La guerra alla Cina

Versione pdf da scaricare. Con copertina, suddivisione in capitoli e note al termine dei capitoli

Introduzione al testo

Riportiamo, per esteso, la traduzione di un testo abbastanza lungo e complesso di Izak Novak (in originale qui), dal titolo The war on China”. Ringraziamo per la traduzione e per il permesso di pubblicazione Qiao Collective (traduzione qui), un gruppo di cittadini cinesi della diaspora, impegnati nella divulgazione di alcuni aspetti della contemporaneità cinese in chiave antimperialista e anticolonialista.

Rispetto all’originale tradotto, aggiungiamo una breve introduzione del nostro collettivo e alcune note esplicative su alcuni passaggi che, per lettori meno formati, potrebbero risultare ostici (le nostre note sono nell’introduzione e, nel testo, sono indicate con lettere a-h; le note dell’autore con i numeri da 1 a 56).

Lo scopo è divulgare un testo di taglio storico, capace di inquadrare, in un modo a nostro giudizio molto corretto, alcuni passaggi chiave della storia recente della Repubblica Popolare Cinese. Con particolare riferimento ai vari passaggi del cosiddetto Patto Cina-USA, in vigore da fine anni ‘70 fino all’inizio della seconda amministrazione Obama.

La principale chiave di lettura del testo è legata alla figura di Deng Xiao Ping, che a fine anni ‘70, impone una svolta all’economia e alla politica cinese. Le modernizzazioni introdotte da Deng, in gran parte comunque già in nuce nelle precedenti amministrazioni politiche di Mao Zedong, introducono la Cina nel novero dei sistemi in cui il capitalismo assume un ruolo chiave nella crescita dei fattori produttivi del paese. Questa svolta, comporta anche cambiamenti di natura geopolitica e nelle relazioni tra Stati.

L’importanza del testo di Novak per noi è molteplice. Da un lato vengono evidenziati gli elementi di continuità tra il periodo di Mao Zedong e quello successivo, dove la svolta di Deng non viene banalizzata come sola rottura politica con il socialismo di Mao, come erroneamente creduto per molti anni, in particolare in Occidente.

Dall’altro lato viene sottolineato come gli accordi con il capitale statunitense, non determinarono mai il venir meno della sostanziale incompatibilità tra il sistema cinese e quello americano: il permanere di elementi conflittuali è il campo di gioco in cui si sviluppa una partita dove ognuno dei contendenti pensava di sconfiggere il proprio nemico.

Sulla base di questa analisi storica, il testo permette di capire la portata dello scontro che attualmente si sta giocando a livello globale tra USA e Cina, una partita in cui gli elementi di rottura possibili sono molteplici. In cui gli USA, consci delle proprie difficoltà, stanno cercando in tutti i modi di bloccare lo sviluppo economico, tecnologico e militare della Cina ricorrendo a una riedizione della guerra fredda che condussero contro l’Unione Sovietica.

Per i dettagli, vi lasciamo alla lettura del testo.

Per quel che ci riguarda siamo consci della difficoltà a riconoscere, soprattutto per chi, come noi, è cresciuto con il marxismo occidentale, nella Cina e nel suo recente sviluppo uno dei possibili fronti di lotta politica in cui impegnarsi, contrastando la nuova guerra fredda, difendendo la Repubblica Popolare e il suo sistema economico e di alleanze.

Paradossalmente, la discussione tra comunisti in occidente sulla Cina e sul significato delle aperture di Deng Xiao Ping, pur partendo da posizioni opposte e inconciliabili, non si è distaccato poi troppo da ciò che potevano pensare gli USA, la NATO e il sistema economico imperialista.

Come gli USA, con le varie amministrazioni che si sono succedute, erano convinte che il capitalismo avrebbe distrutto la struttura politica uscita dalla Rivoluzione Cinese (in virtù dell’idea che il mercato avrebbe trionfato sulla politica in quanto strumento di allocazione delle risorse economiche superiore alla pianificazione politica), i comunisti in occidente (con pochissime eccezioni), hanno pensato che il mercato e il capitalismo avrebbero finito con il distruggere tutte le conquiste seguite alla lotta patriottica e anticoloniale cinese guidata da Mao.

Si può quindi pensare bene o male del capitalismo, ma si pensa comunque che sia invincibile e si conclude che debba trionfare in qualsiasi caso. Il risultato sarebbe stato positivo per i padroni, un incubo per il movimento internazionale comunista. Da questo punto di vista, per l’imperialismo, Deng e i riformatori avrebbero finito per autodistruggere, volenti o nolenti, l’anomalia della Cina di Mao, colpendo a morte l’intero movimento comunista mentre, per i comunisti occidentali, si trattava invece di traditori della classe operaia.

A distanza di 50 anni si può dire che le cose non sono andate in questo modo. Se per l’imperialismo si tratta di una sconfitta sul campo a cui rimediare in ogni modo, per il comunismo in occidente forse, sarebbe necessaria qualche riflessione. Magari sul ruolo dello Stato, sul significato della pianificazione collettiva, sul ruolo guida del Partito Comunista Cinese. Su questo, il testo di Novak da molte informazioni su cui discutere e costruire analisi.

Per noi, ciò che è importante è il ragionamento sul “Che fare”. Non ci interessa nessuna ricostruzione storica, se svolta senza ragionare sul presente. Non ci interessa neppure discutere sulle contraddizioni, evidenti per lunghi periodi della storia recente della Cina (solo a titolo di esempio citiamo Piazza Tien An Men, le lotte operaie nelle fabbriche degli anni ‘90 e oltre(1a,1b)) per stabilire il grado di socialismo che permea la società cinese contemporanea.

Lo stesso Xi Jimping, tra l’altro, si guarda bene dal considerare il socialismo come un qualcosa di raggiunto ma piuttosto come una meta possibile e realizzabile verso cui continuare a dirigere il paese.

Questo però non ci esime dal chiedersi se sia corretto considerare l’intero pianeta come una unica gabbia normalizzata dove vige la sola ed esclusiva regola dello sfruttamento, dell’impoverimento dei lavoratori, della guerra permanente.

Considerare, (come luogo comune per decenni e in parte anche oggi) la Cina come l’inferno del neoliberismo, come un posto dove lo sfruttamento può svolgersi in modo imperioso, senza regole, senza nessuna possibilità di conflitto democratico, ci sembra un ragionamento abbastanza sciocco, che conduce in una strada totalmente sbagliata.

Non esisterà, per la rivoluzione in occidente, nessun esempio cinese: troppe sono le diversità storiche e culturali per pensarlo. La dialettica ci impone di pensare e costruirci la nostra rivoluzione.

Detto ciò non possiamo esimerci dal porre in discussione il fatto che una nostra neutralità è impossibile. Lo sviluppo poderoso della Cina con il gigantesco balzo in avanti delle condizioni di vita di milioni di uomini e donne, la necessità di progettare un diverso sistema di relazioni internazionali sganciato dal sistema di guerra e distruzione degli USA e della NATO, la possibilità di unire nello sviluppo paesi e popoli che si ribellano contro una vita posta nelle mani di pochissimi padroni e finanzieri sono questioni che non sono solo etiche o morali, ma impattano direttamente sulle nostre vite, sui nostri diritti come classe lavoratrice.

Per scegliere da che parte stare, crediamo che ci siano, quindi, ottime ragioni. Cominciando con il porre questa discussione, aprendo un confronto informato e senza pregiudizi più o meno fondati.

Vi auguriamo quindi, per chi avrà voglia, una buona lettura.

Collettivo Comunista Genova City Strike

Note all’introduzione:

1) Per una lettura attenta delle lotte operaie in Cina, sono disponibili vari testi. In particolare segnaliamo i testi di Devi Sacchetto e Ferruccio Gambino. E i saggi di Pun Ngai.

a) Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto: “Nella fabbrica globale. Vite al lavoro e resistenze operaie nel laboratorio della Foxconn”, Ombre Corte 2015.

b) Pun Ngai: “Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti”, Jaca Book 2012.

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Guerra alla Cina

di Izak Novak

Siamo qui nel punto da cui la Lunga Marcia cominciò per ricordare il momento in cui l’Armata Rossa cominciò il suo viaggio. Ci stiamo imbarcando oggi in una Nuova Lunga Marcia, e dobbiamo cominciare di nuovo tutto da capo.”

– Xi Jinping, Maggio 2019

La propaganda che circonda il COVID-19 e la risposta cinese alla pandemia, è solo l’ultima escalation in una strategia geopolitica a lungo termine dell’imperialismo USA mirata a distruggere la Cina. Poche persone di sinistra e del movimento socialista nel centro imperiale hanno fatto attenzione alla storica rottura nelle relazioni USA-Cina. Sin da Deng Xiaoping, le relazioni USA-Cina sono dipese da quello che io chiamo “Il Patto” tra il capitale USA e il sorgente stato socialista cinese.

La classe dominante degli Stati Uniti ora sta comprendendo di avere in mano la carta perdente di quel patto. Con la crescente integrazione verticale della produzione(a) e lo sviluppo tecnologico della Cina, il suo desiderio di sviluppare i paesi vicini e capovolgere, per mezzo della Belt-and-Road Initiative (BRI), l’ordine guidato da Washington emerso dopo la Seconda Guerra Mondiale, quel patto si sta dispiegando rapidamente. Le riforme di mercato del sistema cinese non hanno condotto a quello cui hanno condotto in Unione Sovietica(b) – al contrario, la dirigenza del Partito Comunista Cinese si è rafforzata nell’abilità dello stato di cogliere le capacità tecnologiche, organizzative, e produttive del capitale USA.

Come conseguenza, un costante processo di “disaccoppiamento” è andato avanti sottotraccia ed è stato accelerato dal regime di Trump. Siamo ora nell’epoca della guerra ibrida tra gli USA e la Cina.

Questo articolo tratteggerà la progressione storica di questa nuova epoca.

a) Si intende un modello di impresa che tiene al suo interno tutta la filiera produttiva. L’alternativa è il sistema di integrazione orizzontale, dove l’impresa posta al vertice della filiera sviluppa partnership e accordi con altre aziende per fabbricare i propri prodotti mantenendo al proprio interno solo i reparti di ricerca e sviluppo ed ingegnerizzazione (si pensi ad Apple e il suo Designed in California – Assembled in China).

b) Ci si riferisce al crollo dell’URSS, dopo le aperture economiche, sociali e politiche dell’era Gorbachev.

Parte 1. La strategia dell’imperialismo USA in Eurasia – Il piano Brzezinski

Zbigniew Brzezinski è morto il 26 maggio 2017. Ben pochi nella sinistra comprendono l’importanza che ha avuto come pianificatore della strategia imperialista statunitense. Brzezinski fu Consigliere per la Sicurezza Nazionale nell’amministrazione Carter, un incarico che gli fu affidato nel 1977 dopo avere servito come consigliere capo per la politica estera. Come membro del Council on Foreign Relations, come partecipante del Gruppo Bilderberg e fondatore della Commissione Trilaterale, Brzezinski è stato profondamente integrato nella struttura decisionale del centro imperiale più di chiunque altro nella storia.

