Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante

Mariamargherita SCOTTI, Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante, Roma, Donzelli ed., 2018, pp. 291, 27 euro.

Mariamargherita Scotti archivista e ricercatrice in Storia contemporanea è autrice di Da sinistra. Intellettuali, Partito socialista italiano e organizzazione della cultura, 1953-1960 (Roma, Ediesse, 2011), originale studio sulla politica culturale socialista negli anni ’50, nel difficile tentativo di evitare l’appiattimento sul PCI. Ne emergono le grandi figure di Gianni Bosio e di Raniero Panzieri.

Negli ultimi anni, si è occupata con grande attenzione di Giovanni Pirelli, singolare figura di intellettuale (romanziere, storico) e di militante politico, figlio di Alberto Pirelli, e quindi “erede” di una delle più grandi famiglie della borghesia italiana.

Pirelli è stato oggetto di studio da parte di Diane Weill Ménard, Vita e tempi di Giovanni Pirelli (Milano, Linea d’ombra, 1994), del grande Cesare Bermani, Giovanni Pirelli, un autentico rivoluzionario (Pistoia, CDP, 2011), oltre che dalla stessa Scotti, Giovanni Pirelli, intellettuale del ‘900 (Milano, Mimesis, 2016).

Pirelli nasce a Milano nel 1918. E’ destinato, primogenito, a succedere al padre nella direzione dell’industria: Sono cresciuto all’ombra di una grande fabbrica, nel fischio delle sue sirene, al suo odore: l’odore della gomma quando viene vulcanizzata. Mi si diceva: “Un giorno ne diventerai capo, se ne sarai degno”.

In guerra è sul fronte francese (1940), quindi nei Balcani, inizialmente convinto delle ragioni della guerra fascista e della persecuzione contro i partigiani e la popolazione slava. Nel 1942 è in Germania, nella commissione per la tutela degli italiani che vi lavorano, quindi nell’ARMIR, nella campagna di Russia: La mia scala? L’ho bruciata. E’ successo in Russia, se ben ricordo; c’era la ritirata, faceva freddo. Se ben ricordo, non ho più avuto scale di valori. Rientrato in Italia, evita l’arruolamento nelle milizie della Repubblica sociale per l’importanza strategica della Pirelli, ma, nel febbraio 1945, raggiunge i partigiani della val Chiavenna, commissario politico G.L.

Si iscrive al Partito socialista. Nel 1948, la radicale “scelta di vita”, testimoniata dal conflittuale rapporto con il padre, evidente soprattutto in una lettera del 1946, in cui gli rimprovera il silenzio sul fascismo. Lascia l’impegno in azienda per dedicarsi, a pieno tempo, alla attività culturale e politica.

Studia per un anno all’Istituto italiano di studi storici di Benedetto Croce, diretto da Federico Chabod. Tra i giovani storici, conosce Gaetano Arfé e Giuliano Procacci. La storia del ‘900 è ancora considerata oggetto da non studiare e il suo lavoro finale è su Francesco Crispi e lo scioglimento del PSI nel 1894. E’ stimolato allo studio storico da Gaetano Salvemini, alla produzione letteraria da Mario Apollonio e da Elio Vittorini. Con Bosio progetta la Cronaca del PSI, nel sessantesimo (1952) della fondazione, opera che non vedrà mai la luce.

Entra in contatto con la rivista “Movimento operaio” di Gianni Bosio che sarà sostituito alla direzione per contrasti politici con il PCI e con Raniero Panzieri, in quella fase molto vicino al vice- segretario Rodolfo Morandi.

Nel 1952, pubblica nei Gettoni dell’Einaudi, il suo primo romanzo, L’altro elemento e con Pietro Malavezzi le Lettere dei condannati a morte della Resistenza, frutto di una attenta e difficile ricerca, opera che esce nel periodo del più acceso anticomunismo dell’Italia democristiana e clericale. Seguiranno nel 1954 le Lettere di condannati a morte della Resistenza europea, con la discussa prefazione di Thomas Mann. L’impegno sui temi resistenziali continua con le sceneggiature cinematografiche de Il delitto Matteotti (1956) e I fratelli Rosselli (1959).

Dopo la improvvisa morte di Morandi (1955), collabora con Panzieri alla pubblicazione (Einaudi) delle sue opere e dopo quella, ancor più improvvisa, di Panzieri, è con Dario Lanzardo curatore dei suoi scritti, in cui coglie elementi di un marxismo innovativo e non ossificato, il tentativo di lettura delle trasformazioni del sistema capitalistico e di “uscita a sinistra” dalla crisi dello stalinismo.

E’ continuo il suo impegno nelle Edizioni del Gallo (continuazione delle edizioni Avanti! dopo i contrasti di Bosio con il partito), nei dischi del Sole, scoperta della musica popolare praticata da grandi studiosi/ricercatori, nell’Istituto Ernesto De Martino, a Milano nella Casa della cultura e nel Piccolo teatro. Ancora della collaborazione con il musicista Luigi Nono.

I primi anni ’60 sono quelli della scoperta delle lotte anticoloniali, del Terzo mondo. La drammatica guerra d’Algeria produce un immediato parallelo con la Resistenza italiana. Pirelli progetta, sempre per l’Einaudi, un testo, Lettere della rivoluzione algerina (1963), ideale continuazione delle sue opere precedenti. Dello stesso anno è Racconti dei bambini d’Algeria, raccolti nei campi profughi dei paesi confinanti (Marocco e Tunisia). L’interesse per la resistenza algerina lo mette in contatto con Frantz Fanon, la più grande voce, in un intreccio di sociologia, psicologia, antropologia, dimensione politica anticoloniale e antimperialista della rivoluzione del terzo mondo, del protagonismo dell’Africa, della valorizzazione (che supera la negritudine) dei popoli neri.

Il lacerante incontro con Fanon (che purtroppo scompare, come Lumumba, nel 1961, a 35 anni di età, produce la pubblicazione in Italia nel 1962 de I dannati della terra (prefazione di Sartre) e nel 1963 di Sociologia della rivoluzione algerina, oltre alla fondazione a Milano del centro Frantz Fanon.

Pirelli visita molti paesi dell’Africa, incontra molti movimenti di liberazione, in una fase in cui le speranza sul continente che si sta decolonizzando sono grandissime. E’ negli Stati Uniti, in contatto con il Black Panthers. Nel 1970 è, per sei settimane, con una delegazione, in Cina e ne torna entusiasta.

Anche la sua morte è improvvisa, in seguito ad un incidente d’auto, nell’aprile 1973, a Genova Sampierdarena.

Restano i suoi libri. I romanzi L’altro elemento (1952), La malattia del comandante Gracco (1955), L’entusiasta (1958), e l’ultimo (1965) A proposito di una macchina, che entra a pieno titolo nella “letteratura industriale”, in un paese che ha vissuto una enorme trasformazione strutturale.

Ancora i testi per l’infanzia Giovanni e Pulcerosa (ed. Avanti!, 1954), Storia della balena Jona e altri racconti (Einaudi, 1962), e il continuo scambio con il padre: Alberto e Giovanni Pirelli, Legami e conflitti, Lettere 1931-1965.

Resta soprattutto l’esempio di un intellettuale, sempre legato alla dimensione politica controcorrente, di un pensiero eterodosso, non a caso proprio di una variante della sinistra socialista che andrebbe riproposta e valorizzata, ancor oggi.

Sergio Dalmasso.

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