Non bisogna affondare i barconi, bisogna affondare i padroni

Questa è la terza e ultima parte dell’opuscolo sulle migrazioni del nostro collettivo. Le prime due parti sono leggibili qua e qua. Dopo aver affrontato la questione dei numeri delle migrazioni e come impattano sulla demografia in Italia, abbiamo studiato il fenomeno dell’accoglienza in Italia e nei paesi UE. In questa terza parte affrontiamo il tema dell’esercito industriale di riserva e arriviamo alle conclusioni teoriche di un ragionamento che vuole inserire il tema della lotta al razzismo all’interno di una prospettiva di classe da cui secondo noi è inscindibile.

Qui trovate invece l’audio con la presentazione dell’opuscolo e qui l’intero lavoro in formato pdf

L’esercito industriale di riserva

La questione migratoria ha fatto sì che negli ultimi mesi si accentuassero due posizioni politico-teoriche fuorvianti e sbagliate. Finte alternative che come tali vanno combattute ponendo la questione di classe al centro del dibattito.

Da un lato vi è quella sinistra che, perso ogni riferimento di classe ed ogni capacità dialettica di indagare le condizioni materiali e le contraddizioni che il capitalismo produce, fa della giusta rivendicazione sui diritti dei migranti una questione puramente etica. Secondo questa visione, gli italiani sono diventati tutti razzisti e prova ne è il consenso al governo giallo-verde. Sulla base di ciò è necessario sviluppare un fronte unitario che si ponga come argine al dilagare del “fascismo”.

Questa visione miope, come indicato nelle restanti parti del presente testo, non analizza le questioni oggettive che stanno alla base del rigurgito xenofobo, e non pone minimamente in discussione il modo di produzione capitalistico che pone le basi strutturali del fenomeno immigratorio.

Dall’altro lato vi è invece quella sinistra che sostiene la necessità di chiudere le frontiere in quanto gli immigrati contribuirebbero automaticamente alla riduzione dei salari dei lavoratori autoctoni. Su questa base si innesta una polemica circa il concetto di “esercito industriale di riserva” elaborato da Marx nei suoi studi.

Marx è infatti il primo a teorizzare la tendenza del sistema capitalistico a generare, in virtù delle sue dinamiche, una quota di popolazione eccedente rispetto alle esigenze del capitale. Si tratta quindi di una massa di disoccupati pronti ad essere ricollocati sia in funzione degli andamenti ciclici del capitalismo sia in funzione di nuove e diverse esigenze produttive.

Chiaramente l’“esercito industriale di riserva” contribuisce alla divisione interna nella massa dei subalterni e ad abbassare il costo della manodopera per il capitale.

Ma se ciò è senz’altro vero, occorre combattere la visione meccanicistica e politicamente reazionaria, secondo la quale basterebbe diminuire l’afflusso degli immigrati al fine di migliorare le condizioni dei lavoratori autoctoni.

Partiamo dal fatto che l’immigrazione è un prodotto stesso dello sviluppo del capitalismo. Essa è figlia dello sviluppo diseguale e si verifica laddove lo sviluppo dei mezzi produttivi è arretrato rispetto allo sviluppo demografico.

Ciò determina già una prima conseguenza: l’aggravamento degli squilibri a danno delle regioni sottosviluppate nei confronti dei paesi capitalisticamente più avanzati. La manodopera più preparata e quella più giovane abbandona il paese che ha sostenuto dei costi per la sua formazione ed in generale per il welfare, scatenando una spirale perversa a danno dei paesi sottosviluppati. Per quanto riguarda il paese di arrivo gli effetti sono senz’altro positivi per il padronato e qui veniamo al punto centrale della questione. Noi riteniamo che l’immigrazione sia utile al sistema capitalista sia sul piano economico sia sul piano politico. Sul piano economico il capitale si garantisce l’immissione di manodopera a basso costo e tampona il decremento demografico dei paesi a capitalismo avanzato. Sul piano politico accentua le divisioni interne alla classe. Sono però le stesse classi dominanti ad alimentare le campagne xenofobe per evitare che si inneschino legami di solidarietà e di classe. All’immigrato è necessario imporre condizioni di vita umilianti affinché non pretenda diritti sindacali e civili. Al lavoratore autoctono si indica nell’immigrato il nemico, verso il quale rivoltare la propria rabbia. Abbiamo una sola risposta da dare: unire gli sfruttati contro i padroni e contro il capitalismo.

 Conclusioni

Fino a questo punto siamo stati volutamente analitici e abbiamo fornito una serie di dati che ci illustrano un fenomeno complesso. Un fenomeno problematico.