Brzezinski è noto soprattutto per il suo sostegno ai Mujahideen contro l’Unione Sovietica, che pianificò tramite l’“Operazione Ciclone”(c). Questa operazione – che ebbe un effetto a cascata in tutta la regione e determinò collegamenti stabili tra la CIA e Bin Laden – rivela le modalità con le quali Brzezinski riteneva necessario fermare l’URSS e intervenire in Asia Centrale/Meridionale. Ma perché questa regione è così importante per l’impero USA?

Nel suo libro del 1997 “La Grande Scacchiera” Brzezinski espose, in modo schietto, l’importanza della massa continentale Eurasiatica e del controllo dell’America su di essa:

Il compito che si pone di fronte agli Stati Uniti, egli arguisce, è di diventare il solo arbitro politico nelle terre eurasiatiche ed impedire l’emersione di qualsiasi potenza rivale che minacci i nostri interessi materiali e diplomatici. La massa continentale eurasiatica, dimora della maggior parte della popolazione, delle risorse naturali, e delle attività economiche del globo è la “grande scacchiera” su cui la supremazia dell’America sarà ratificata e messa alla prova negli anni a venire.

Impedire l’emersione di una potenza rivale in Eurasia significa impiegare tutti i metodi di sovversione e attacco palesi e occulti. Come abbiamo visto con gli interventi USA in Iran, le guerre in Iraq, l’invasione dell’Afghanistan e una devastante guerra per procura in Siria, gli USA sono hanno sistematicamente selezionare e attaccato gli anelli deboli della catena di paesi che si allunga attraverso l’Asia centrale e meridionale.

È questa regione, dal Kazakhistan a nord, alla Palestina ad ovest e fino all’India e alla Cina occidentale, che forma un cuneo a figura triangolare, a dividere l’espansione geopolitica meridionale della Russia e occidentale della Cina. Questa vasta area è dove l’impero USA ha per decenni mosso guerra contro i paesi che non si mettono in riga, solidificando al contempo alleanze con Israele, monarchie del Golfo e India. Sebbene un conflitto diretto con la Russia o la Cina sia improbabile, date le implicazioni nucleari che comporterebbe, controllare questo scacchiere politicamente, militarmente, ed economicamente restringerà di molto le opzioni di entrambi gli stati.

Figura 1: il “Triangolo di Controllo” dell’impero USA, un’area di bersaglio geopolitico che cerca di controllare per impedire avanzamenti geopolitici a sud della Russia e ad ovest della Cina così come l’emersione di qualsiasi potenza locale (per esempio: l’Iran).

Inoltre, gli USA hanno inteso dominare gli oceani del mondo come mezzo di controllo dell’Eurasia. Ciò deriva dall’affermazione del teorico navale americano Alfred Mahan, per il quale il controllo del mare porterebbe al controllo delle risorse mondiali e all’abilità di dominare qualsiasi avversario. Questa teoria si affidava alla nozione che una potenza navale necessita di distruggere la flotta nemica e porre un embargo sui porti nemici. Il suo pensiero influenzò Theodore Roosevelt e con la successiva applicazione della sua teoria, gli USA sono diventati la potenza navale dominante nel mondo. Gli USA, al momento, hanno undici portaerei in servizio, molte più di qualsiasi altro paese (la Cina ne ha due) e la sua rete di basi e alleati nel Pacifico gli fornisce delle piattaforme di attacco in tutta l’Eurasia.

Data la sua posizione, la Cina si trova di fronte ad un accerchiamento pressoché completo. Con una forza di occupazione USA in Corea del Sud, un regime compiacente in Giappone che ospita tre basi aeree, Guam e altre basi in stati clientelari, gli Stati Uniti hanno una posizione militare dominante nel Pacifico. Questo chiude il fianco orientale della Cina. A occidente, si trova l’India che sta intessendo legami più stretti con gli USA, e la forza di occupazione in Afghanistan(d). Questo chiude il fianco occidentale.

Quello che è cambiato negli ultimi anni e particolarmente sotto la direzione di Xi Jinping, è il desiderio della Cina di rompere questo accerchiamento da parte dell’impero USA.

In modo assai simile a come il Partito Comunista negli anni ‘30 sfuggì all’accerchiamento da parte del Kuomintang grazie alla Lunga Marcia, la Cina si trova di fronte alla prospettiva di una “Nuova Lunga Marcia” contro l’imperialismo USA. Xi Jinping stesso ha usato questa frase nel maggio del 2019 per descrivere la via che la Cina avrebbe seguito nella guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Trump. Il riferimento alla Lunga Marcia è deliberato, e Xi Jinping, nel suo discorso di commemorazione per gli 80 anni della Lunga Marcia, ne ha eloquentemente esposto l’importanza per la moderna nazione cinese. Se è intenzionato a paragonare la situazione presente a tale atto eroico di sacrificio e determinazione, dovremmo prenderlo seriamente. Ma prima dobbiamo capire come siamo arrivati a questo punto.

Note al capitolo 1

c) Su questo: https://www.citystrike.org/2021/08/20/afghanistan-40-anni-di-devastazione-imperialista-nel-cuore-dellasia/

d) ibidem https://www.citystrike.org/2021/08/20/afghanistan-40-anni-di-devastazione-imperialista-nel-cuore-dellasia/

2. “Il Patto” tra capitale USA e Cina

Al tempo del suo ruolo nell’amministrazione Carter, la preoccupazione principale di Brzezinski, sulle “potenze rivali” in Eurasia, era ovviamente rivolta all’Unione Sovietica. La Cina nel 1979 era ancora un paese molto povero, era appena uscita dalla Rivoluzione Culturale che ebbe un effetto paralizzante sul suo sviluppo, e stava incominciando le sue riforme di mercato.

Il periodo 1971-1979 fu cruciale per le relazioni USA-Cina (Brzezinski divenne consigliere per la sicurezza nazionale nel 1977). Il 1979 fu l’anno del “Secondo Comunicato” che stabilì relazioni diplomatiche normalizzate tra la Repubblica Popolare Cinese e gli USA, ponendo fine al riconoscimento da parte di questi ultimi di Taiwan come sede del governo della Cina. Quell’evento fu preceduto dal Comunicato di Shanghai del 1972 in cui USA e Cina concordarono (sulla carta) di rispettare la reciproca sovranità e integrità territoriali. Nel 1971, Nixon rimosse l’embargo commerciale in vigore da 21 anni sulla Cina, che era stato posto quando essa sostenne la Repubblica Popolare Democratica della Corea nella Guerra di Corea. Nixon visitò, come è noto, la Cina nel 1972, fu il primo presidente USA a recarcisi dalla rivoluzione del 1949. Queste mosse determinarono controversie tra le differente fazioni della classe dominante USA al tempo, ma la dirigenza dell’impero USA (soprattutto attraverso Kissinger) vide l’opportunità di aprire una divisione tra la Cina e l’URSS e la colse. Qualsiasi sforzo che gli USA potevano fare per indebolire i legami tra URSS, Cina, la Repubblica Popolare Democratica di Corea e il Vietnam del Nord, doveva essere concretizzato. Il riassunto di questa strategia fatto da Winston Lord (membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale al tempo) è rivelatore:

La ratio di Kissinger, e di Nixon, includeva quanto segue: primo, un’apertura alla Cina ci avrebbe dato maggiore flessibilità sulla scena mondiale in genere. Non avremmo dovuto trattare solo con Mosca. Potevamo trattare con l’Europa orientale e potevamo trattare con la Cina, perché il blocco comunista non era più tale. Kissinger voleva maggiore flessibilità, generalmente. In secondo luogo, aprendo relazioni con la Cina avremmo catturato l’attenzione dell’URSS e avremmo ottenuto maggiore leva con loro giocando questa ovvia carta della Cina.

L’idea era quella di migliorare le relazioni con Mosca, sperando di soffiare un po’ sulla paranoia sovietica trattando con la Cina, senza mai impegnarsi tanto con quest’ultima da rendere l’URSS un nemico ostile, ma abbastanza per ottenere l’attenzione dei sovietici. Questo sforzo, in effetti, funzionò in modo drammatico dopo il viaggio segreto di Kissinger in Cina.

In terzo luogo, Kissinger e Nixon volevano aiuto per risolvere la Guerra in Vietnam. Trattando con l’URSS e con la Cina speravamo di mettere pressione su Hanoi per negoziare seriamente. Al massimo, cercavamo di fare rallentare la fornitura di aiuti sovietici e cinesi al Vietnam del Nord. Più realisticamente, al minimo, cercavamo di persuadere URSS e Cina ad incoraggiare Hanoi a fare un accordo con gli Stati Uniti, dando ad Hanoi un senso di isolamento perché i suoi due sostenitori stavano trattando con noi. In effetti, con la loro disponibilità a organizzare incontri congiunti con noi, con Nixon che andò in Cina nel febbraio 1972 e a Mosca nel maggio 1972, i cinesi e i sovietici stavano incominciando a porre una priorità maggiore alle loro relazioni bilaterali con noi piuttosto che ai loro affari con Hanoi…”(1)

È importante comprendere che la volontà della Cina di normalizzare le relazioni con gli USA in quel periodo era, in parte, un risultato della crisi sino-sovietica, in cui la Cina vedeva l’URSS come una potenza revisionista e una minaccia per se stessa ai propri confini. Sebbene le relazioni con l’URSS cominciarono a riscaldarsi durante gli anni ‘80, ciascuna parte vedeva l’altra con sospetto. Da entrambi i lati, certamente, si continuavano a sentire gli effetti dello scontro di confine del 1969 che si concluse quasi in guerra tra due potenze nucleari (una interessante nota a margine: questo conflitto si estese anche al confine occidentale della Cina in Xinjiang). Vista dalla prospettiva USA, la crisi sino-sovietica fu un dono che impedì ai due più potenti paesi comunisti un’azione anti-imperialista unita. Al termine della Rivoluzione Culturale, la Cina rimase estremamente isolata e debole sia politicamente che economicamente. La lotta con gli USA, avendo a che fare con un’URSS potenzialmente ostile, non era una linea di condotta attraente per la dirigenza del PCC. Allo stesso tempo, l’economia della Cina stava faticando in rapporto ad altre potenze asiatiche capitaliste. Erano necessari dei cambiamenti radicali nella strategia dove necessario, di conseguenza fu studiato e portato avanti il “patto”. Sebbene la Cina avesse registrato un incremento nel PIL pro capite, a partire dal 1960, alla metà degli anni ‘70 stavano emergendo segni di crisi. La produzione divenne volatile e stagnante e, nel 1978, il PIL pro capite era tornato ai livelli del 1973. Peraltro, questa contrazione impattò su un PIL che si trovava già ben al di sotto dei competitori capitalisti locali.

Figura 2: Il PIL per capita della Cina durante gli anni precedenti alle riforme economiche. Notate l’instabilità nel periodo 1974-78.

Per comprendere le mosse geostrategiche della Cina negli ultimi 50 anni, è centrale capire l’importanza posta sullo sviluppo delle “forze produttive”. Consentitemi di fare una breve divagazione teorica (se il concetto di forze produttive vi è familiare sentitevi liberi di passare oltre).

