Cosa succede ai lavoratori Ericsson?

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La multinazionale svedese Ericsson ha annunciato un piano nazionale di esuberi in tutta Italia. Si tratta di licenziare circa 400 lavoratori. La mannaia potrebbe colpire anche Genova con un piano che prevede circa 140 licenziamenti nell’area ricerca e sviluppo mentre non è ancora chiaro cosa succederà nell’area commerciale. Giovedì 16 giugno 2016 vi sarà un corteo dei lavoratori Ericsson che riceveranno la solidarietà dei metalmeccanici in lotta per il contratto. Il corteo partirà dalla collina degli Erzelli e si congiungerà a Sampierdarena con i metalmeccanici sotto la sede della Selex.

Genova City Strike/NST parteciperà al corteo che parte alle 8,30 da Erzelli per ricongiungersi ai metalmeccanici alle 9 a Sampierdarena e invita tutti i cittadini e i lavoratori a sostenere la lotta dei lavoratori Ericsson.

Per capirne di più proviamo a riprendere alcuni nostri testi che avevamo prodotto qualche tempo fa.

La lotta dei lavoratori Ericsson dura infatti da parecchio tempo, non riguarda solo Genova ma anche gli altri stabilimenti del gruppo. In passato i lavoratori di Genova si erano infatti già impegnati anche in sostegno ai lavoratori di Marcianise

Ericsson a Genova. L’inganno degli Erzelli

Nel 2006 i circa 1200 dipendenti del gruppo Marconi con sede a Sestri Ponente diventano addetti della multinazionale delle telecomunicazioni Ericsson.

Da lì a poco la casa madre svedese mette in opera 6 procedure di mobilità che portano ad oggi ad un totale di circa 600 dipendenti. Molti dei lavori vengono così appaltati a consulenze esterne spesso fuori dall’Italia.

Il 12 luglio del 2012 il gruppo multinazionale attiva la sesta procedura di dimagrimento dell’organico a tempo indeterminato. Questa procedura avviene circa un mese dopo che il gruppo si è trasferito dalla storica sede di Sestri Ponente alla collina degli Erzelli, poco distante in linea d’aria. Dove il verde era sommerso dai container del porto sorgono da pochi mesi nuovissime costruzioni in carico all’azienda di scopo Genova High Technology. La collina degli Erzelli è il nuovo fiore all’occhiello dell’imprenditoria e dello sviluppo genovese. La Ericsson occupa i nuovi impianti e, passata la sbornia dopo l’inaugurazione con le autorità cittadine, procede ad un nuovo taglio agli organici.

Due mesi prima della sesta procedura di dismissione, il gruppo Ericsson firma un accordo di programma con Ministero dell’Istruzione, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Liguria, Provincia di Genova e Comune di Genova. L’accordo prevede che il trasferimento nel nuovo polo tecnologico di Erzelli venga finanziato con l’erogazione di 41,9 milioni di euro di fondi pubblici (di cui 11 milioni di euro a carico della Regione Liguria). In realtà i soldi non servono al trasloco della ditta ma sono vincolati all’approvazione di un programma di ricerca e sviluppo che l’azienda sottoporrà all’approvazione di una commissione apposita. In realtà quei soldi non sono ancora stati erogati e la Ericsson sostiene che il finanziamento è a rischio. In realtà quei soldi salterebbero solo in caso di non conformità del programma scientifico, cosa che nessuna commissione di esperti è in grado di fare. La verita è che quei soldi sono quanto promesso dagli enti pubblici interessati allo sfruttamento dell’area Erzelli attraverso la concessione alla privata Genova High Tecnology. In realtà il progetto veniva spacciato come la nascita di un polo tecnologico di eccellenza (oltre ad Ericsson troverebbero spazio la Siemens e parte dell’Università di Ingegneria). Ad oggi è in previsione il trasferimento della Siemens (che però ha deciso di non volere finanziamenti, probabilmente per avere mani più libere sui piani occupazionali) mentre l’Università dopo un rifiuto al trasferimento sta valutando una marcia indietro. Ciò che è indiscutibile è l’incredibile aumento dello spazio residenziale a discapito delle attività produttive e di ricerca.

