Un anno senza Sergio

Sono tempi duri quelli in cui viviamo.
Non solo perché stiamo attraversando il più lungo periodo di crisi (di cui non si vede fine) dal 1929 ma soprattutto perché, proprio per distrarci da questa, siamo giornalmente sballottati da un tormentone giornalistico all’altro.
In periodi di magra minore, banalmente fino ai primi anni ’90, tale compito era svolto dalle canzonette estive, quelle che ammorbavano i palinsesti radiofonici giusto nella stagione balneare, imboccando il viale del tramonto con i primi temporali di Ferragosto.
Allora, le cronache, pure nere, erano occupate dalle faccende dei Gardini di turno, padroni pescecani della peggior specie ma operanti in ottica espansiva.
26 anni dopo, invece, il declino del sistema paese è plasticamente rappresentato dalla commozione a reti e formazioni politiche unificate con cui viene celebrato Sergio Marchionne, contabile e speculatore esperto, omaggiato come grande capitano di un’industria mai stata sua, in cui è entrato come curatore fallimentare e che ha mantenuto in coma farmacologico per tre lustri, salvando però il salvadanaio del casato Agnelli-Elkann.
Il tutto spostando sede legale e fiscale fuori dall’Italia, dove si pagano meno tasse. Il tutto mentre chi governa straparla di muri per bloccare i poveri che attraversano il Mediterraneo, ma di una bella e sacrosanta barriera contro la circolazione indiscriminata dei capitali stranamente non parla mai.
Oggi, a dodici mesi dal suo trapasso, i commentatori delle più disparate testate tornano a interrogarsi su quale futuro attende il gruppo FCA dopo la cura dimagrante che ne ha azzerato  i debiti, ma anche la prospettiva industriale.
Basti pensare alla fine che la gestione Marchionne ha decretato per marchi di pregio storico e tecnico come Lancia e Alfa Romeo, ma anche Ferrari, passata in 30 anni dalla F40 alle repliche seriale di modelli che sembrano usciti da filmacci come Transformers.
Un declino tanto netto che ha reso FCA una realtà poco appetibile anche per alleanze/fusioni di settore, come ha dimostrato il maldestro tentativo di John Elkann di acquartierare l’azienda in casa Renault-Nissan.
Una storia mortifera dunque – a partire dalle vite dei lavoratori FCA – e ciò fa sì che la scomparsa di Sergio Marchionne ci crei soltanto indifferenza, nonostante il personaggio sia assurto a divinità per quella serie infinita – più delle Panda – di quaquaraquà che occupano indebitamente gli scranni politici e dirigenziali di questo paese.
Siamo volutamente cinici, ma non potrebbe essere diversamente in un mondo in cui, ai lavoratori che ogni giorno lasciano la pelle sul lavoro nessuno dedica un trafiletto, figuriamoci pagine intere di coccodrilli strappalacrime ad ogni anniversario.
 
Ci auguriamo, quindi, che i prossimi venturi – si spera… – temporali estivi, inizino a portarsi via anche tutti questi soggetti, insieme ai sempre più inascoltabili tormentoni da ombrellone.
Collettivo Comunista Genova City Strike