Le forze produttive, un concetto chiave nella teoria del materialismo storico e dell’economia politica di Marx ed Engels, sono essenzialmente il modo attraverso il quale una società combina il lavoro umano con gli strumenti di lavoro (attrezzi, macchinari, infrastrutture, ecc.). Il livello delle forze produttive, che può essere visto a grandi linee come la produttività di una società, aumenterà fino a un punto in cui entrerà in conflitto con il modo di produzione di quella società. Nel modo di produzione feudale pre-capitalista, le forze produttive si trovavano a un livello basso data la natura diffusa e individualista della produzione, per la maggior parte destinata ai consumi – la produzione di merci come tale esisteva soltanto in modo embrionale.

Nel capitalismo, le forze produttive sono liberate concentrando il lavoro umano e gli strumenti del lavoro in imprese sociali (la moderna società capitalistica è in effetti spesso composta da centinaia o migliaia di individui che cooperano, i quali, sotto un altro modo di produzione, avrebbero potuto non associarsi mai) e applicando processi produttivi “scientifici”. La contraddizione emerge nel fatto che la stessa natura cooperativa e sociale dell’impresa capitalista è controllata da capitalisti privati che estraggono il plus-valore dai lavoratori, e si appropriano del prodotto del lavoro per venderlo sul mercato. Il prodotto del lavoro collettivo è trafugato dai capitalisti privati per il proprio guadagno.

Una contraddizione aggiuntiva emerge quando l’anarchia della competizione tra capitalisti incentiva un ulteriore avanzamento delle forze produttive di ciascun capitalista; ciò, a sua volta, crea crisi economiche di varie forme. Le crisi economiche spingono il capitalismo verso il monopolio – un numero sempre più ristretto di capitalisti controllano imprese, cartelli, e intere industrie, sempre più grandi. Queste crisi si approfondiscono e diventano più frequenti, smascherando il ruolo superfluo dei capitalisti stessi e la natura realmente sociale e cooperativa delle forze produttive. I capitalisti, in questo stadio avanzato del capitalismo monopolistico, si sono trasformati in un ostacolo per l’avanzamento delle forze produttive. La situazione è adesso matura perché lo stato, comandato dai lavoratori, prenda il controllo dei mezzi di produzione ed essi diventino i padroni della produzione.

Engels sposò questa teoria dello sviluppo delle forze produttive del capitalismo nel suo seminale lavoro, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza:

Il fatto che l’organizzazione socializzata delle produzione dentro la fabbrica si è sviluppata a tal punto da essere diventata incompatibile con l’anarchia della produzione nella società, che esiste di pari passo con essa e la domina, è realizzato dagli stessi capitalisti per mezzo della violenta concentrazione di capitale che occorre durante le crisi, che vedono la rovina di molti grandi capitalisti e di un numero ancora maggiore di quelli piccoli. L’intero meccanismo del modo di produzione capitalista si frammenta sotto la pressione delle forze produttive, sua stessa creazione. [Il modo di produzione capitalista] Non è più in grado di trasformare tutta questa massa di mezzi di produzione in capitale. Giacciono inutilizzati, e per questa stessa ragione, anche l’esercito industriale di riserva deve rimanere inattivo.

I mezzi di produzione, di sussistenza, i lavoratori disponibili, tutti gli elementi della produzione e del benessere generale, sono presenti in abbondanza. Ma “l’abbondanza diventa la fonte di afflizione e bisogno” (Fourier), perché è proprio ciò che impedisce la trasformazione dei mezzi di produzione e sussistenza in capitale. Poiché nella società capitalistica i mezzi di produzione possono funzionare solamente quando hanno subito una trasformazione preliminare in capitale, in mezzi di sfruttamento della forza-lavoro umana. La necessità di questa trasformazione in capitale dei mezzi di produzione e di sussistenza si erge come un fantasma tra questi e i lavoratori. Da sola, essa impedisce la convergenza delle leve personali e materiali di produzione; da sola impedisce i che i mezzi di produzione funzionino, che i lavoratori lavorino e vivano.

Da una parte, come conseguenza, il modo di produzione capitalista risulta condannato dalla sua stessa incapacità di dirigere oltre queste forze produttive. Dall’altra parte, queste stesse forze produttive, con energia crescente, premono in avanti verso la rimozione delle contraddizioni esistenti, all’abolizione della loro qualità come capitale, al riconoscimento pratico del loro carattere come forze sociali di produzione”(2)

Marx, in Miseria della Filosofia, fa esplicito riferimento al ruolo centrale delle forze produttive nella struttura di un dato modo di produzione:

Le relazioni sociali sono strettamente legate alle forze produttive. Nell’acquisire nuove forze produttive gli uomini cambiano il loro modo di produzione e nel cambiare il loro modo di produzione, nel cambiare il modo in cui si guadagnano da vivere, cambiano le loro relazioni sociali. La macina genera una società con il signore feudale; il mulino a vapore una società con il capitalista industriale.(3)

Comunque, come la storia ha dimostrato, questo processo non è così immediato. Il capitalismo si è dimostrato in grado di respingere potenziali rivoluzioni e l’era dell’imperialismo ha fornito ulteriori mezzi al capitale per evitare le crisi e mantenere parti del mondo in uno stato arretrato con un basso livello di forze produttive. Questa è la situazione in cui la Cina si è trovata al momento della fondazione della Repubblica Popolare nel 1949. Come Mao chiarì abbondantemente nel suo fondamentale lavoro Sulla nuova democrazia, la rivoluzione in Cina era innanzitutto diretta a concludere la sua lunga storia come nazione semi-feudale e semi-coloniale, attraverso la sconfitta dell’imperialismo come nucleo cruciale. In effetti, Mao espose i principi della Nuova Democrazia come l’alleanza di tutte le classi rivoluzionarie, compresa la borghesia nazionale, contro l’oppressione feudale e coloniale. Mao spiegò ulteriormente l’unità del “popolo” nel suo Sulla dittatura democratica popolare:

Chi è il popolo? Al momento attuale in Cina, il popolo è la classe lavoratrice, i contadini, la piccola borghesia urbana e la borghesia nazionale. Queste classi, guidate dalla classe lavoratrice e dal Partito Comunista, si uniscono per formare il loro proprio stato ed eleggere il loro proprio governo; applicano la loro dittatura sui cani da riporto dell’imperialismo – la classe fondiaria e la burocrazia-borghesia, così come i rappresentanti di queste classi, i reazionari del Kuomintang e i loro complici…”(4)

Questo è riflesso nella bandiera della stessa RPC, con le sue quattro stelle più piccole che rappresentano le classi rivoluzionarie e la stella grande che rappresenta la dirigenza del Partito Comunista Cinese. Tutte e quattro le stelle puntano verso il PCC, indicando il suo ruolo di guida. Questa è la natura della Dittatura Democratica Popolare della Cina. Può essere una sorpresa per molti comunisti occidentali che Mao, come Deng Xiaoping, comprendesse pienamente quanto arretrata fosse l’economia della Cina alla fondazione della RPC e la necessità di unità con la borghesia nazionale, mantenendo allo stesso tempo la direzione dei processi economici nelle mani del PCC.

La borghesia nazionale allo stato presente è di grande importanza. L’imperialismo, un nemico terribilmente feroce, è ancora al nostro fianco. L’industria moderna della Cina costituisce ancora una porzione assai piccola dell’economia nazionale. Nessuna statistica affidabile è disponibile, ma si stima, sulla base di certi dati, che prima della Guerra di Resistenza contro il Giappone, il valore della produzione nell’industria moderna costituiva soltanto circa il 10 per cento del valore totale della produzione dell’economia nazionale. Per fronteggiare l’aggressione imperialista e sollevare la propria economia arretrata ad un livello superiore, la Cina deve utilizzare tutti i fattori del capitalismo urbano e rurale che sono benefici e non dannosi per l’economia nazionale e per il sostentamento del popolo e dobbiamo unirci alla borghesia nazionale in una lotta comune. La nostra politica presente è di regolamentare il capitalismo non distruggerlo. Ma la borghesia nazionale non può essere a capo della rivoluzione, né dovrà avere alcun ruolo chiave nelle istituzioni statali. La ragione per cui non può essere a capo della rivoluzione e non dovrà avere ruoli chiave nelle autorità statali è che la posizione sociale ed economica della borghesia nazionale determina la sua debolezza: manca di visione e coraggio sufficiente e molti dei suoi membri sono spaventati dalle masse”.

Senza addentrarci troppo nei dettagli della teoria di Deng Xiaoping (un soggetto così vasto che meriterebbe un articolo a parte), è importante comprendere che la dirigenza del PCC ha consistentemente considerato lo sviluppo delle forze produttive come obiettivo centrale della costruzione socialista (sebbene con implementazione dilazionata grazie alla Rivoluzione Culturale). Deng Xiaoping semplicemente espanse e rese concreta questa idea, implementando riforme orientate al mercato che liberarono le forze produttive latenti del paese, mantenendo il ruolo guida dello Stato e delle imprese di stato saldamente nelle mani del PCC. Per Deng e la dirigenza del PCC, l’obiettivo era di consentire lo sviluppo delle forze produttive per mezzo di un capitalismo limitato, altamente controllato, mantenendo la proprietà statale delle “leve di comando” dell’economia. Forse, sorprendentemente, questa idea non si origina da Deng Xiaoping ma con Mao Zedong nel suo Sulla nuova democrazia del 1940:

Se una tale repubblica dovesse essere stabilita in Cina, deve essere della nuova democrazia non solo nella politica ma anche nella sua economia. Possiederà grandi banche e le grandi imprese industriali e commerciali.

Le imprese, come banche, ferrovie e compagnie aeree, che siano di proprietà cinese e straniera, che siano di carattere monopolistico o troppo grandi per la gestione privata, dovranno essere operate e amministrate dallo stato, così che il capitale privato non possa dominare i mezzi di sostentamento del popolo: questo è il principio fondamentale della regolamentazione del capitale […] Nella repubblica della nuova democrazia sotto la direzione del proletariato, le imprese di stato avranno carattere socialista e costituiranno la forza trainante dell’intera economia nazionale, ma la repubblica non confischerà la proprietà privata capitalista in generale né proibirà lo sviluppo di tale produzione capitalista che non “domini i mezzi di sostentamento del popolo”, poiché l’economia della Cina è ancora molto arretrata.”

Il socialismo non è definito dal modo di distribuzione (un sistema orientato al mercato o pianificato), ma nel ruolo guida dello stato diretto dai lavoratori che pone i bisogni sociali al di sopra e oltre la legge del valore. Finché quest’ultimo si mantiene, i vantaggi di un’economia semi-aperta e lo sviluppo delle forze produttive per mezzo del capitale privato può essere sfruttato per rafforzare l’intera base materiale del paese. È importante ricordare che non solo la Cina sta tentando di costruire la base materiale necessaria per il socialismo, ma anche di renderla forte abbastanza da sopportare le pressioni concorrenti dei rivali capitalisti. Nel suo discorso del 1963, Siamo realisti e guardiamo al futuro, Deng lo spiegò chiaramente(5):

Qual è l’obiettivo che dobbiamo ottenere? Vogliamo che il nostro paese sia tra i paesi avanzati del mondo grazie a quarant’anni di duro lavoro. Ovvero, vogliamo che il nostro paese diventi una delle principali potenze industriali nel mondo, ma non per sorpassare tutti gli altri paesi. Non siamo sicuri di potere essere in grado in futuro di sorpassare tutti gli altri paesi, perché i nostri fondamenti economici sono differenti da quelli di altri paesi e anche loro stanno avanzando. Certamente, potrebbero non essere necessari quarant’anni perché la Cina diventi una delle principali potenze industriali del mondo.”

