Stati generali del nulla

doriaPrima di andare in vacanza, la politica genovese si preoccupa di organizzare gli eventi dell’autunno. Nella primavera prossima si andrà a votare per le comunali e occorre avere una road map per cominciare la campagna elettorale. A questo teatrino non si sottrae il maggior sindacato genovese: in una lunga e non rituale intervista al quotidiano La Repubblica, il segretario della Camera del Lavoro Ivano Bosco elenca i motivi per cui in autunno la rabbia sociale potrebbe invadere le strade di Genova. L’analisi di Bosco è quasi spietata con l’elenco delle drammatiche vertenze cittadine (i licenziamenti annunciati di Ericsson, la questione ILVA, lo smembramento definitivo di Piaggio, le difficoltà del Porto) che, a suo giudizio, potrebbero incendiare la città. Viene fatta quindi la proposta di convocare gli Stati Generali per la città, come arma per difenderci tutti insieme. Il compito viene assegnato al Sindaco Doria che, con puntualità svizzera, risponde il giorno dopo con la convocazione a settembre della kermesse che vedrà tutti insieme: politici, sindacati e imprenditori.

Ovviamente, la prima cosa da evidenziare è che non si capisce per quali motivi sindacati e imprenditori debbano stare dalla stessa parte. Se trovano accordi, come è noto, lo fanno per gli interessi dei padroni. Si possono fare tutti gli esempi che si vogliono: la Piaggio licenzia e chiude nonostante i lauti profitti, Ericsson fa il bello e il cattivo tempo nonostante continui a macinare introiti e soldi pubblici. Ma questo è solo uno dei problemi. Il secondo è la pretesa che il garante sia il Sindaco Doria che, durante tutto il mandato, non ha fatto altro che sostenere tagli, privatizzazioni e non ha mosso un dito per difendere le aziende in difficoltà.

La Cgil, come al solito, è realista. Conosce il quadro politico che ha di fronte e fa delle scelte. A Genova non si fida del movimento 5 stelle e si appoggia al centrosinistra. Questa scelta viene giustificata in modo surreale e con una prospettiva strategica inesistente. Ci si basa su ragionamenti che trasformano sconfitte in vittorie. Il caso AMIU è emblematico: i sindacati accettano di fatto la svendita al privato ma strappano alcune concessioni sui diritti e sui salari che, puntualmente, verranno dimenticati dalla nuova proprietà. In altre vertenze si giudica positivo un risultato che dura al massimo qualche mese (il caso Piaggio è emblematico, la vittoria dei lavoratori è durata pochissimo). Si esaltano resistenze sindacali che sono però sconfitte politiche in prospettiva. Il centrosinistra e Doria diventano quindi l’unica possibilità per continuare a perdere facendo finta di vincere. A rimetterci sono ovviamente i lavoratori.

Uno sguardo più ampio e di medio periodo sembra totalmente assente. Le vertenze vanno giudicate nello specifico ma anche riferendosi a periodi più lunghi. Il centrosinistra, che continua a essere l’unico riferimento della Cgil, in questi anni ha distrutto il welfare, ha tagliato le pensioni, ha aumentato la precarietà, ha accompagnato la svendita del patrimonio industriale: queste politiche sono la causa dell’impoverimento generale e della disoccupazione. Il sindacato pensa di continuare a sostenere questa linea politica, accontentandosi di qualche briciola strappata qua e la? Evidentemente sì come dimostra il fatto che a livello nazionale la Cgil non riesce neppure a schierarsi per il no alla riforma costituzionale per non inimicarsi Renzi e il PD.

Sotto questo aspetto, gli Stati Generali chiesti dalla Camera del Lavoro, vanno considerati per quel che sono: una iniziativa inutile e dannosa per i lavoratori e una passerella per la rielezione di un Sindaco che è riuscito nell’intento di scontentare tutti i lavoratori (ma non evidentemente i sindacalisti). Questi Stati Generali del Nulla sono l’ennesima riproposizione di una linea politica fallimentare a cui i lavoratori non dovrebbero dare nessun peso e lottare invece, anche dentro il Sindacato, per una alternativa politica al PD, al centrosinistra e ai trattati UE. Alternativa che non può venire da dentro la vecchia politica succube del PD e dovrebbe assumere i connotati di una rinnovata politica di classe. Prospettiva questa tutta da ricostruire.

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