Non è colpa nostra se abbiamo un sistema informativo che questi dati non li illustra, che si basa sull’idea che bisogna trattare questi dati solo in base all’emergenza, dove a contare è un dibattito totalmente falso tra il Saviano umanista da una parte e Salvini cattivo e razzista dall’altra. Passiamo quindi alla parte politica esprimendola per semplicità attraverso una serie di tesi.

1. Gli immigrati nel nostro paese sono soprattutto economici; la loro presenza viene regolata attraverso un sistema di flussi annuali legati soprattutto alla richiesta di forza lavoro. Si tratta soprattutto di cittadini provenienti dalla UE. A causa delle disparità salariali e di condizioni di vita con gli altri paesi, è conveniente per le imprese italiane gestire forza lavoro straniera in modo da pagarla meno, concedere meno diritti e ricattarla meglio.

2. I profughi e/o clandestini sono una parte minima. Alcuni sono veramente persone che hanno bisogno di asilo politico perché fuggono da guerre e devastazioni. Altri sono migranti in cerca di migliori condizioni di vita che non hanno altro modo per arrivare in Italia.

3. Il sistema di accoglienza UE è totalmente ipocrita perché scarica il peso delle emergenze su pochi paesi. Inoltre, il sistema dei trattati UE è tale che le imposizioni diventano assolutamente inevitabili nel caso in cui i regolamenti servano a padroni e banche, mentre sono carta straccia nel momento in cui divengono utilizzabili per i subalterni. Ciò significa che i confini, in teoria abbattuti, vengano rimessi in piedi in pochissimo tempo. Oppure che il governo italiano possa stipulare accordi con una fazione libica per bloccare le partenze, mentre la UE non considera la Libia un partner gestibile.

4. Il sistema di accoglienza italiano dell’emergenza profughi parte da considerazioni condivisibili ma sembra fatto apposta per creare coloro che lucrano sulla pelle degli immigrati attraverso il sistema di esternalizzazione del welfare e degli appalti.

5. Nel settore delle cooperative lavorano molte persone che a livello di trattamento economico convivono con condizioni di disagio, spesso ricattati. Questi lavoratori devono essere reinternalizzati nel sistema pubblico di accoglienza.

6. La politica italiana (in questo senso Minniti e Salvini sono due facce leggermente diverse della stessa medaglia) è corresponsabile delle emergenze che si creano, specula sulla pelle dei più deboli, alimenta le pulsioni più becere, non esita a creare cimiteri in mare semplicemente per la ricerca di consensi a buon mercato.

7. L’immigrazione è figlia dello sviluppo diseguale. I migranti economici raggiungono altri paesi dove immaginano di trovare condizioni di vita migliori. Spesso le trovano in quanto, salari minori e peggiori condizioni economiche rispetto agli italiani consentono loro di vivere comunque meglio. Inoltre scappano spesso da paesi in guerra o depredati economicamente. Fino a quando ci saranno queste disparità e fino a quando i paesi cosiddetti sviluppati continueranno a depredare questi territori, le immigrazioni non potranno essere fermate, neppure dai Salvini di turno.

8. I problemi legati all’immigrazione (povertà diffusa, concorrenza sui posti di lavoro, gestione truffaldina dei soldi dell’accoglienza, tendenza ai piccoli reati) sono quindi fattori ineliminabili e non risolvibili con norme repressive, anche le più ripugnanti dal punto di vista etico e morale.

9. L’esercito industriale di riserva è la definizione con la quale si indica una massa di lavoratori salariati che possono essere utilizzati per abbassare i diritti dei lavoratori tutti. È una leva in mano ai padroni contro i lavoratori e i loro rappresentanti. In Italia è costituita dall’esercito dei disoccupati. Tra di loro i più in difficoltà sono i migranti in quanto non sorretti da altre reti di supporto. Per i padroni, sfruttare un immigrato o un lavoratore con cittadinanza italiana non fa alcuna differenza. Lo fa perché ciò è reso possibile dalla liberalizzazione del mercato del lavoro. Sostenere che l’immigrazione alimenta lo sfruttamento è quindi assolutamente senza senso. In Italia non abita più gente rispetto agli anni ‘70. Anzi, come abbiamo visto, siamo in calo demografico. Per questo motivo non è stata immessa nuova forza lavoro ma sono cambiate le condizioni di forza nel conflitto capitale/lavoro. Se i poveri italiani vogliono avere più salario, più diritti e più welfare devono lottare per cambiare questi rapporti di forza che sono assolutamente indipendenti dalla quantità di lavoratori provenienti da altri paesi.