Il metodo tramite cui la Cina, un vasto paese con una popolazione assai numerosa che parte da una base economica estremamente bassa, raggiungerà questo fine non si applicherà ad altri paesi con differenti livelli di produzione. Invece, è richiesto un approccio scientifico basato sul “实事求是”(shí shì qiú shì, ricavare la verità dai fatti) – questa è l’essenza del Socialismo con caratteristiche cinesi. È Marxismo applicato alle condizioni della Cina. Possiamo vedere l’essenza di questo approccio pragmatico per tutta la storia della rivoluzione cinese, specialmente nel trattamento della borghesia nazionale. Deng sottolineò in questo modo l’importanza storica di resistere sia all’opportunismo di sinistra che a quello di destra durante la rivoluzione nel suo Costruire un partito maturo ed efficace nella lotta del 1965(6):

L’attitudine da adottare verso la borghesia nazionale è un’altra questione assai importante nello stadio della rivoluzione democratica nazionale. Non riuscire a maneggiarla in modo appropriato potrebbe portare all’errore dell’opportunismo di sinistra o di destra. Come classe indecisa, la borghesia nazionale ha mille collegamenti con l’imperialismo e il feudalesimo. Su tale questione il nostro Partito ha commesso errori opportunistici sia di sinistra che di destra. I primi si sono prolungati più dei secondi e ci hanno inflitto maggior danno. Nei primi tempi della Grande Rivoluzione il nostro Partito gestì la questione in modo appropriato lavorando insieme ai borghesi rivoluzionari rappresentati dal dr. Sun Yat-sen e dando vita alla cooperazione Kuomintang-Comunisti per promuovere la rivoluzione e abbiamo anche cooperato con Chiang Kai-Shek. Sarebbe stato un errore se, nel corso di questa cooperazione, avessimo solo mantenuto delle relazioni con la borghesia. Quando siamo entrati in una alleanza con la borghesia in modo da guidare la rivoluzione democratica, una questione di suprema importanza era sviluppare le forze progressiste, le forze dei lavoratori e dei contadini, sotto questa alleanza. Più avanti durante la Grande Rivoluzione il nostro Partito fu sviato dall’errore opportunista destrorso di Chen Duxiu, quando avevamo timore di imbarcarci in una lotta politica con la borghesia, temendo di irritarla, e non osando sollevare le masse all’azione. Di conseguenza, la Grande Rivoluzione si concluse con una sconfitta non appena Chiang Kai-shek la tradì. Allora occorsero nel nostro Partito tre volte errori opportunistici di sinistra che furono caratterizzati dalla pratica di rovesciare tutto. A quel tempo stavamo soprattutto attaccando la borghesia, i suoi intellettuali e i partiti della piccola borghesia, il che risultò nel nostro isolamento. Molte persone nelle città, compresi intellettuali e giovani, furono alienati da noi per molto tempo. Fu difficile lanciare i movimenti dei lavoratori; gli scioperi furono indetti senza scopo e, inoltre, le rivendicazioni erano così esagerate che i movimenti finirono in fallimento. La nostra forza nelle città continuò a scemare finché alla fine fu quasi scomparsa. Delle politiche corrette vennero adottate, comunque, nelle aree rurali che erano sotto il comando del compagno Mao Zedong. In quei giorni l’Armata Rossa proteggeva l’industria e il commercio. Alcuni capitalisti industriali e commerciali stavano praticano uno sfruttamento feudale, che fu completamente eradicato. Non abbiamo fatto nulla riguardo ai loro negozi o fabbriche e non gli abbiamo confiscato nulla; invece abbiamo fornito protezione per la loro proprietà. Beneficiando assai da politiche come queste, siamo stati in grado di rompere il blocco economico imposto dal Kuomintang sulle nostre aree di base. Dopo, quando i capi della linea opportunista di “sinistra” giunsero all’area del Soviet centrale, si opposero alle politiche corrette del compagno Mao Zedong e attaccarono l’industria nazionale e il commercio. Come risultato, sotto il blocco di Chiang Kai-shek, anche il sale era introvabile nelle aree di base. Anche quando l’opportunismo destrorso di Chen Duxiu era prevalente, vennero fatti errori di sinistra nel lavoro urbano. Per esempio, il governo di Wuhan a quel tempo, era guidato dalla corrente di sinistra del Kuomintang che stava cooperando con il nostro Partito in opposizione a Chiang Kai-shek. Là organizzammo scioperi e stabilimmo richieste economiche che erano più di quanto la borghesia poteva sopportare. Di conseguenza, il mercato si arrestò, a detrimento della base economica del regime rivoluzionario. Nel trattare con la borghesia nazionale, il nostro Partito ha fatto errori sia di sinistra che di destra. È essenziale adottare politiche corrette. Senza dubbio, la borghesia nazionale tende a vacillare, ma dovremmo, ciononostante, fare uso del suo lato positivo, unendoci con essa così come lottando contro di essa. Non possiamo stabilire regole rigide riguardo alle circostanze in cui è necessario unirci ad essa e quelle in cui, invece, è necessario lottare contro di essa. Questa è una questione che richiede flessibilità e soluzioni basate sull’analisi concreta del ruolo della borghesia nazionale nel proprio paese.

Nel dare questi due esempi ho cercato di illustrare che, allo scopo di formulare programmi e politiche corrette, è necessario ottenere una piena comprensione delle condizioni attuali nel proprio paese. Questo non è un compito facile, specialmente quando si tratta di comprendere il ruolo dei contadini.”

Ho citato questo passaggio in maniera estesa per sottolineare il pragmatismo del PCC nel riconoscere la necessità di proteggere l’industria capitalista, allo scopo di rompere il blocco economico del KMT. È facilmente immaginabile come questa esperienza pesi assai sul pensiero strategico del PCC oggi, dato l’assedio mosso dall’imperialismo USA alla Cina. Adesso possiamo comprendere in modo più completo i metodi del PCC e la sua volontà di impegnarsi nella creazione di ciò che chiamiamo Economia Socialista di Mercato.

Una pietra angolare del pensiero di Deng Xiaoping è il concetto di Stadio Primario del Socialismo. Questa teoria afferma che la Cina è entrata nello “stadio primario” del socialismo che durerà all’incirca dal 1956 alla metà del 21° secolo nel quale la Cina deve superare l’arretratezza delle forze produttive e raggiungere la modernizzazione socialista. Questa umile e realistica valutazione della posizione della Cina nel mondo e della sua debolezza paragonata ai paesi capitalisti avanzati è un punto essenziale per comprendere la visione del PCC riguardo lo sviluppo socialista nei confronti del mondo capitalista. La rotta lungo cui la Cina ha proceduto nel corso di questa modernizzazione socialista è complessa, ma importante da capire per apprezzare la situazione presente.

Nel 1977, la Cina implementò sotto Deng Xiaoping le “Quattro Modernizzazioni”, una teoria dello sviluppo in origine sposata da Zhou Enlai negli anni ‘60. Questa teoria assegna primaria importanza allo sviluppo di industria, agricoltura, difesa, scienza e tecnologia. L’inizio del periodo di riforma vide importanti cambiamenti nell’agricoltura, passando da un sistema basato su comuni a uno basato sulla “responsabilità familiare” o sul sistema dei “contratti”. Questo cambiamento avvenne per risolvere le carenze agricole, e fu originariamente concepita dai membri di una comune nella provincia di Anhui. Essenzialmente, il sistema agricolo altamente centralizzato stava faticando ad affrontare carenze alimentari ed inefficienze produttive. La mossa verso una produzione agricola più localizzata, basata sulle unità, portò a significativi guadagni nella produzione agricola e fu decisiva per eliminare i rischi di una seria crisi alimentare.

Il successo di questa riforma aprì la strada per una ulteriore riforma orientata al mercato dell’economia cinese, che si è dispiegata progressivamente e per mezzo di molte fasi di collaudo. Ciò che ne è seguito è quello che io chiamo “Il Patto” tra la RPC e il capitale estero. Per tutti gli anni ‘80 e ‘90 e fino agli anni 2000, la RPC ha aperto quelle che sono conosciute come Zone Economiche Speciali dove ha consentito gli investimenti di capitale straniero nell’economia. Questo ha avuto l’ovvio effetto di attirare il capitale straniero – con una vasta forza-lavoro relativamente a basso costo che poteva essere usata per produrre merci per l’esportazione a prezzi più bassi dei concorrenti. Ciò fu reso possibile dallo sviluppo che l’organizzazione logistica viveva in quel periodo, segnatamente la movimentazione delle merci tramite i container, che resero possibile spedire merci globalmente in tempi estremamente rapidi.

Comunque, non si trattò semplicemente di una concessione al capitale straniero. È estremamente importante ricordare che richieste e restrizioni cruciali vennero poste alle compagnie che investivano in Cina.

Esse includevano:

1) rendere obbligatorio che gli investitori stranieri formassero iniziative imprenditoriali congiunte con aziende cinesi (essenzialmente, un partenariato tra un’azienda straniera e una cinese, sia di stato che privata), di conseguenza facilitando il trasferimento di tecnologia e metodo produttivo ad entità cinesi.

2) Completa restrizione nei settori chiave considerati le “leve di comando” dell’economia – comprese difesa, infrastrutture, finanza, costruzioni, telecomunicazioni, ecc. Questi sono i settori tipicamente dominati dalle Imprese di Proprietà Statale (IPS).

3) A tutte le compagnie è sempre imposto di aderire alle leggi e regolamenti della RPC. Benché alcune aziende straniere abbiano ricevuto un trattamento preferenziale, nessuna ha mai operato senza la supervisione dello Stato.

Questa situazione ha fornito molti vantaggi alla costruzione dell’economia socialista di mercato. Per prima cosa garantendo alla Cina accesso ai più moderni e avanzati metodi di produzione e tecnologia del tempo. Questo sarebbe stato perlopiù impossibile con una economia chiusa. Secondo, ha fornito una fonte immediata di impiego non statale, alleggerendo significativamente il peso sul SASAC (l’istituzione centrale responsabile della supervisione delle imprese di stato del paese) nell’assicurare lavoro. Terzo, ha consentito un collegamento economico e diplomatico diretto con i concorrenti capitalisti riducendo, di conseguenza, le possibilità di un conflitto. Quarto, ha aperto un immenso flusso in entrata di riserve di valuta estera rafforzando ulteriormente la posizione finanziaria internazionale del paese. E infine, le restrizioni poste sul capitale straniero (la maggior parte delle quali sono ancora oggi in vigore), combinate con la posizione dominante del PCC nelle produzione industriale per mezzo del sistema delle IPS, ha assicurato che alla classe capitalista in Cina venissero asportate le zanne, fosse monitorata (tieni i tuoi nemici vicini) e resa incapace di assicurarsi il controllo del sistema politico. Lo stato, con il controllo su costruzioni, terra, finanza, infrastrutture, educazione e tutte le principali leve dell’economia è in grado di dirigere e controllare lo sviluppo del capitale in Cina come meglio crede e questo è in forte contrasto con i paesi capitalisti dove il capitale dirige lo stato e il popolo. In Cina, il popolo dirige lo stato e l’economia, e non viceversa. Ciò è sostenuto dai robusti sistemi democratici interni della Cina e da una estesa rete di organizzazioni di base a livello di comunità. Quel che ha prodotto questo patto, per come è controllato dallo stato, è il “miracolo economico” di cui sono sicuro voi siate a conoscenza – crescita senza precedenti nella produzione economica e immensi miglioramenti nel tenore di vita del popolo con una imponente riduzione della povertà. Benché vi siano senza dubbio problemi e conseguenze negative prodotti da tali sforzi, compresi uno sviluppo diseguale e l’inquinamento, la dirigenza attuale è concentrata sul risolvere queste contraddizioni.

