l’analisi delle salme.
Uno dei ragazzi che ha svolto questo lavoro ci ha contattati per denunciare le pessime condizioni del cantiere:
Lavoro nero, senza alcun contratto e alcuna tutela.
Assenza di DPI per il trasporto dei loculi in zinco e per la riesumazione delle salme.
Il “compenso” pattuito veniva saldato solo in parte, quando veniva saldato.
Questa vertenza individuale l’abbiamo vinta dopo diversi mesi di pressioni fatte dal sindacato, ma è solo l’inizio perché se il lavoro nero (a queste condizioni) si verifica pure negli appalti pubblici il lavoro dovrà essere ancora molto.
Per SLANG in Liguria la lotta è solo iniziata.
Slang-USB Genova
Testimonianza di un lavoratore
“Sono le 8 del mattino e nel percorso dalla stazione al cimitero il caldo è già insopportabile. Entriamo dal cancello e puntuale come sempre ci accoglie quell’odore penetrante e acre, inconfondibile. Nello spogliatoio ci sono soltanto tutoni di plastica sporchi e lacerati accatastati disordinatamente uno sopra l’altro, e un mucchio di guanti, spaiati, anneriti dalla sporcizia e decisamente troppo logori. Di scarpe anti-infortunistiche e caschetti neanche l’ombra. Eppure il cimitero è un cantiere: il suolo è cosparso di chiodi spesso arrugginiti e quando si aprono i loculi più alti bisogna ripararsi il volto dai pezzi di calce che il collega, in bilico su una scala pericolante, tira giù ad ogni colpo di mazza. Si, anche un paio di occhiali protettivi non guasterebbe..
Per tutta la mattinata spostiamo avanti e indietro ciò che resta delle bare recuperate dal mare in seguito al crollo. Le apriamo, tagliamo l’involucro interno di zinco e scomodiamo le salme per i prelievi utili al riconoscimento dei dispersi.
Quando tagli lo zinco con la sega elettrica devi fare molta attenzione. La lama scivola che è un piacere e se afferri la lamina nel punto sbagliato i guanti troppo sottili non bastano per evitare di tagliarsi le mani. Se ci tagliamo il tetano è la migliore infezione che possiamo augurarci. Il rischio è alto. Se ci facciamo male, ci facciamo male sul serio.. E all’ospedale non possiamo mica dire che ci siamo feriti al cimitero di Camogli. Siamo tutti in nero e le cose che facciamo non dovremmo farle; non dovremmo nemmeno essere qui. Qui, a Camogli, siamo fantasmi.
Per via del crollo il cimitero ha perso parecchio spazio, dunque molte delle bare recuperare in mare devono essere ricollocate nei nuovi blocchi di loculi che sono stati costruiti in poche settimane.
Per arrivare a questi loculi le bare devono scendere giù per una decina di rampe di scale, fino alla penultima piana.
Scendiamo lentamente con la cassa sulle spalle. Il legno batte sull’osso e lascerà dei lividi sulla pelle. In discesa il contenuto delle bare si sbilancia verso il basso, in avanti. La cassa rischia di scivolarci via ad ogni gradino. La schiena si piega di lato per il troppo peso. Basterebbe perdere la coordinazione con gli altri portantini, perdere il ritmo del passo e la bara cadrebbe al suolo. Se ci facciamo male, ci facciamo male seriamente.
A fine giornata il capo ci assicura che il nostro compenso sarà pronto a giorni. Forse tutta questa fatica e questo sforzo porteranno qualcosa. Forse il prossimo mese riuscirò a pagare l’affitto e le bollette in tempo. Ma i giorni passano e la promesso dello stipendio diventa la promessa di un piccolo acconto. Poi tutto si blocca e magicamente il pagamento é rinviato a data da destinarsi. A questo punto sappiamo bene che il nostro lavoro non verrà mai pagato.”
Qua il video
 
 
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