Dillinger è morto. Michel Piccoli (Parigi, 27 dicembre 1925 – Saint-Philbert-sur-Risle, 12 maggio 2020)

Nella infinita sequenza di partenze da questo pianeta di grandi che hanno fatto la storia dello spettacolo è toccato a Michel Piccoli.
Di fronte a personalità del genere non si sa davvero da che parte cominciare.
Anche di lui si può dire che al cinema è stato tutto. Papa in “Habemus papam, 2011, di Nanni Moretti, re ne “Il mondo nuovo”, 1982″, di Ettore Scola, Buffalo Bill in “Non toccare la donna bianca”, 1974, di Marco Ferreri, ministro in “Il fascino discreto della borghesia”, 1973, di Luis Bunuel, feudatario in “Leonor”, 1975, sempre di Luis Bunuel, commissario in “Max et les ferraillieurs” ovvero “Il commissario Pellissier”, 1970, di Claude Sautet, gangster in “Trio infernale”, 1974, di Francis Girod, magistrato in “Salto nel vuoto”, 1977, di Marco Bellocchio, notabile di partito in “Todo modo”, 1977, di Elio Petri, agente segreto in “Topaz”, 1969, di Alfred Hitchcock, barone De Sade in “La via lattea”, 1969, di Luis Bunuel, scrittore in “Les choses de la vie”, banalmente intitolato in Italia “L’amante”, 1969, di Claude Sautet, sceneggiatore ne “Il disprezzo”, 1963, di Jean-Luc Godard, pittore ne “La bella scontrosa”, 1991, di Jacques Rivette e un’infinità di altri ruoli in quasi 70 anni di carriera, dal 1945 al 2014.
Un attore estremamente elegante, eccellente soprattutto nell’interpretare personaggi ambigui, dalla doppia faccia. E’ lunga la lista degli autori che lo hanno voluto in più film. E se la si scorre si notano fra i più grandi: da Luis Bunuel, con il quale ha interpretato 6 film, da “La mort en ce jardin” (in Italia “La selva dei dannati”, 1956) al “Fantasma della libertà” (1974), Marco Ferreri, con il quale ha lavorato in 6 film, da “Dillinger è morto” (1969) a “Come sono buoni i bianchi” (1988), Claude Chabrol, con cui ha lavorato in 2 film, “La décade prodigieuse” (in Italia banalizzato in “Dieci incredibili giorni”, 1971) e “Les nouces rouges” (“L’amico di famiglia”, 1974), Marco Bellocchio, per il quale ha interpretato due film (l’altro è “Gli occhi, la bocca”, del 1982), il sempre ingiustamente sottovalutato Claude Sautet, del quale è stato l’attore preferito e con il quale ha lavorato in 4 film, da “Les choses de la vie” (“L’amante”, 1969) a “Mado” (1976), specialisti del film nero spesso a sfondo politico come Yves Boisset, con il quale ha lavorato in 3 film, da “L’attentato” (1972), ispirato all’omicidio dell’attivista algerino Ben Barka a “Il prezzo del pericolo” (1983), Costantin Costa-Gavras, che ha praticamente tenuto a battesimo nei suoi primi due film, “Vagone letto per assassini” (1965) e “Il 13° uomo” (1967), Louis Malle, con il quale ha lavorato in 2 film, “Atlantic City U.S.A:” (1980) e “Milou a maggio” (1990), Manoel De Oliveira, con il quale ha interpretato vari film, da “Party” (1996) a “Rencontre unique” (2007). Ha partecipato all’esordio di ben 3 registi d’eccezione: il cantautore Jacques Brel, con “Le Far West” (1973), il grande direttore della fotografia Luciano Tovoli, con “Il generale dell’armata morta” (1983) a cui ha collaborato anche alla sceneggiatura e l’attrice e cantante Jane Birkin con “Boxes” (2007).
Ha lavorato in film diretti da donne, come Agnes Varda, della quale ha interpretato 3 film, da “Les créatures” (1966) a “Cento e una notte” (1995), Nadine Marquand-Trintignant (“Mon amour, mon amour”, 1967), Liliana Cavani (“Oltre la porta”, 1982). E si potrebbe continuare. Se Jean Gabin è stato il più popolare e grande attore del cinema francese fra gli anni Quaranta e Cinquanta Michel Piccoli lo è stato senz’altro negli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Penso che nessun altro abbia raggiunto i suoi livelli di interpretazione, l’unico forse potrebbe essere un altro gigante del cinema francese come Philippe Noiret, che spesso ha lavorato in film con Michel Piccoli.
Michel Piccoli dovrà essere ricordato anche per la sua capacità di autoironia, specialmente per due personaggi maniacali da antologia: l’industriale alienato che prepara con meticolosità la sua autodistruzione dedicandosi a ripulire un’arma casualmente trovata in casa che poi sperimenta uccidendo la compagna interpretata da Anita Pallenberg, modella compagna del cantante Mike Jagger, dei “Rolling stones” in “Dillinger è morto” e il dentista che dopo l’ennesima crisi con una donna sceglie come partner una bambola gonfiabile in “Grandeur nature” (in Italia “Life Size”, 1974) di Luis Garcia Berlanga.
Michel Piccoli ha diretto 5 film tutti inediti nel nostro paese, di cui 3 lungometraggi: “Alors voilà” (1997), “La plage noire” (“la spiaggia nera”, 2001) e “C’est pas tout a fait la vie dont j’avais reve” (2005).
E’ stato anche un uomo politicamente impegnato, vicino al Partito Socialista Francese.
Con lui se ne va un autentico signore dello schermo, capace di mantenere eleganza anche nei film in cui gli è toccato recitare le condizioni esattamente opposte come “La poudre d’escampette” (in Italia, banalmente, “Darsela a gambe”, 1972), di un regista, abituato a lavorare con autentici avventurieri dello schermo come Jean-Paul Belmondo, come Il sottovalutato Philippe De Broca.

Angelo Gandolfi da un post su social network

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