Figura 3: l’esplosivo PIL pro capite della Cina a partire dall’epoca delle riforme, un’impresa economica virtualmente senza precedenti.

Di seguito un breve sguardo su alcuni dei risultati economici raggiunti dal “socialismo con caratteristiche cinesi”:

1) l’aspettativa di vita è cresciuta dai 43,7 anni del 1960 ai 76,7 del 2018(7);

2) la povertà estrema è stata virtualmente eliminata sin dal 1990, con il numero di chi vive con $1,90 al giorno in caduta dal 66.2% del 1990 allo 0,5% del 2016(8), e il numero di chi vive con $3,20 al giorno caduto dal 47% all’1%(9) nel medesimo lasso di tempo. Altri indicatori di povertà sono in rapido declino;

3) l’alfabetizzazione degli adulti è cresciuta dal 65% nel 1982 al 96% nel 2018(10);

4) i salari annuali medi sono cresciuti rapidamente negli ultimi 25 anni, passando da 5.348 yuan nel 1995 a 74.318 yuan nel 2017 per i lavoratori nelle imprese urbane di stato, collettive e altre non private(11). Per l’impiego urbano privato, i salari medi sono più che raddoppiati tra il 2009 e il 2017(12). I salari medi nel settore non privato sono più alti del settore privato di circa il 47%, indice che il sistema statale sta in larga parte trainando la crescita dei salari;

5) la Cina è adesso di gran lunga il leader mondiale nell’energia rinnovabile con oltre 788.000 MW totali di capacità installata nel 2019. Il più vicino concorrente, gli Stati Uniti, hanno circa 1/3 di tale capacità(13). La produzione di energia elettrica dalle fonti rinnovabili (esclusa l’idroelettrica) è cresciuta del 90,54% dai 3,1 miliardi di kWh del 2000 ai 283,8 miliardi di kWh del 2015(14). Il settore dell’energia in Cina è dominato dal sistema IPS;

6) la Cina è diventata leader mondiale nella scienza e tecnologia. Per dare una misura, la richiesta di brevetti da parte di residenti in Cina è esplosa da circa 4000 nel 1985 a 1,3 milioni nel 2018(15). Come paragone, il Giappone ne ha contate appena 253.630 nel 2018. Il supercomputer cinese TaihuLight è stato il più veloce del mondo tra il 2016 e il 2018(16). Si prevede che la Cina distanzierà gli USA nella STEM, formando un numero di persone cinque volte maggiore tra il 2015 e il 2030(17);

7) i progressi nella scienza e tecnologia si sono tradotti in una consistente crescita qualitativa del settore militare. Nel 2014 la Cina è diventata uno dei primi paesi a collaudare con successo un veicolo ipersonico a planata, lo DF-ZF(18). Questo è un progresso cruciale che, combinato con altre tecnologie missilistiche avanzate, potrebbero seriamente limitare le opzioni navali USA in prossimità del territorio cinese;

8) la Cina è oggi il leader mondiale nelle infrastrutture dei trasporti. Nel 2018, la Cina aveva 17,000 miglia (circa 30,000 chilometri, ndr) di ferrovie ad alta velocità corrispondenti al 60% del totale mondiale(19);

9) le IPS cinesi sono leader mondiali nei rispettivi settori; esse sono le più grandi, o tra le più grandi aziende mondiali operanti nei settori delle telecomunicazioni fisse e mobili, energia, credito, infrastrutture, ferrovie, compagnie metallurgiche, logistica, automobili. Le quattro più grosse banche nel mondo sono IPS cinesi(20).

Il settore statale cinese conta per circa il 50% della produzione di beni e servii, tenendo conto delle IPS sub-nazionali, investimenti esteri diretti di andata-e-ritorno da parte delle IPS e società sussidiarie che sono sostanzialmente controllate dallo stato(21). Una stima conservativa dell’economia statale la pone a circa due volte la dimensione dell’intera economia della Russia (solo contando le IPS principali). In aggiunta, negli ultimi Xi Jinping anni ha supervisionato la più ampia e sensibile espansione del potere del PCC nell’economia privata nella storia del paese. Ricorderete come Mao, specificamente, precisò che certe imprese, anche se di proprietà estera, avrebbero dovuto essere “condotte e gestite dallo stato”. Mentre il PCC ha esercitato una sofisticata strategia a più livelli per impedire al capitale di formare una coscienza di classe o di esercitare controllo politico (favorendo associazioni imprenditoriali controllate(22) e approvate dallo stato, misure d’inclusione, campagne anti-corruzione, ecc.)(23), ha anche perseguito la strategia diretta di stabilire dei comitati del PCC dentro le compagnie private(24). Questo sforzo ha attraversato diverse fasi, ed è accelerato rapidamente sotto Xi Jinping. Nel 2012, venne pubblicata una nota del Comitato Centrale che espandeva, in modo esteso, l’invito alla costruzione dei organi di partito da parte PCC, nelle compagnie private. Nel 2017, il numero dei comitati del PCC nelle compagnie private ha raggiunto il 70%, e si stima che quel numero sia ancora cresciuto da allora(25). Non solo questi comitati sono assai diffusi, ma stanno anche cominciando ad assumere un ruolo attivo nelle decisioni strategiche delle aziende, oltre alla semplice funzione di controllo. Questo ha acceso un turbinio di voci preoccupate sui media occidentali e sta, con tutta probabilità, contribuendo molto all’attuale atteggiamento strategico ostile degli Stati Uniti verso la Cina.

Ho scritto in passato sulla natura del sistema socialista Cinese. Altri, come l’economista marxista Michael Roberts, hanno scritto a lungo sul modello della Cina. Roberts spiega, in modo assai convincente, che il modello della Cina non corrisponde a un modello tradizionale capitalista e argomenta in proposito sulla sua risposta durante la grande crisi finanziaria. Raccomando fortemente la lettura di questi materiali, benché io sia parzialmente in disaccordo con Roberts sulla natura dei sistemi democratici cinesi, che io penso siano molto più robusti ed inclusivi di quanto egli ammetta (una comprensibile mancanza dato che la maggior parte della sinistra non cinese non ha mai studiato seriamente il sistema politico Partito-Stato).

Ciò che è importante comprendere è che questo patto con il capitalismo, invece di sovvertire il sistema socialista, in effetti lo ha rafforzato. Oggi, le IPS cinesi sono tra le più grandi e potenti imprese al mondo. Lo stato ha un controllo senza precedenti sull’economia per mezzo del sistema finanziario, delle sue IPS e più direttamente per mezzo dei comitati del Partito Comunista in imprese nominalmente “private”. A dispetto della retorica sulla cosiddetta “apertura” che è spesso rappresentata ingannevolmente in occidente come una forma di “liberalizzazione”, il controllo sull’economia è ulteriormente cresciuto sotto la direzione di Xi Jinping. Questo è stato ben spiegato in testi come The State strikes back: the end of economic reform in China? Del 2018, che specula sulla possibile fine dell’epoca delle riforme di mercato.

Per le potenze capitaliste, e specialmente per l’imperialismo USA, il fallimento delle riforme di mercato per rovesciare il PCC e bloccare la costruzione socialista è una questione fondamentale (ignominiosamente commemorata da Gordon Chang nel libro del 2001 The coming collapse of China). Si supponeva che le riforme di mercato e un’economia semi-aperta in Cina, non solo avrebbero consentito enormi benefici per il capitalismo USA ma avrebbero anche distrutto la base ideologica del PCC. Invece, è accaduto il contrario. Il PCC è uno dei partiti politici più popolari al mondo e gode di un vasto supporto di base. La dirigenza del PCC incluso Xi Jinping ha vigorosamente affermato l’importanza del pensiero di Mao Zedong e della teoria di Deng Xiaoping, espandendo l’educazione marxista in tutta la Cina. Nel frattempo, la Cina si è dimostrata in pratica impermeabile alle crisi capitaliste globali, grazie alla sua struttura economica unica e al persistente controllo da parte del PCC sulle leve di comando economiche e finanziarie. Questo è in forte contrasto con la condizione statunitense. Benché siano ancora una potenza economica dominante, gli USA affondarono in una imponente crisi nel 2008 a causa del declino secolare nel saggio di profitto e al capitalismo iper-finanziarizzato che ha gestito il paese dagli anni ‘80.

Negli ultimi anni, è diventato chiaro ai pianificatori dell’impero USA che il collasso della Cina non è dietro l’angolo e che sono rimasti con il cerino in mano. In effetti, la Cina si sta muovendo per espandere il proprio modello di sviluppo conivolgendo altri paesi – questa è l’epoca dell’iniziativa della Nuova Via della Seta sotto Xi Jinping.

 

3. La principale minaccia all’impero USA – L’iniziativa della Nuova Via della Seta

Con il consolidamento dell’economia domestica e la creazione di collegamenti con il mondo esterno, la RPC ha adesso il compito di guardare avanti e creare una base di supporto internazionale. Ancora più importante, la Cina vuole rompere l’accerchiamento dell’impero USA di cui ho parlato sopra. Solo con la disintegrazione dell’egemonia e dell’imperialismo USA la Cina può continuare ad avanzare nel suo percorso di costruzione socialista. L’iniziativa della Nuova Via della Seta, annunciata per la prima volta da Xi Jinping nel 2013, è la parte principale di questo sforzo per creare legami politici e commerciali in tutta l’Eurasia con Pechino al centro.

L’iniziativa della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative – BRI) è lo sforzo geopolitico più significativo della storia, un piano pluridecennale da $4-8000 miliardi che ha un impatto sul 79% dell’umanità, con lo scopo di sviluppare le forze produttive in tutta l’Eurasia ed erodere costantemente la potenza USA nell’emisfero. Il significato di questo sforzo non può essere sottovalutato, come ha avvertito Henry Kissinger:

L’iniziativa della Nuova Via della Seta da parte della Cina, nel tentare di collegare la Cina all’Asia Centrale e infine all’Europa avrà il significato pratico di spostare il centro di gravità del mondo dall’Atlantico al Pacifico”.(26)

La BRI collegherà l’Asia e infine l’Europa tramite una rete di porti, ponti, ferrovie, energia verde, e commercio. Aiuterà i paesi storicamente ipersfruttati a colmare il divario di sviluppo e ridurre o eliminare la loro dipendenza dagli USA e dal dollaro. Forse, cosa ancora più importante, ridurrà significativamente l’efficacia di uno degli strumenti preferiti dell’imperialismo USA – le sanzioni economiche. Più paesi saranno in grado di sostenersi economicamente in modo autonomo e avere accesso ai propri vicini e alla Cina come partner commerciale, meno potere avranno gli USA per imporre la loro volontà politica su quei paesi per mezzo della coercizione economica.

