La solidarietà non è un crimine. CALP e Sea Watch in presidio Venerdì 25 giugno a Genova

L’appuntamento è in Largo Eros Lanfranco, venerdì 25 giugno alle 16,30. Qui l’evento fb. Partecipiamo e invitiamo a partecipare

Di seguito il comunicato di indizione

Dal 2016 ad oggi, la maggior parte degli armamenti e sistemi militari prodotti in Italia sono stati esportati verso le zone più “calde” del mondo: il Nord Africa e il Medio Oriente. Non a caso questi sono i Paesi di origine o di transito delle persone soccorse dalle navi delle ONG nel Mediterraneo Centrale, la rotta migratoria più letale al mondo.
Il Mar Mediterraneo è stato trasformato in una barriera volta a respingere chi prova ad attraversarla in cerca di salvezza, ma aperta al passaggio di armi e rifiuti tossici.
L’Europa, e i suoi Stati Membri, oltre ad alimentare i conflitti e lo sfruttamento economico che spingono migliaia di persone a lasciare forzatamente le loro terre d’origine, continuano a militarizzare i propri confini e si assumono la responsabilità di sistematiche omissioni e imperdonabili ritardi nelle operazioni di ricerca e soccorso.
L’indifferenza è complicità. E nessuno potrà più giustificarsi dicendo di non sapere. Le conseguenze delle scelte dei governi europei sono sotto gli occhi di tutti: donne, uomini e bambini vittime di regimi autoritari, di guerre, di torture e sfruttamenti portano addosso i segni degli abusi fisici e psicologici perpetrati sulla base di accordi dal sapore neocoloniale.
Eppure un filo rosso – quello della criminalizzazione e della repressione – lega chi da sempre si oppone a tali politiche che promuovono e sostengono guerre economiche e regimi di frontiera mortali. Sia per le ONG impegnate in mare come Sea-Watch che per i lavoratori portuali del CALP la tutela della vita e dei diritti umani costituiscono una scelta quotidiana sulla quale non si è disponibili a scendere a compromessi.
Negli ultimi quattro anni, le Procure Siciliane hanno aperto ben venti indagini contro gli equipaggi delle navi umanitarie. Le accuse, che ad oggi non hanno mai portato ad una sentenza di condanna, includono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, resistenza a pubblico ufficiale, violenza a nave da guerra e associazione a delinquere. Inoltre, nel solo triennio 2019-2020, dieci sono state le navi sottoposte a fermo amministrativo. Da inizio 2020 a oggi, mentre più di milleseicento persone annegavano nel tentativo di raggiungere l’Europa, le navi delle ONG sono rimaste bloccate per più di mille giorni. Al momento tre su otto sono in stato di fermo.
A Genova, invece, CALP è indagato per associazione a delinquere: reato di mera condotta, volto a tutelare l’ordine pubblico, che si configura quindi con sola la costituzione dell’associazione, a prescindere dalla effettiva commissione di reati.
I processi alla solidarietà mirano a logorare il carattere associativo delle nostre lotte, ossia la sua azione collettiva e di denuncia sociale. Elementi, questi ultimi, che evidentemente rappresentano una minaccia per chi vuole mettere a tacere ogni testimone scomodo nel Mediterraneo o nei suoi porti.
Tuttavia, coloro che violano sistematicamente i diritti umani, le leggi della Repubblica Italiana, nonché i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, tra cui il diritto al soccorso e all’asilo, il principio secondo cui l’Italia ripudia la guerra e i divieti relativi al traffico di armi, non sono né le ONG impegnate nel Mediterraneo né i lavoratori del CALP.
Per questo Sea-Watch e il CALP hanno deciso di scendere in piazza uniti il 25 giugno, alle ore 16.30, con un presidio sotto la Prefettura di Genova per ribadire con forza l’impegno comune contro ogni guerra e in difesa dei diritti umani di tutte e tutti.
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