Salviamo l’istruzione non i profitti dei padroni

Nel fine settimana, anche a Genova, si sono tenute manifestazioni sul tema dell’Istruzione. Sabato pomeriggio un presidio davanti alla Prefettura di Genova per chiedere un piano di riapertura delle scuole a Settembre, l’abbandono della DAD relegandola solo a future emergenze e un piano di investimenti in personale e strutture. Domenica pomeriggio invece, il gruppo di studenti genovesi che appoggia la campagna #noterzarata, si è dato appuntamento a De Ferrari per una assemblea a sostegno del diritto all’istruzione, alla decurtazione delle tasse universitarie e contro il modello didattico imposto dalla didattica on line. In queste ore il Governo sembra aver firmato l’ennesimo compromesso sulla scuola allungando i tempi per il concorso docenti, prolungando quindi il periodo dell’incertezza e della precarietà. Genova City Strike, con Potere al Popolo Genova sostiene queste mobilitazioni ed era presente in piazza. Di seguito il testo diffuso da Potere al Popolo Genova.

LA SCUOLA SI CURA, NON SI CHIUDE

Le scuole italiane sono rimaste chiuse per l’emergenza Covid-19 dalla fine di febbraio. Rimarranno chiuse fino al termine dell’anno scolastico mentre non è chiaro quale sia l’orientamento del Governo per il prossimo anno scolastico. La ministra Azzolina non manda indicazioni precise nonostante sia continuamente intervistata in televisione e sui giornali dicendo cose che il giorno dopo ritratta senza battere ciglio.

La didattica a distanza adottata dall’inizio della pandemia era una scelta obbligata, non si poteva fare altrimenti nell’immediato. Ma questa deve rimanere una didattica dell’emergenza mentre l’obiettivo deve essere quello di riaprire al più presto le scuole di ogni ordine e grado. Per fare questo servono indicazioni precise e una serie di investimenti economici per assumere insegnanti, stabilizzare i precari, aumentare il personale, mettere a norma gli edifici scolastici.
E’ infatti possibile che sia necessario nuovamente effettuare procedure di distanziamento che devono essere gestite attraverso la possibilità di ampliare le norme di sicurezza (maggior numero di classi e di aule, maggior numero di docenti e incremento del personale ausiliario) mantenendo però la possibilità di avere una didattica in presenza.

Molte voci si sono levate in questi giorni a sostegno della scuola. Per noi è comunque importante ribadire che la scuola non è solo necessaria al mondo del lavoro, ma è un pilastro per l’intera società. A scuola non si impara solo un mestiere ma si vivono relazioni, si costruisce un bagaglio culturale che serve a orientarsi nella società per migliorarla, si impara a relazionarsi con la complessità sociale e le sue differenze culturali ed economiche. Tutto questo diventa sostanzialmente impossibile con la didattica a distanza che, nelle attuali condizioni, risulta uno strumento estremamente escludente: non tutte le famiglie, infatti, hanno a disposizione supporti tecnologici, connessione internet veloce, spazi in casa tranquilli.

Chiediamo quindi che si investa sull’istruzione pubblica e statale con assunzioni, regolarizzazioni e miglioramento degli edifici.

Chiediamo che vengano garantiti spazi ampi, anche all’aperto e sul territorio, per realizzare apprendimenti significativi in condizioni di sicurezza.

Chiediamo che la DAD sia considerata solo come una procedura da attivare in casi di assoluta necessità, per cui occorre prevedere fin da subito un piano che permetta a tutti di accedervi attraverso linee internet solide e gratuite e attraverso la fornitura di dispositivi digitali a tutti coloro che ne sono privi.

Chiediamo inoltre che lo Stato Italiano consideri prioritario l’utilizzo di piattaforme informatiche libere e non legate a multinazionali dell’informatica in modo da non costringere migliaia di persone a diventare finanziatori inconsapevoli e obbligati di aziende che in questi mesi hanno decuplicato i profitti sfruttando i dati personali di studenti e personale della scuola.

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