Ci sono molti elementi in questo piano, ma essenzialmente esso comprende sia infrastrutture individuali che progetti d’investimento in altri paesi e la creazione di istituzioni internazionali non incentrate sull’egemonia USA. Ironicamente, l’eredità storicamente negativa delle istituzioni dominate dagli USA come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) combinata con l’aggressione USA contro i paesi che non si conformano alla loro egemonia, ha incoraggiato anche paesi inaspettati a partecipare a progetti cinesi.

Un esempio molto significativo di questo è la Asia Infrastructure Investment Bank (AIIB), un’alternativa alla Banca Mondiale e all’FMI centrata intorno a Pechino. La Russia è stato uno dei primi paesi ad unirsi come membro effettivo nel 2015, durante un periodo in cui le relazioni USA-Russia si trovavano ad un livello molto basso e in procinto di affondare ulteriormente in seguito alle elezioni del 2016. La AIIB include anche molti paesi della UE(27), il Canada e paesi altrimenti devoti alleati USA come India, Arabia Saudita e Australia. La Cina ha il più ampio blocco di voti nella banca, seguita da India, Russia, Germania, Corea del Sud e Australia. La mappa dei membri dell’AIIB è essenzialmente una mappa dell’Eurasia, più molti altri membri non-regionali (verde e blu scuro sono i membri effettivi):

Figura 4: Mappa dei membri dell’AIIB da Wikipedia 28

Negli ultimi anni la Cina si è mossa in modo aggressivo per firmare accordi con paesi come il Pakistan e l’Iran su progetti e investimenti BRI. Con l’Iran gli accordi si sono succeduti per anni, giungendo a un totale di decine di miliardi di dollari(e) – un ammontare imponente considerando l’immensa pressione economica a cui l’Iran è soggetto dalle sanzioni USA(29).

Il grado in cui la Cina e l’Iran si stanno legando è visibile nei vari progetti infrastrutturali che sono in corso d’opera. Questi includono:

(1) la linea ferroviaria merci della Nuova Via della Seta che ha aperto nel 2016, e collega Teheran ad Urumqi nella Regione Autonoma Uighura dello Xinjiang nella Cina occidentale. La linea merci collega anche Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Il tempo di trasporto delle merci si è ridotto da 45-50 giorni (via mare) a 14-15 giorni. Questa linea ferroviaria passa direttamente attraverso il “triangolo di controllo” sull’Asia centrale ed occidentale dove l’imperialismo USA è pesantemente attivo;

(2) la ferrovia di 926 km da Teheran alla città orientale di Mashhad. Questa ferrovia elettrificata sarà costruita da una IPS cinese, la China National Machinery Import and Export Corporation. Ridurrà del 50% il tempo di trasporto tra le due città e incrementerà la capacità;

(3) la linea ferroviaria ad alta velocità di 415 km da Teheran a Ishafan via Qom, in corso di costruzione dalla IPS China Railway Engineering Corp.;

(4) la ferrovia di 263 km tra Kermanshah e Khosravi, in corso di costruzione dalla IPS China Railway Construction Corp.;

(5) il sistema ferroviario che collega Teheran, Hamedan e Sanandaj in corso di costruzione dalla IPS China National Machinery Industry Corp..

Indicativamente, la linea merci della Nuova Via della Seta non si fermerà a Teheran. I piani sono di estendere questo sistema ferroviario fino in Europa. Per gli altri progetti, gli iraniani otterranno maggiore connettività economica tra le regioni del paese. Tutto questo sta accadendo mentre l’Iran fronteggia dure sanzioni da parte degli USA.

Un altro elemento chiave della BRI in Asia centrale è il Corridoio Economico Cina-Pakistan o CECP. Il CECP è una pietra angolare della BRI e il suo elemento più importante è lo sviluppo del porto di Gwadar nella provincia del Balochistan. Questo porto, reso operativo nel 2016, è uno snodo critico nel trasporto delle merci in entrata e in uscita per la rete BRI, che potrebbe trasformare Gwadar in un centro nevralgico dell’economia regionale. Diversifica anche le rotte di spedizione dalla Cina, il che è un elemento chiave per aggirare un potenziale blocco economico USA. Benché sia al di là dello scopo di questo articolo, la sottrazione del Pakistan dall’egemonia USA è una rilevante vittoria geopolitica per la Cina. Ricordiamo che l’Operazione Ciclone – l’operazione di supporto dei mujahideen condotta dagli USA contro l’URSS(f) – fu largamente organizzata per mezzo dell’agenzia di intelligence del Pakistan, l’ISI.

Forte elemento di disturbo per l’impero USA è la volontà di parecchi paesi, altrimenti loro stretti alleati, nel partecipare ai progetti della BRI. Nel marzo del 2019, l’Italia ha firmato una serie di accordi con la Cina come parte della BRI. I media occidentali, specialmente negli USA, sono immediatamente piombati sulla notizia, e la CNBC ha dichiarato che ciò “esacerberà soltanto le tensioni tra l’Italia e i suoi vicini”(30)(g). Le reazioni sono state a gran maggioranza negative nei media USA e nella sfera politica negli USA e nella UE.

Gli Stati Uniti hanno tentato di screditare la BRI e molti commentatori hanno sostenuto che starebbe gettando i paesi che vi partecipano in una sorta di “trappola del debito”. Tali accuse non sono supportate da alcun riscontro oggettivo e sono messe in contraddizione persino dagli studiosi borghesi. La cancellazioni del debito verso molte nazioni da parte della Cina sono state ben documentate, incluse frequenti cancellazioni per i paesi africani e una grossa cancellazione per Cuba. La Cina rinegozia frequentemente il credito con termini favorevoli per i propri debitori.

Note al capitolo 3

e) Più esattamente un accordo della durata di 25 anni per un totale di 400 miliardi di dollari.

f) https://www.citystrike.org/2021/08/20/afghanistan-40-anni-di-devastazione-imperialista-nel-cuore-dellasia/

g) Sulle tensioni tra gli USA e l’Italia, va sottolineato come, tra le concause delle dimissioni del Presidente del Consiglio Conte e dell’arrivo di Draghi, ha sicuramente una grande rilevanza l’aver intrattenuto ottime relazioni con la Cina e aver firmato con grande enfasi il Memorandum per la partecipazione dell’Italia al progetto della nuova Via della Seta.

4. Il collasso del Patto – la guerra ibrida alla Cina

L’ansia americana a proposito dell’emersione della Cina come potenza regionale e mondiale, in particolare in quanto potenza dichiaratamente comunista, ci riporta dritti a Brzezinski. Non solo la Cina è una potenza rivale in Eurasia (ciò che “deve essere evitato”), ma sta anche emergendo rapidamente come potenza con un sistema che sembra impermeabile alle crisi economiche o alla sovversione politica. Questo sistema adesso sta rapidamente espandendo la sua portata per mezzo di uno dei più ambiziosi progetti geopolitici nella storia umana. Come risponde l’impero USA a questo?

È difficile stabilire il momento esatto in cui l’attuale guerra alla Cina è cominciata. Sebbene il famigerato programma “Pivot to Asia” di Obama nel 2012 cominciò a muovere i pezzi della scacchiera verso la Cina, gli USA e la RPC non sono mai stati né alleati né amici (ometto in questo articolo qualsiasi menzione all’oppressione coloniale occidentale sulla Cina prima della fondazione della RPC). Anche dopo i Tre Comunicati, gli USA hanno continuato a vendere miliardi di dollari di armi a Taiwan. Questa è stata una costante della strategia dell’impero USA in tutte le amministrazioni, spesso si parla di “Bilanciamento di potenza oltre-stretto” cercando di bilanciare la forza di Taiwan contro la Cina(31). Gli USA hanno mantenuto un embargo sulla Cina per 21 anni dopo la rivoluzione, un’arma usata ancora oggi contro Cuba(32). Adesso sappiamo che la CIA fu coinvolta attivamente nelle proteste di piazza Tiananmen nel 1989 per mezzo dell’operazione Yellowbird(33) e attraverso informatori presenti tra i manifestanti(34). Contenere la Cina è stata a lungo una strategia chiave dell’impero USA, anche militarmente. Questa strategia venne pianificata in modo succinto nella redazione di una nota del 1965, scritta dal Segretario della Difesa Robert McNamara al Presidente Johnson:

Ci sono tre fronti in uno sforzo a lungo termine per contenere la Cina (realizzando che l’URSS “contiene” la Cina a nord e a nord-ovest): (a)il fronte Giappone-Corea; (b) il fronte India-Pakistan; e (c) il fronte del sudest asiatico.

La decisione di fare grossi investimenti oggi in uomini, denaro e onore nazionale nel Vietnam del Sud ha senso solo in congiunzione con sforzi costanti di efficacia equivalente nel resto del sudest asiatico e sugli altri due fronti principali. La tendenza in Asia corre in entrambe le direzioni – sia a favore sia contro i nostri interessi – non c’è ragione di essere eccessivamente pessimisti sulla nostra abilità nei prossimi uno o due decenni di stringere alleanze e accordi (che includano specialmente Giappone e India) che impediranno alla Cina di raggiungere i suoi obiettivi, finché il suo zelo scemerà. Il lavoro, comunque – anche se possiamo trasferire alcune responsabilità a qualche paese asiatico – continuerà a richiedere attenzione, denaro, e di quando in quando sfortunatamente, anche vite americane.

Qualsiasi decisione di proseguire il programma di bombardamento del Vietnam del Nord e qualsiasi decisione di schierare delle forze nella Fase II – che implicano, come è noto, una perdita sostanziale di vite americane, rischi di ulteriore escalation, e un maggiore investimento del prestigio USA – deve essere pensata sulla base di queste premesse riguardo ai nostri interessi di lungo termine in Asia.”

Questa nota rende evidente come l’occupazione militare USA in Giappone e Corea e i suoi stretti legami con India e Pakistan sono funzionali a un unico obiettivo. Ciò che è degno di nota è quanto coerente sia stata questa politica da parte dell’impero USA, a dispetto della sua incapacità di rovesciare la Repubblica Democratica Popolare di Corea e il suo fallimento in Vietnam. Ad aggiungersi all’ansia dell’impero USA, la Cina ha avuto un grande successo nello staccare il Pakistan dall’egemonia USA (come notato sopra). Se McNamara credeva realmente nel 1965 che lo “zelo” della Cina sarebbe scemato in 10-20 anni, oggi sarebbe seriamente turbato dai successi che la Cina ha ottenuto da allora.

