L’autunno della scuola, prossimo venturo

La Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha finalmente illustrato le linee guida per la ripresa della scuola a settembre. Dopo una miriade di dichiarazioni a mezzo stampa in cui annunciare tutto e smentire il giorno successivo era la regola, è uscito un testo in cui sostanzialmente si delega ogni decisione alle singole scuole in nome dell’autonomia.

Il Governo Conte si trova dunque di fronte a una questione in cui non vale più il meccanismo della promessa che, immancabilmente, non sarà mai mantenuta. L’esecutivo non può promettere soldi che non vuole spendere, non può rimandare ad accordi su finanziamenti in sede UE che vengono annunciati in conferenze stampa roboanti, ma che in realtà sono pura propaganda visto che il Consiglio europeo è diviso e va avanti solo allungando i tempi.

L’Istruzione a settembre deve ripartire e la situazione è tale per cui ogni promessa si scontra con il fatto che non esiste nessun piano per l’assunzione di nuovo personale.

Per il rientro in sicurezza, la questione del personale, non solo docente ma anche ausiliario, è quella dirimente. Per garantire la sicurezza sanitaria sarebbe necessario predisporre un piano per dimezzare gli studenti per classe, ma questo è possibile solo con un piano straordinario di assunzioni che non viene neppure considerato.

Vi è poi la questione degli spazi che sarebbe stata affrontata assegnando poteri e fondi agli enti locali di cui però, al momento, non vi è traccia.

Per la prima volta in modo ufficiale, nei testi proposti dal governo, si afferma la necessità dell’affiancamento della didattica in presenza a quella a distanza. Il tutto senza neppure porsi il problema di studiare una adeguata piattaforma informatica pubblica, lasciando il tutto nelle mani delle solite multinazionali tecnologiche (da Google a Microsoft passando per Zoom).

In breve si sostiene che l’emergenza che affrontata nel periodo di esplosione della pandemia diventerà la regola. Tutto questo non può essere neppure messo a conto dell’attuale governo che si trova a gestire una situazione già compromessa da decenni di tagli e privatizzazioni più o meno mascherate. Una situazione in cui al personale è stato chiesto uno sforzo che però non è servito a migliorare il mondo dell’istruzione che è diventato meno efficiente, più escludente per le fasce deboli, al quasi esclusivo servizio delle imprese che hanno ricevuto in cambio rimodulazione dei programmi e possibilità di far lavorare gratis studenti e studentesse con stage e alternanze varie.

La pandemia e l’avvio forzato della didattica a distanza hanno reso evidenti le fragilità di un sistema che ora dimostra tutta la propria insostenibilità. Tutto ciò che dovrebbe fare oggi un governo decente è prenderne atto, investire in assunzioni e risorse, ma questo si scontra con le rigidità di bilancio in sede europea e con un atteggiamento di continuità rispetto ai governi precedenti, a fronte di una situazione che invece richiederebbe rotture nette.

Le manifestazioni di questi giorni su scuola e università, quindi, devono essere soltanto un prologo di ciò che deve succedere in autunno.

Il mondo dell’istruzione può funzionare come una forza ricompositiva di una lotta che deve essere contemporaneamente sociale e politica.

Nella scuola si incontrano studenti, famiglie, lavoratori. Per andare a scuola in sicurezza occorre il potenziamento dei trasporti pubblici. Per gestire la sicurezza sanitaria ci vogliono i medici scolastici e occorre potenziare la sanità pubblica di prossimità.

Per garantire il diritto all’istruzione per le fasce più deboli occorre abbassare le tasse per i meno abbienti, rivedere il sistema degli affitti per i fuori sede garantendo canoni equi e bloccando l’elusione con gli affitti in nero.

La lotta dell’autunno per la scuola e l’istruzione pubblica dovrà quindi essere una lotta generale per un intero complesso di diritti, può unirsi a una lotta per ricostruire la sanità pubblica, per potenziare il trasporto pubblico, per il recupero dei diritti dei più deboli economicamente e socialmente. Per il recupero delle risorse sottratte ai ceti popolari e al welfare prendendoli dove ci sono e sottraendoli a rendite e padroni. Dovrà quindi essere una lotta generale per il futuro e per un nuovo modello di sviluppo completamente ribaltato rispetto alla logica privatistica e neo liberista di questi anni.

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