Manlio Calegari, L’equilibrio mobile: Storie a confronto. Carlo, Minetto e la sesta zona partigiana

Manlio Calegari, per anni ricercatore ed insegnante all’università di Genova, ha, al suo attivo Comunisti e partigiani. Genova 1942-1945 (Milano, ed. Selene, 2001), in cui ricostruiva il riformarsi del Partito comunista nel 1942, i 45 giorni di Badoglio, l’inizio della resistenza armata, gli scacchi della primavera 1944, sino alla deportazione di 1.600 operai inviati nelle fabbriche tedesche (giugno 1944), sino all’insurrezione del 24 aprile 1944. Molto spazio era dedicato alla divisione Cichero (borgo nell’entroterra di Chiavari), alla singolare figura dell’ufficiale cattolico Bisagno, al non facile rapporto fra questi e i comunisti, culminato nei contrasti tra i vertici militari comunisti e non comunisti che conducono il movimento partigiano sull’orlo della spaccatura.

Il tema torna nell’ultimo breve scritto di Calegari, in cui l’autore, usando, in particolar modo, gli strumenti della storia orale, tenta di ricostruire i fatti, senza pretesa di verità, ma portando alla luce le diverse letture ed interpretazioni dei protagonisti.

Il testo nasce da un incontro che ricorda, nel 1987, la battaglia di Pertuso, dell’agosto 1944. Anima dell’iniziativa è Giovan Battista Lazagna, “Carlo”, comandante partigiano, autore di Ponte rotto, uno dei maggiori testi di memorialistica partigiana. Dopo anni di attività politica nel dopoguerra (segretario di sezione PCI, redattore dell’”Unità”, consigliere comunale), Lazagna è per due volte in carcere, sospettato di legame con l’editore Feltrinelli e con la lotta armata degli anni ’70 e poi soggetto all’obbligo di dimora a Rocchetta Borbera, “convertito” da avvocato a contadino e taglialegna. Qui ricostruisce un tessuto di relazioni con settori resistenziali, un centro di documentazione, organizza iniziative di cui il convegno del 1987 è esempio.

Calegari, tentando la ricostruzione dei fatti, attraverso le memorie dei protagonisti, si rende conto di due interpretazioni, “verità” diverse, non riconducibili ad unità. Dalle testimonianze emergono i Non ricordo, le confusioni di date, il diverso peso dato agli stessi fatti.

Diverse, opposte sono le valutazioni di Lazagna e di Erasmo Marrè (Minetto), cattolico, formatosi nella FUCI. Lo scontro che si apre nelle formazioni partigiane deriva dal tentativo comunista di ridimensionare il ruolo del comandante Bisagno e garantire una propria egemonia sul movimento o, al contrario dall’offensiva cattolica e democristiana che tende a modificare i rapporti di forza?

Minetto è netto e polemico. Se, a livello di base, i contrasti si ricompongono, i vertici politici di città, di zona tendono ad esasperarli, impongono una logica spartitoria, soprattutto per responsabilità del PCI. Diversa è la lettura di Lazagna e di Giorgio Gimelli, per anni presidente dell’ANPI genovese e storico “ufficiale” delle vicende politico- militare della Sesta zona (quella in cui opera la divisione partigiana). Minetto non è solamente il cattolico di base, contrario alle manovre politiche comuniste, ma è autore di trame, coperte dalla DC e soprattutto da Taviani, sul cui ruolo nella resistenza ligure, permangono giudizi diversi, se non opposti.

L’autore offre molte altre testimonianze e tratteggia altre figure. Gino, polemico contro l’Istituto storico genovese e sostenitore del carattere popolare e spontaneo dell’insurrezione del 24 aprile 1945 (non dovuta, quindi, alle capacità direttive del CLN), Miro, il partigiano slavo che ha combattuto nella banda, e che, nel 1948, tornerà brevemente in Liguria, nel tentativo di sostenere le posizioni titine, dopo la scomunica staliniana, Marietta che descrive acutamente la realtà partigiana, Italo Pietra che giudica chiuse e settarie tante posizioni e scelte di quegli anni drammatici, “Dente” Bianchini (classe 1902), tra i fondatori del PCI, che vede nel partigianato un episodio della storia del partito e ne rivendica il ruolo, insostituibile, di guida e di direzione, ad iniziare dalla scelta dei comandanti, “fidatissimi”, indispensabili per guidare un esercito volontario poco disciplinato.

Calegari, nel tratteggiare l’epopea partigiana, le scelte di tanti ventenni che scelsero la montagna, fa spesso riferimento alla propria esperienza personale, la partecipazione ai movimenti degli anni ’60, come integrazione, ma anche come discontinuità rispetto alla militanza nel PCI.

Il breve testo si chiude con il significativo riferimento all’Intervista a Minetto che Lazagna scrive, in una sorta di dialogo con il compagno/avversario, frutto di registrazioni effettuate fra il 1994 e il 1996 e di integrazioni personali. Un confronto da cui emergono due personalità, due formazioni, due interpretazioni molto diverse, ambedue segnate dall’esperienza resistenziale che li ha accompagnati per l’intera vita.

Manlio CALEGARI, L’equilibrio mobile: Storie a confronto. Carlo, Minetto e la sesta zona partigiana, Acqui terme, Impressioni grafiche, 2020, pp. 101, 10 euro

Sergio Dalmasso, giugno 2020

Sull’autore vedi anche: https://www.citystrike.org/2019/03/18/behind-the-lines-il-passaggio-dagli-ideali-alla-concretezza-della-lotta/

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