La strategia USA contro la Cina oggi può essere categorizzata come avente tre pilastri centrali, che formano la base della guerra ibrida:

1) contenimento: gli USA stanno attivamente costruendo alleanze (India, Giappone, Australia, Corea del Sud) mentre intervengono militarmente e politicamente in paesi vicini (il “triangolo di controllo”) allo scopo di mettere pressione sui fianchi geopolitici della Cina;

2) balcanizzazione: per mezzo di sovversioni dichiarate o occulte, gli USA hanno tentato di sostenere movimenti separatisti in Cina, particolarmente a Hong Kong, Xinjiang e Tibet. Lo Xinjiang è di cruciale importanza per la strategia USA dato il suo ruolo centrale nell’iniziativa Belt and Road;

3) sabotaggio economico: restringendo gli investimenti cinesi negli USA, prendendo di mira aziende specifiche e con la guerra commerciale, si stanno compiendo sforzi per arrestare la rapidissima crescita dell’economia cinese che è sulla strada di superare gli USA in numerosi ambiti.

Di seguito evidenzierò alcuni dei principali punti chiave di questa guerra ibrida. Benché queste situazioni varino a seconda del luogo e del tempo, una costante è la tendenza verso un sentimento quasi unanimente anti-cinese in tutti i mezzi di informazione occidentali. Diventare un corrispondente anti-Cina (alle volte chiamati “China watchers”) è, in questo momento, un importante fattore per fare carriera nel giornalismo USA. Ci sono corrispondenti la cui intera carriera è stata costruita presentando la Cina nella peggiore luce possibile, ripetendo a pappagallo la propaganda della CIA e del Dipartimento di Stato, trattando tale propaganda come “notizie”. Questi “corrispondenti” frequentano spesso circoli e associazione in cui sono presenti membri chiave dei think-tank sulla politica estera USA come il Council on Foreign Relations.

Ho scritto altrove a proposito del peculiare Operazione Mockingbird(35) di Melissa Chan(36) e Bethany Allen-Ebrahimian(37).

2007 – presente: Dialogo di sicurezza quadrilaterale o alleanza “Quad”

Nel 2007, il Giappone ha formato un’alleanza con Australia, India e Stati Uniti (denominata Quad) con lo scopo implicito di contenere l’influenza geopolitica della Cina. Sebbene i componenti dell’alleanza neghino che il proprio obiettivo sia la Cina, gli ufficiali cinesi hanno immediatamente riconosciuto il significato del Quad protestando singolarmente con ciascun paese(38). Insieme alla istituzione del Quad, nel 2007 si espandono le esercitazioni militari Malabar con l’inclusione di Giappone, Australia e Singapore (si trattava originariamente di un’esercitazione bilaterale USA-India risalente al 1992). L’esercitazione venne anche tenuta, per la prima volta, al largo della costa di Okinawa invece che nell’Oceano Indiano – una provocazione, neppure così sottile, verso la Cina(39).

Dalla formazione del Quad, l’attività è variata di anno in anno. È da notare come l’Australia si ritirò dall’alleanza nel 2008 durante il governo di Kevin Rudd, tornando a fare parte successivamente e nel novembre del 2017 tutti i governi si sono incontrati nuovamente. Tra il 2017 e il 2019, l’attività ha subito un notevole incremento con il Quad che si è riunito ben cinque volte(40).

2010 – 2012: rete di spionaggio CIA in Cina smascherata e smantellata

Il New York Times ha riferito che tra il 2010 e il 2012, la Cina “ha sistematicamente smantellato operazioni di spionaggio CIA nel paese” uccidendo o arrestando almeno una dozzina di agenti. Secondo il rapporto, la CIA “considera lo spionaggio in Cina una delle sue priorità maggiori”. Si dice che l’operazione abbia paralizzato le operazioni CIA nel paesi per molti anni a venire”(41). È possibile considerare questo uno dei principali sviluppi della guerra di intelligence tra la Cina e gli USA ed è collegato alla scoperta di una imponente operazione CIA di spionaggio informatico in Cina.

2008 – 2019 (presente?): estesa operazione CIA di spionaggio informatico contro le industrie e il governo cinesi

Nel marzo del 2020 – notizia svanita nel mezzo della frenesia mediatica per il COVID-19 – una ben nota azienda di sicurezza cinese, Qihoo 360, ha annunciato di avere scoperto una imponente operazione CIA di spionaggio informatico contro la Cina, attiva almeno a partire dal 2008. In parte grazie alla fuga di notizie sugli strumenti di attacco informatico Vault 7, l’azienda di sicurezza è stata in grado di identificare gli attacchi CIA contro l’aviazione, le aziende petrolifere e le compagnie informatiche così come istituzioni di ricerca scientifica e agenzie governative(42). L’azienda di sicurezza ha speculato sugli obiettivi potenziali di questo attacco:

Riteniamo che negli scorsi undici anni di infiltrazioni ed attacchi, la CIA possa già avere trafugato le informazioni industriali più classificate della Cina, e anche di molti altri paesi del mondo. Non è nemmeno da escludere che adesso la CIA sia in grado di seguire lo stato dei voli globali in tempo reale, le informazioni sui passeggeri, le spedizioni commerciali e altre informazioni correlate. Se la nostra ipotesi fosse vera, quali cose inaspettate farà la CIA se ha informazioni tanto importanti e confidenziali? Ottenere l’itinerario di viaggio di importanti figure e poi porre delle minacce politiche, o addirittura provare una soppressione militare?”

2018 – Articolo di Bloomberg sul “Big Hack”

In una delle più bizzarre e sfacciate operazioni mediatiche in stile Operazione Mockingbird di cui si possa pensare, Bloomberg pubblicò un articolo completamente infondato nel 2018 accusando la Cina di montare processori spia nei sistemi hardware dei server usati da molte importanti aziende USA. L’articolo fu confutato da praticamente chiunque venne interrogato in proposito e non gli fu mai dato seguito, ritrattato o, a mia conoscenza, aggiornato(43). Uno dei suoi co-autori, Jordan Robertson, non ha pubblicato alcun tweet da quando l’articolo è stato pubblicato e rimane il suo “tweet in evidenza” al 17 aprile 2020. Non è chiaro quel che è accaduto esattamente con questa storia, si tratta di uno dei più grossi misteri riguardo ai mezzi di informazione moderni, specialmente del giornalismo sulla tecnologia. La mia ipotesi è che fu, probabilmente, un pezzo scandalistico scritto direttamente dalla CIA oppure, in una seconda ipotesi, le informazioni usate per scrivere l’articolo vennero fornite da individui privi delle adeguate autorizzazioni. In ogni caso, il fatto che un importante testata giornalistica come Bloomberg sia stata disposta a pubblicare un articolo evidentemente falso sulla Cina con gravi implicazioni, testimonia dello stato delle operazioni anti-Cina realizzate dai mezzi di informazione.

2014 – presente: coinvolgimento USA nelle proteste a Hong Kong

Sin dalle proteste di “Occupy Central” del 2014 e il loro ritorno, in episodi estremamente violenti, nel 2019, il coinvolgimento USA nel separatismo di Hong Kong è stato documentato dai mezzi di informazione cinesi e di altri paesi. In un articolo del 2014 sul People’s Daily la Cina accusò Louisa Greve, allora vicepresidente del National Endowment for Democracy o NED (la famigerata ong testa di ponte della CIA), di avere incontrato i capi della protesta(44). Greve, non sorprendentemente, è oggi direttrice del “Progetto Uiguro Diritti Umani” – un’altra organizzazione finanziata dal NED che ha base a Washington DC e promuove il separatismo nello Xinjiang. Radio Free Asia e Voice of America (testate di propaganda del governo USA) si sono apertamente vantate dei loro servizi in loco sulle proteste di Hong Kong e sui metodi usati per evadere la censura(45).

Durante l’esplosione delle proteste del 2019 a Hong Kong, la CCTV ha pubblicato una fotografia della diplomatica USA Julie Eadeh che incontrava i capi della protesta Joshua Wong e Nathan Law(46). L’ingerenza USA a Hong Kong ha raggiunto il suo apice con l’approvazione della cosiddetta “Legge sui diritti umani e la democrazia a Hong Kong” nel 2019, che fu proposta per la prima volta nel 2014. La legge richiede agli USA di imporre sanzioni agli ufficiali coinvolti in presunti abusi dei diritti umani a Hong Kong e, tra le altre cose, di rivedere le relazioni commerciali favorevoli tra gli USA e Hong Kong(47).

2018 – presente: sovversione USA nello Xinjian

Organizzazioni dei “diritti umani” di base negli USA, la NED, i politici e i mezzi di informazione statunitensi, cominciarono una imponente operazione psicologica verso la provincia dello Xinjiang nel 2018. Questa operazione è cominciata con dichiarazioni del World Uyghur Congress (una organizzazione sponsorizzata dalla NED) in cui si affermava che la Cina stava mettendo i mussulmani in “campi di concentramento”. Queste affermazioni sono state completamente confutate da allora, dimostrando che le strutture in questione sono create come centri vocazionali e come alternative all’imprigionamento, come parte del rinnovato sforzo della Cina per la de-radicalizzazione dello Xinjiang. È stato pubblicato un esauriente documento che sfata le diverse affermazioni fatte a proposito dello Xinjiang.

Quello che i mezzi di informazione USA naturalmente non menzionano è che lo Xinjiang è stato obiettivo di numerosi attacchi terroristici da parte del “Partito Islamico del Turkestan” negli anni ‘90 e che questi attentati terroristici sono continuati fino al 2017(48), quando la Cina ha reagito con una approfondita campagna di de-radicalizzazione. Dal 2017 non si è avuta notizia di alcun nuovo attacco terroristico.

Vale la pena notare come l’organizzazione che precedette il World Uyghur Congress, che ha ricevuto il “Premio Democrazia 2019” del NED, il World Youth Uyghur Congress, venne designato come organizzazione terroristica dalla Cina nel 2003(49). In altre parole, il governo USA sta attivamente sostenendo un’organizzazione che la Cina sostiene essere affiliata ai terroristi. Come detto sopra, lo Xinjiang è un bersaglio cruciale per l’imperialismo USA, data la sua importanza per la BRI e il collegamento che fornisce alla Cina con il resto dell’Asia centrale, meridionale, e occidentale (ricordate il treno che corre direttamente da Urumqi nello Xinjiang fino a Teheran?).

2009 – presente: il Mar Cinese Meridionale e le incursioni della marina USA

Sebbene le dispute sul Mar Cinese Meridionale siano una questione che si protrae da lungo tempo, gli USA si sono ripetutamente inseriti nel dibattito contro la Cina. Gli Stati Uniti hanno un ovvio interesse a intralciare le rivendicazioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale, dato che i vascelli della marina USA dalla costa occidentale e dalle basi del Pacifico transitano attraverso il Mar Cinese Meridionale per raggiungere l’Oceano Indiano e il Golfo Persico(50). L’atteggiamento aggressivo degli USA in Asia orientale ha portato a numerosi confornti con la marina militare cinese(51, 52, 53).

