28 agosto 1985. Strage a Città del Capo

La storia del novecento è anche quella del lungo regime di segregazione razziale in Sud Africa (ma anche in Namibia amministrata dal governo sud africano). Regime a cui ha risposto la lotta sociale e armata dell’African National Congress di Nelson Mandela.

Il regime di segregazione prese ufficialmente forma nel 1948 imposto dalla minoranza Afrikaner (circa l’ottanta percento dei cittadini del paese era di origine nera o meticcia, la minoranza bianca era divisa tra coloni inglesi e afrikaner). 

Da Wikipedia:

Nel 1956 la politica di apartheid fu estesa a tutti i cittadini di colore, compresi gli asiatici. Negli anni ’60, 3,5 milioni di neri, chiamati bantu, furono sfrattati con la forza dalle loro case e deportati nelle “homeland del sud”. I neri furono privati di ogni diritto politico e civile. Potevano frequentare solo l’istituzione di scuole agricole e commerciali speciali. I negozi dovevano servire tutti i clienti bianchi prima dei neri. Dovevano avere speciali passaporti interni per muoversi nelle zone bianche, pena l’arresto.

La lotta contro l’apartheid inizia quasi subito ma dagli anni 60 si sviluppa la rivolta vera e propria dell’Umkhonto we sizwe (Lancia della Nazione, braccio armato dell’African National Congress). Nelson Mandela viene incarcerato nell’agosto del 1962 e condannato all’ergastolo. Trascorre anni nell’isola prigione di Robben Island per poi essere trasferito a Città del Capo. Nel 1985 rinuncia alla libertà condizionata che gli sarebbe stata concessa in cambio della fine della lotta armata.

Il 28 agosto 1985, 20 manifestanti che marciavano verso la prigione di Mandela furono massacrati dal governo del Sud Africa. Fu una delle innumerevoli stragi che colpirono chi si ribellava al regime razzista.

Mandela uscì di carcere l’undici febbraio del 1990. Dopo 24 anni di detenzione nel 1994 diverrà Presidente del Sud Africa dopo aver ricevuto nel 1993 il Premio Nobel per la pace.

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