L’Unione Europea è una tigre di carta

Note a margine sul tragico assassinio della deputata Joe Cox in Inghilterra

Commentare l’episodio dell’assassinio di Joe Cox in Inghilterra prevede innanzitutto la considerazione preliminare che si tratta di un fatto orribile perpetrato da un nazista fanatico contro una deputata antifascista e antirazzista. Questo per sgomberare il campo da ogni tipo di polemica sotterranea. Si possono però svolgere anche una serie di considerazioni a margine dell’episodio, sulle sue ricadute e sull’effetto che avranno sulle prossime scadenze in Europa, in primo luogo sul referendum sulla Brexit.

Già dal mattino del 17 giugno i media titolavano sangue sulla Brexit e si attardavano più che sulla dinamica in sé, sulle ricadute immediate del gesto. Il collegamento con il referendum imminente la faceva da padrone nonostante che la vicenda fosse di per sé oscura. Quando parliamo di media intendiamo ovviamente quel circuito mondiale che lavora in fotocopia e trasmette capillarmente notizie in tutti gli angoli del pianeta dai giornali alle televisioni ma che arriva ovunque in highlights trasmessi nelle sale di attesa, nei servizi pubblici, negli ospedali e nelle banchine ferroviarie. Puoi anche decidere di boicottare i media, non comprare i giornali o non vedere i telegiornali ma il messaggio ti arriverà comunque. Che questo collegamento sia perlomeno discutibile conta come il due di picche: il messaggio era chiaro e veniva ribadito in maniera totalizzante. Accanto a quello si osservava con estrema calma e realismo l’euforia improvvisa delle borse e dei centri finanziari sicuri che il fatto drammatico avrebbe allontanato l’esisto per loro nefasto della brexit.

Analizzare come i poteri hanno reagito alla notizia non serve solo per scoprire l’acqua calda e avere conferma del loro cinismo e della loro immoralità, ma per analizzarle il retroterra. E’ evidente infatti che tutto questo è sintomo di una paura incredibile, la paura di chi sente vulnerabile e si aggrappa con le unghie e con i denti a tutto pur di sopravvivere.

Questa paura è connessa a quello che è un disastro anche per parte dell’estabishment economico e finanziario ma non può essere abbandonato perché ciò significherebbe guai peggiori.

Che l’Unione Europea abbia smesso di essere un fattore propulsivo è oramai noto anche a quella parte di borghesia che ha concepito i trattati. Questa parte di borghesia si sente assediata ma non può cambiare strategia e quindi cerca di difendersi utilizzando anche le cose più immorali.

Questo, non è una novità, porta al restringimento di tutta una serie di garanzie e al deperimento di ogni concetto genericamente democratico.

Non sappiamo infatti se l’effetto dell’omicidio Cox sia in grado di far cambiare idea sulla Brexit a quella parte di popolazione indecisa. Sappiamo comunque che per i poteri, questo deve essere impedito ad ogni costo.

E’ quindi opportuno comunque mantenere il senso delle proporzioni. Se i poteri economici e finanziari non vogliono la brexit perché lo considerano un colpo all’architettura europeista, non solo non hanno remore nello strumentalizzare in maniera indegna un fatto tragico ma non si fermeranno neppure il giorno dopo una eventuale sconfitta referendaria. D’altronde è già accaduto in passato in cui qualsiasi tipo di resistenza (ultimo in ordine di tempo il pronunciamento del popolo greco sull’oxi) è stata neutralizzata. Ciò non significa che non si debbano considerare importanti passaggi come il referendum inglese o il referendum di ottobre sulla Costituzione, ma che occorre farlo sapendo che il nemico non si fermerà di fronte a nulla.

Insistere sulla Brexit, sconfiggere Renzi e il blocco filo UE a ottobre e cercare di sconfiggere ovunque il blocco europeista con i metodi democratici è quindi utile e sacrosanto ma occorrerà tener sempre presente che queste armi saranno spuntate perché il nemico si basa su rapporti di forza che non hanno nessun rispetto per l’opinione pubblica o la democrazia.

In questo senso la lotta dei lavoratori francesi è sicuramente un passo che si muove in una direzione molto più incisiva rispetto a qualsiasi pronunciamento democratico. Che si tratti di una lotta contro i meccanismi dei trattati UE e’ noto a tutti (gli unici che faticano ad accorgersene sono i dirigenti della sinistra europeista). A differenza delle partite elettorali (giocate sul terreno dell’avversario), le lotte in Francia si giocano su un terreno più favorevole e mettono in crisi l’architettura del capitale con l’uso della forza e colpendolo sul lato economico.

Ovviamente, la lotta sociale dovrà per forza diventare lotta politica e avrà bisogno di un referente in grado di spostare il rapporto di forza su quel piano. Potrebbe accadere quindi, come già in Grecia, che questo passaggio risulti impossibile ma senza questi due passaggi tutto diventa impossibile.

Per questo occorrerà ancora una volta imparare dagli avvenimenti e trasformare la battaglia referendaria in una battaglia sociale magari cominciando dallo sciopero generale già previsto per il 23 settembre.

Ricapitolando, ciò che emerge in sintesi dagli avvenimenti di questo inizio estate:

1) Il nemico di fase (l’Unione Europea) è in profonda crisi di legittimazione, è un animale ferito che però ha ancora in mano le leve del potere e le usa in maniera feroce.

2) Le battaglie democratiche e le battaglie sociali sono da tenere insieme in maniera dialettica. Ciascuna da sola non basta e occorre tenere insieme i due piani.

3) Qualsiasi vittoria sul terreno diverso della democrazia o sul terreno delle mobilitazioni ha bisogno di un supporto in grado di trasferire sul piano politico le vittorie, difendersi da tutti gli attacchi ed evitare tradimenti. Ha bisogno cioè dell’unità politica delle forze di classe, anche in Italia.

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