Domande

1) Per gli sfruttati italiani è più utile recuperare diritti andando a riprendersi lo statuto dei lavoratori, abolendo la legge Fornero, recuperando il welfare pubblico, la scuola e la sanità gratuita, oppure immaginiamo sia più utile sparare sui gommoni trasformando il Mediterraneo in un cimitero? Non ci stiamo chiedendo cosa è più giusto o morale, perché la risposta è scontata. Semplicemente ci chiediamo cosa è più utile per l’interesse dei subalterni.

2) Per chi vuole aiutare i migranti a casa loro: è normale fidarsi di un sistema politico che spende soldi in armi, finanzia le guerre nei paesi da cui la gente scappa, strappa i territori ai lavoratori africani per depredarli di risorse naturali, stringe accordi con i signori della guerra, applica accordi internazionali per fare si che le materie prime abbiamo un bassissimo costo di estrazione e vengano lavorate in paesi lontani?

3) Per chi vorrebbe che i soldi dell’accoglienza non finissero in mano ai mafiosi: è normale che non si pensi a una struttura coordinata pubblica che usi i fondi direttamente verso i destinatari che potrebbero impiegarli rilanciando il consumo in Italia?

4) Per i lavoratori che vengono licenziati: è normale che coloro che vogliono cacciare gli stranieri li facciano lavorare gratis per mansioni che invece dovrebbero essere pagate?

5) Per i cittadini che vorrebbero meno piccola criminalità: non sarebbe opportuno regolarizzare i cittadini stranieri in Italia in modo da sottrarli alla condizione di clandestinità che li porta nelle braccia del crimine organizzato?

Comunque la si intenda il tema dell’immigrazione non può essere sganciato dalle condizioni generali.

Coloro che ci dicono che gli immigrati servono perché ci pagano le pensioni sono pericolosi tanto quanto coloro che fanno propaganda insanguinata bloccando i barconi.

Le pensioni ce le devono pagare i padroni perché lavoriamo una vita per garantire i loro profitti che stanno aumentando mentre si abbassano le nostre condizioni di vita.

Coloro che ci dicono che gli immigrati servono perché fanno i lavori che non vogliamo più fare non sono nostri amici perché tutti i lavori devono essere fatti al pieno dei diritti e devono avere pari dignità.

Coloro che ci dicono che gli immigrati portano aumento della delinquenza si dimenticano di dire che ciò è conseguenza della condizione di clandestinità e di sfruttamento. Che ci rubi il portafoglio un immigrato o un italiano per noi cambia poco. Ci devono essere le condizioni perché la gente non debba rubare per vivere, non debba fare l’elemosina per campare.

Coloro che ci dicono che per eliminare il razzismo serve più Europa ci stanno semplicemente prendendo in giro. È la UE che finanzia guerre in Asia e Africa. È la UE che mette fuori dai parametri di bilancio le spese militari mentre ci impone tagli alle spese sociali e deregolamenta il mercato del lavoro. È la UE che abbatte i confini tra i capitali ma li rimette in piedi per impedire agli sfruttati di spostarsi per vivere più degnamente.

Coloro che pensano che gli immigrati ci tolgono le case dovrebbero innanzitutto pensare ai milioni di case sfitte, spesso di quei proprietari che affittano case fatiscenti agli immigrati che vivono in 15 per stanza. E che in Italia ci sono case per tutti con una stanza a testa basta espropriarle a chi le tiene vuote o le usa per guadagnare in nero sui più disperati.

A chi dice che non possiamo accogliere tutti rispondiamo che non accogliamo nessuno. Semplicemente vogliamo che ogni cittadino che risiede nel nostro paese possa farlo con uguali condizioni rispetto a chi c’è nato. Il problema non è essere lassisti, il problema è che, chi ci governa crea la clandestinità attraverso leggi che si dimostrano utili solo per i padroni o per coloro che fanno carriera politica sugli istinti xenofobi della popolazione impoverita.

In fondo è semplice: chi vuole entrare in Italia deve avere gli stessi diritti e doveri di qualsiasi cittadino a prescindere dall’etnia. Deve rapportarsi a un sistema di regole che dovrebbe difendere i lavoratori e gli sfruttati in generale. Che dovrebbe imporre un salario minimo al quale fare riferimento e un sistema di diritti e protezioni che non distingua in base alla nazionalità.

Epilogo

Molti, soprattutto nel variegato mondo della “post-sinistra” e dei sostenitori più o meno diretti dei precedenti governi, sostengono che l’Italia sia oggi un paese governato da nazisti, i cui cittadini, prima lavoratori normali, sono improvvisamente impazziti trasformandosi in fanatici razzisti.