2018 – presente: guerra tecnologica contro Huawei e ZTE

Come parte della strategia per ostacolare la crescita economica cinese, gli Stati Uniti stanno prendendo di mira alcune delle sue industrie di maggiore valore, compreso, ovviamente, il settore dell’alta tecnologia. Nell’agosto del 2018, l’NDAA annuale venne approvato completo di provvedimenti che proibivano al governo federale di acquistare equipaggiamento da Huawei e ZTE. Furono posto restrizioni anche su Dahua Technology, Hytera, e Hikvision(54). La ragione fornita erano sospette questioni di “sicurezza”. L’intento di questa azione era chiaro: alzare una barriera tra le compagnie cinesi di alta tecnologia di maggior successo e il resto del mondo. Huawei è una delle compagnia di telefonia cellulare più grandi al mondo e una compagnia di punta cinese secondo diversi parametri. La situazione ha subito una drastica accelerazione nel 2018 quando Meng Wanzhou, la Direttrice Finanziaria di Huawei, venne arrestata in Canada su richiesta degli Stati Uniti(h). È accusata di avere presumibilmente violato le sanzioni contro l’Iran, tra altri capi d’imputazione(55).

2018 – presente: la guerra commerciale statunitense alla Cina

Forse il segno più indicativo della fine del patto tra il capitale USA e la Cina è la guerra commerciale iniziata dall’amministrazione Trump nel 2018. Per la prima volta, dai tempi delle riforme economiche cinesi, il governo USA si è mosso per agire esplicitamente contro i sistemi “iniqui” che sarebbero usati dalla Cina. La cosa importante da sapere riguardo alla guerra commerciale è che quello di cui gli USA si stanno in effetti lamentando è il sistema socialista della Cina. Quasi tutti i reclami che gli USA hanno espresso contro la Cina riguardano i meccanismi che quest’ultima ha usato per rafforzare il proprio settore industriale statale: trasferimento della proprietà intellettuale, trattamento preferenziale per le IPS, ecc. Questa guerra commerciale è in definitiva progettata per imporre alla Cina di abbandonare il suo sistema socialista.

Sebbene la “fase uno” di un accordo tra USA e Cina per depotenziare la guerra commerciale sia stata raggiunta, l’effettiva implementazione dell’accordo e ulteriori negoziati sono incerti. La seconda fase dovrebbe avere a che fare con “questioni strutturali” (leggi: gli USA vogliono che la Cina privatizzi e smantelli il suo sistema socialista) ma finora non abbiamo visto alcun movimento in quella direzione. La crisi del COVID-19 potrebbe mettere un freno alla guerra commerciale e alle sue negoziazioni per l’immediato futuro.

Il Partito Democratico non ha fatto virtualmente nulla per opporsi alla guerra commerciale dell’amministrazione Trump e ha, invece, semplicemente asserito che gli USA dovrebbero assumere un approccio di “coalizione” per “mettere la Cina di fronte alle sue responsabilità” per le sue “pratiche commerciali inique”. Joe Biden ha detto esplicitamente questo, parlando a proposito della fase uno dell’accordo: “Non risolverà davvero le questioni reali al centro della disputa, in particolare riferendosi alle pratiche predatorie nel commercio e nella tecnologia.”(56)

C’è un consenso trasversale nel muovere una guerra economica contro la Cina.

Note al capitolo 4

h) La direttrice finanziaria di Huawei è stata poi rilasciata il 25 settembre del 2021. È attualmente tornata in Cina accolta dalle autorità e dai familiari.

Conclusioni e prospettive future

Spero che questo articolo abbia fornito un’utile panoramica sui retroscena e sulla situazione presente che la Cina deve fronteggiare nel mondo oggi. Per me è chiaro che gli USA si sentono sempre maggiormente minacciati dall’emersione della Cina e hanno concluso che il solo modo di rallentarla è impiegare le tattiche della vecchia Guerra Fredda usata contro paesi come URSS, Cuba, e la RDPK. Il patto tra il capitale USA e la Cina sembra essere arrivato ad una conclusione definitiva, e non vedo alcuna indicazione sul fatto che questa situazione si risolverà in tempi brevi. Per il movimento socialista internazionale, spero che queste informazioni forniscano una migliore comprensione del mondo in cui viviamo e del ruolo della Cina. Spero che più socialisti – anche se non concordano con la valutazione che la Cina è un paese socialista – giungeranno a vedere l’emersione della Cina come una rottura decisiva con l’egemonia USA, qualcosa che non si verificava dai tempi dell’URSS. La Cina è il futuro e prima saremo in grado di comprenderla, meglio riusciremo ad interagire con essa e i suoi milioni di comunisti. La sinistra internazionale ha molto da imparare dall’esperienza della Repubblica Popolare Cinese, sia dalla sua rivoluzione sia dal suo governo post-rivoluzionario. Spero di avere contribuito a quella comprensione.

Questo articolo sarà revisionato e rivisitato di tanto in tanto quando vi sono nuovi sviluppi.

Vorrei ringraziare le molte persone che mi hanno aiutato a comprendere meglio la Cina, il socialismo e la geopolitica in generale. Ce ne sono troppi in lista e mi dispiacerebbe lasciarne fuori qualcuno, ma se avete mai condiviso del materiale con me o mi avete offerto le vostre osservazioni sulla Cina, sarò per sempre in debito con voi.

Infine posso solo ringraziare tutto il popolo cinese e i loro compagni che hanno dato al resto del mondo speranza per un futuro migliore.

Note dell’autore

1) https://web.archive.org/web/20200416001231/ ; https://adst.org/2013/02/nixon-goes-to-china/

2) Engels, Frederick. Socialism: Utopian and Scientific. Chapter 3. https://www.marxists.org/archive/marx/works/1880/soc-utop/ch03.htm

3) https://www.marxists.org/archive/marx/works/1847/poverty-philosophy/ch02.htm

4) https://www.marxists.org/reference/archive/mao/selected-works/volume-4/mswv4_65.htm

5) https://web.archive.org/web/20200416000649/https://dengxiaopingworks.wordpress.com/2013/02/22/be-realistic-and-look-to-the-future/

6) http://en.people.cn/dengxp/vol1/text/a1430.html

7) https://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.LE00.IN?locations=CN

8) https://data.worldbank.org/indicator/SI.POV.DDAY?locations=CN&view=chart

9) https://data.worldbank.org/indicator/SI.POV.LMIC.GP?locations=CN&view=chart

10) https://data.worldbank.org/indicator/SE.ADT.LITR.ZS?locations=CN

11) http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2018/html/EN0412.jpg

12) http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2018/html/EN0416.jpg

13) https://www.irena.org/Statistics/View-Data-by-Topic/Capacity-and-Generation/Country-Rankings

14) https://data.worldbank.org/indicator/EG.ELC.RNWX.KH?contextual=default&end=2015&locations=CN&start=2000

15) https://data.worldbank.org/indicator/IP.PAT.RESD?contextual=region&locations=CN

16) https://web.archive.org/web/20200415164157/https://www.top500.org/lists/2018/06//

17) https://web.archive.org/web/20200415165251/https://tnsr.org/2019/07/unlocking-the-gates-of-eurasia-chinas-belt-and-road-initiative-and-its-implications-for-u-s-grand-strategy/

18) https://web.archive.org/web/20200415162603/https://thediplomat.com/2016/04/china-tests-new-weapon-capable-of-breaching-u-s-missile-defense-systems/

19) https://en.wikipedia.org/wiki/High-speed_rail#Existing_high-speed_rail_systems_by_country

20) https://www.thestreet.com/personal-finance/biggest-banks-in-the-world

21) https://www.uscc.gov/sites/default/files/Research/10_26_11_CapitalTradeSOEStudy.pdf

22) https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/IJOEM-09-2014-0130/full/html

23) Yan, Xiaojun, and Jie Huang. “Navigating Unknown Waters: The Chinese Communist Party’s New Presence in the Private Sector.” China Review, vol. 17, no. 2, 2017, pp. 37–63. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/44440170. Accessed 15 Apr. 2020.

24) http://www.samr.gov.cn/djzcj/scdjgz/wjfg/201902/t20190215_281570.html

25) https://web.archive.org/web/20200416000236/https://thediplomat.com/2019/12/politics-in-the-boardroom-the-role-of-chinese-communist-party-committees/

26) https://www.scmp.com/news/china/policies-politics/article/2112957/kissinger-urges-us-boost-cooperation-beijing-massive

27) https://www.aiib.org/en/about-aiib/governance/members-of-bank/index.html

28) https://en.wikipedia.org/wiki/Asian_Infrastructure_Investment_Bank

29) http://www.chinadaily.com.cn/a/201901/25/WS5c4aa81da3106c65c34e6912.html

30) https://www.cnbc.com/2019/03/27/italys-joins-chinas-belt-and-road-initiative.html

31) https://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/testimonies/2010/RAND_CT343.pdf

32) https://www.washingtonpost.com/wp-srv/inatl/longterm/flash/june/china71.htm

33) https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Yellowbird

34) https://docs.google.com/document/d/1BcfxpzK9Oy7oT9TCkJMEA6GaKcTOKu-FhCABj4TsidM/pub

35) https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Mockingbird

36) https://twitter.com/izak_novak/status/1207066763004956677

37) https://twitter.com/izak_novak/status/1213648458835468293

38) https://www.theage.com.au/national/china-warns-canberra-on-security-pact-20070615-ge54v5.html

39) https://en.wikipedia.org/wiki/Malabar_(naval_exercise)#2007

40) https://en.wikipedia.org/wiki/Quadrilateral_Security_Dialogue

41) https://web.archive.org/web/20170520215353/https://www.nytimes.com/2017/05/20/world/asia/china-cia-spies-espionage.html?smid=fb-nytimes&smtyp=cur

42) https://blogs.360.cn/post/APT-C-39_CIA_EN.html

43) https://appleinsider.com/articles/19/10/04/editorial-a-year-later-bloomberg-silently-stands-by-its-big-hack-icloud-spy-chip-story

44) http://en.people.cn/n/2014/1011/c98649-8793283.html

45) https://web.archive.org/web/20181121203748/https://www.bbg.gov/2014/10/06/voa-rfa-evade-chinese-government-censors-with-coverage-of-hong-kong-protests/

46) https://twitter.com/CCTVAsiaPacific/status/1159055534470774784

47) https://en.wikipedia.org/wiki/Hong_Kong_Human_Rights_and_Democracy_Act

48) https://en.wikipedia.org/wiki/Xinjiang_conflict#2007%E2%80%93present

49) http://www.china-embassy.org/eng/xw/t56257.htm

50) https://www.neliti.com/publications/27009/chinas-assertive-foreign-policy-in-south-china-sea-under-xi-jinping-its-impact-o

51) https://www.reuters.com/article/us-usa-china-navy/u-s-warship-sails-near-south-china-sea-islands-claimed-by-china-idUSKCN1VI1G4

52) https://www.scmp.com/news/china/diplomacy-defence/article/1865414/beijing-alert-us-navy-incursion-near-artificial-islands?page=all

53) https://www.navytimes.com/news/your-navy/2018/11/05/video-shows-near-collision-of-us-and-chinese-warships/

54) https://en.wikipedia.org/wiki/National_Defense_Authorization_Act_for_Fiscal_Year_2019

55) https://en.wikipedia.org/wiki/Meng_Wanzhou

56) https://www.csis.org/analysis/what-former-vice-president-bidens-policy-trade

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