Mentre il Presidente della Regione Burlando (attualmente decaduto e sostituito da Toti ndr) e il Sindaco Doria continuano imperterriti a decantare le magnifiche sorti progressive del nuovo parco tecnologico di Genova, a gennaio (del 2013 ndr) la Ericcson annuncia a 40 persone la procedura di trasferimento coatto. Molti di loro sono costretti ad accettare e vengono spediti in altri siti dove tra l’altro non trovano strutture adeguate ad accogliere il loro lavoro. In realtà si tratta di una ulteriore opera di licenziamento camuffato. Molti lavoratori non potendo accettare il trasferimento accettano la buonuscita dell’azienda. La lotta dei lavoratori non si ferma e mentre i lavoratori più combattivi sono le prime vittime del mobbing aziendale e della dismissione, per giugno le voci danno per probabile l’avvio di una nuova campagna di licenziamenti. Nel frattempo il refrain della politica non cambia: ai lavoratori in lotta viene rimproverato di voler bloccare il finanziamento all’impresa e di voler quindi la chiusura totale dell’impianto. In realtà ciò in Italia non è ancora così semplice; a Coventry in Inghilterra Ericsson ha fatto proprio in questo modo chiudendo un impianto nuovissimo inaugurato solo qualche mese prima. I lavoratori in realtà chiedono solo di vincolare il finanziamento a garanzie di lavoro e occupazione ma la tenaglia azienda-politica-media non concede loro nessuno spazio.

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Ericsson e Jabil a Marcianise

Ai primi di gennaio (del 2015 ndr), dopo una trattativa silenziosa e a lungo tempo negata, la Ericsson decide di vendere la fabbrica di Marcianise alla multinazionale dell’elettronica Jabil. Questa azienda era salita agli onori della cronaca sindacale nel 2008 per la chiusura della fabbrica ex Nokia di Cassina di Pecchi che aveva appena rilevata. Quella vertenza fu giocata dai lavoratori Jabil che tennero per mesi in scacco la proprietà provando a occupare e a gestire l’azienda. Dopo tre anni, complice una politica al servizio dei padroni, la Jabil ha ottenuto il risultato che voleva. Nel frattempo proprio Jabil aveva già rilevato a Marcianise circa 600 lavoratori del gruppo ex Marconi; dei circa 1200 addetti la metà era finita in Jabil, l’altra era diventata addetta nella fabbrica del gruppo Ericsson. Dopo pochi anni la Jabil ha 520 addetti di cui circa 180 in esubero dichiarato; all’interno dell’azienda (che lavora su commesse del gruppo Ericsson) si lavora a singhiozzo (dai 2 ai 5 giorni al mese). Questa azienda vorrebbe rilevare i lavoratori della Ericsson (circa 450 di cui 100 dichiarati in esubero e con cassa integrazione fino a giugno). In questa situazione è evidente che il gruppo Ericsson vuole scaricare i lavoratori ad un gruppo che è già in crisi e non ha nessuna reale intenzione di produrre in Italia. Appare evidente che si tratta di una vera e propria dismissione di un ramo di impresa verso una multinazionale che funziona come liquidatrice di forza lavoro.

Nulla di nuovo in effetti. Le multinazionali in Italia fanno il bello e i cattivo tempo: rilevano industrie e le spremono fino a ché non ritengono più vantaggioso diminuire il costo del lavoro trasferendo rami d’azienda all’estero. Nel particolare abbiamo la Jabil che è specializzata in questo tipo di operazioni.

La lotta dei lavoratori e delle lavoratrici di Marcianise è quindi una lotta sacrosanta che sconta però un isolamento totale. Da un lato le multinazionali che continuano a macinare profitti trasferendo produzioni ovunque ci sia la possibilità di guadagnare di più. Dall’altro una politica locale e nazionale che vede piani industriali interessanti ogni qualvolta i padroni chiedono qualcosa fino alla prossima chiusura o delocalizzazione. Nonostante le proteste della FIOM a oggi i lavoratori Ericsson sono anche divisi per categorie, nel caso specifico alcuni lavoratori Ericsson hanno il contratto delle telecomunicazioni, altri mantengono il contratto da metalmeccanici; in questo modo ogni azione comune sembra bandita. Solo per fare un esempio le Rsu e i lavoratori Ericsson di Genova hanno chiesto di attivare una cassa di resistenza per gli addetti di Marcianise ma fino a ora il sindacato nazionale non ha risposto.

Come si vede la questione Ericsson è una storia molto lunga. A Genova si intreccia con la speculazione sulla collina degli Erzelli dove le istituzioni locali continuano a spendere soldi regalandoli a speculatori che però non mantengono gli impegni.

In realtà gli imprenditori fanno il loro (squallido) mestiere, la politica è solo il loro comitato di sostegno. Per i lavoratori e l’occupazione rimangono solo lacrime e sangue.

Per questo è giusto sostenere la lotta dei lavoratori Ericsson

Per questo vi invitiamo a partecipare al corteo cittadino di giovedì.

Uniti Noi Saremo Tutto

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