Il dibattito sull’immigrazione interno alla classe politica si divide tra coloro che stanno con Salvini e coloro che facevano uguale prima, ma erano più educati.

Lo spettacolo offerto a riguardo, nelle stanze del potere e nei suoi postriboli, assomiglia sempre più a un’operetta in cui tutti gli attori recitano la stessa parte con toni differenti.

Il Ministro dell’Interno sorride sui social network quando centinaia di migranti muoiono in mare.

Gli intellettuali di sinistra, che non vedevano nessun migrante annegare fino a pochi mesi fa e ora non parlano d’altro, sono gli stessi che trovavano divertente che un immigrato lavorasse gratis mentre la disoccupazione in Italia è al 15%.

I giornalisti danno per scontato che la tale ONG è amica dei mafiosi libici ma non conoscono neppure la percentuali di stranieri in Italia.

La classe politica che ha votato il Jobs Act o la Fornero, trova particolarmente fastidioso che un immigrato lavori più facilmente di un italiano e si diverte oggi a contrapporre i pensionati al minimo agli immigrati col telefonino.

Ogni politico dello Stato italiano vorrebbe aiutare gli immigrati a casa loro, per questo giura fedeltà alla NATO che li bombarda, gli vende armi o alimenta il terrorismo interno a quei paesi.

Centrodestra e centrosinistra fanno la gara a chi supporta di più il golpe in Ucraina ma poi si lamentano che le badanti siano tutte di quel paese. E sono tutti d’accordo ad andare in missione in Africa per conto dell’Eni per mettersi d’accordo con governanti corrotti che, in cambio di soldi e appoggi, depredano le risorse naturali di quel continente.

Minniti del PD fa sparare ai migranti dai carcerieri libici mentre Salvini lo ringrazia ma vorrebbe sparare anche a quei pochi che scappano. E diventa difficile capire chi è il killer più spietato visto che la conta dei morti prima o dopo è sostanzialmente la stessa.

Lo Stato che, anche per quanto riguarda la gestione dei migranti, ha ormai perso qualsiasi funzione di mediazione sociale, resta un mero strumento di controllo e gestione dei flussi, peraltro secondo direttrici decise altrove da organismi transnazionali non eletti.

All’interno di questo quadro, è poco importante, per il potere economico sapere chi si alterna al governo del Bel Paese, purché non si scosti dalle linee guida imposte.

Pensiamo davvero che tutto questo sia accettabile?

Noi no. Noi pensiamo che sia possibile e doveroso lottare affinché sia lo Stato ad assolvere alla responsabilità di accogliere tutti coloro che vogliono sbarcare, fornirgli immediatamente un permesso di soggiorno e gestire un’assistenza temporanea in attesa che cerchino e trovino un lavoro dignitoso e adeguatamente remunerato. Affinchè la prima preoccupazione della Guardia Costiera sia quella di dover salvare tutti. Affinchè i soldi destinati all’accoglienza vengano gestiti direttamente dagli enti pubblici senza intermediari e dati a chi li può spendere alimentando i consumi interni.

Uno Stato capace di rappresentarci, all’estero manda missioni per costruire infrastrutture e impianti civili e non soldati per le guerre imperialiste e utilizza i soldi che oggi vengono spesi per gli armamenti per costruire case popolari (e serviranno lavoratori edili), scuole e asili (e serviranno insegnanti e mediatori culturali), ospedali (serviranno medici e infermieri).

In modo che, se in una classe di una scuola ci sono 10 bambini stranieri che non sanno l’italiano, la classe si faccia di 20 ragazzi e non di 33.

In modo che un povero contribuente trovi sempre una stanza di ospedale disponibile, perché ci sono tanti infermieri e tanti medici e nessuno possa dire che gli ospedali sono pieni di stranieri e noi non ci possiamo curare. Che poi non ti puoi curare lo stesso perché tagliano la sanità e la vendono ai privati sia Renzi che Salvini.

Occorre costruire una forza che sia in grado di porre queste questioni all’ordine del giorno in maniera credibile, sapendo diventare punto di riferimento di tutti gli esclusi dalla distribuzione della ricchezza sociale.

Il vero antidoto al razzismo è che tutti i lavoratori vengano retribuiti equamente a prescindere dalla loro provenienza. Chi sottopaga un lavoratore è un criminale e come tale deve essere trattato. A essere fuorilegge devono essere gli sfruttatori e non gli sfruttati.

Non bisogna affondare i barconi, bisogna affondare i padroni.

Collettivo Comunista Genova City Strike-NST 2019

 

 

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